| Anno | 2011 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | Danimarca, Svezia, Francia, Germania |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Lars von Trier |
| Attori | Charlotte Gainsbourg, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgård, Alexander Skarsgård, Kiefer Sutherland Kirsten Dunst, John Hurt, Brady Corbet, Udo Kier. |
| Uscita | venerdì 21 ottobre 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,45 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 gennaio 2017
Un enorme e sconosciuto pianeta si avvicina minacciosamente alla Terra, sconvolgendo la vita di Justine e le relazioni con i suoi familiari. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, ha ottenuto 7 candidature e vinto 3 European Film Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Melancholia ha incassato 601 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Justine arriva con il neomarito alla festa delle nozze che il cognato e la sorella Claire le hanno organizzato con un ritmato protocollo. Justine sorride molto ma dentro di sé prova un disagio profondo che la spingerà ad allontanarsi in più occasioni dai festeggiamenti provocando lo sconcerto di molti, marito compreso. Non si tratta però solo di un malessere esistenziale privato. Una grave minaccia incombe sulla Terra: il pianeta Melancholia si sta avvicinando e, benché il mondo scientifico inviti all'ottimismo, il rischio di collisione e di distruzione totale del globo terrestre è più che mai realistico. Tempo dopo, con Melancholia sempre più vicino, sarà Claire a invitare a casa sua la sorella.
Dopo il harakiri a tutto schermo di Antichrist Lars Von Trier decide di rinunciare ai colpi bassi nei confronti dello spettatore offrendogli, in versione apocalittica, la sua visione delle sorti dell'umanità su questa Terra. Lo fa con un prologo wagneriano ("Tristano e Isotta") di alta e simbolica qualità estetica a cui fa seguire una bipartizione che vede protagoniste le due sorelle (prima Justine e poi Claire). Due sorelle, due donne che il 'misogino' per definizione del cinema europeo prende questa volta, in particolare Justine, come rappresentanti di se stesso. Di Justine condivide la sensazione viscontiana di fine di un mondo che merita di dissolversi e, al contempo, il dissacrante e sofferente distacco da tutte le convenzioni. In Claire vede il bisogno (registico) di 'mettere ordine', di trovare un senso, di controllare anche l'ineluttabile. Le circonda di una folla vinterberghiana (Festen) ritrovando parte degli stilemi del Dogma, nella prima parte, per poi, progressivamente, lasciarle sole con il figlio bambino della seconda e con la Natura. Una Natura che in Von Trier è sempre 'avanti' rispetto all'essere umano sia che avverta i segni di una catastrofe sia che ne anticipi la dissoluzione. Sulla complessità di un mondo che vorrebbe poter amare non riuscendoci, il regista danese fa intervenire il suo amore per l'Arte che si è data il compito di 'leggere' per noi la realtà nel profondo. Nel farlo getta un ponte (più o meno conscio non sappiamo) con un Maestro del Cinema come Andrej Tarkovskij. Come non pensare a Lo specchio dinanzi alla doppia proposizione de "Il ritorno dei cacciatori" di Pieter Brueghel il Vecchio? Ma, soprattutto, come non ricordare Sacrificio, l'ultimo film del regista russo che affrontava una tematica analoga partendo da premesse differenti ma con la stessa volontà di messa in gioco di uno sguardo e una ricerca 'alti'? Uno sguardo e una ricerca che Von Trier vuole condividere con lo spettatore, convinto com'è che "può darsi che non ci sia nessuna verità per cui provare un ardente desiderio ma che il desiderio di per sé stesso è già vero".
La morte secondo Lars Von Trier, fine ultimo di tutta la razza umana descritta attraverso due "[i]eroine[/i]" che hanno poco e nulla degli stilemi dell'eroe letterario e cinematografico al quale si è abituati a pensare. Nella prima parte ci mostra la [b]Dunst [/b]nelle vesti di sè stesso: la sua depressione è la depressione di Von Trier, la sua difficoltà a vivere, camminare, affrontare da sola le [...] Vai alla recensione »
«Forse questo film è una schifezza. O forse no. Comunque è abbastanza probabile che non valga la pena vederlo. E quindi? Adesso che facciamo? Parliamo de L'Uomo Ragno?». Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione.
Torniamo indietro nel tempo di 6mesi. Maggio 2011: Melancholia passa in concorso al festival di Cannes, e durante la conferenza stampa Lars von Trier dichiara serenamente di essere «nazista» dopo aver definito lo stato di Israele «a pain in the ass» (letteralmente «un dolore nel culo»). Chi è presente capisce bene che si tratta di uno scherzo venuto male, ma stavolta Lars l’ha sparata troppo grossa. [...] Vai alla recensione »