| Titolo internazionale | All my crazy love |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Gabriele Salvatores |
| Attori | Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono, Giulio Pranno, Daniel Vivian Marusa Majer, Tania Garribba, Maria Gnecchi, Damir Bogdan, Hannah Vanessa Brendel, Dragomir Herendic Dragianni, Stjepan Jakopcic, Zoran Kukec, Dragan Simich Raziel, Luka Sokota, Amila Terzimehic, Pasko Vukasovic. |
| Uscita | giovedì 24 ottobre 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,19 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 maggio 2020
Argomenti: Autismo
Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità. Will è suo padre, ma lo ha abbandonato prima della nascita. La vita li porterà a condividere un viaggio in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda. Il film ha ottenuto 5 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Tutto il mio folle amore ha incassato 2,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell'impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l'ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato "il Modugno della Dalmazia", ora diretto verso una tournée nei Balcani.
Tutto il mio folle amore prende il titolo da un verso della canzone di Domenico Modugno "Cosa sono le nuvole", a sua volta titolo dell'episodio di Capriccio all'italiana diretto da Pier Paolo Pasolini.
Anche qui i protagonisti sono marionette del destino: Willi, Elena e Mario vengono infatti manovrati da Vincent che li trascina in un'avventura picaresca tra Slovenia e Croazia, impedendo loro di adagiarsi su una quotidianità fino a quel momento accettata come immutabile.
Per Gabriele Salvatores si tratta di un ritorno al road movie, suo genere del cuore, e del recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe.
Nel film di Salvatores l'America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è "strano" tanto quanto Vincent, e a ben guardare è "strana" anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L'unico "normale" sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la "stranezza" arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere - fa l'editore letterario - è sempre in cerca di un'originalità autentica nel raccontarsi.
Il viaggio di Vincent e Willi, e quello di Elena e Mario che li inseguono, va a demolire abitudini e preconcetti e apre la via a nuove geometrie affettive ed esistenziali. Con l'aiuto degli sceneggiatori Umberto Contarello e Sara Mosetti (che sospettiamo essere responsabile per la geniale virata finale del personaggio di Elena) Salvatores racconta questa "fuga in avanti" con grazia ed empatia, e le cadute nello stucchevole (che pure non mancano) sono compensate dalla cifra surreale del racconto e dal genuino entusiasmo di un regista che, alle soglie dei 70 anni, ritrova le sue radici cinematografiche e si reinventa, lasciandosi anche lui trascinare dalla fame di vita di Vincent. La professionalità di Salvatores si mette dunque a servizio dell'imprevedibilità del suo protagonista e lascia posto alle sorprese all'interno di un quadro tecnicamente ipercontrollato.
Tutto il mio folle amore non avrebbe potuto funzionare se non avesse funzionato il personaggio di Vincent, così convincente che ci si domanda se Giulio Pranno che lo incarna sia veramente disabile. E invece Pranno è un bravo attore al suo primo ruolo cinematografico, dotato di notevole carisma personale: spesso ricorda Leonardo DiCaprio nei panni di Arnie in Buon compleanno Mr. Grape.
Il trio di professionisti affermati che lo circonda fa generosamente da sponda alla sua energia vitale: Claudio Santamaria presta a Willi la sua fragilità e malinconia (e interpreta benissimo Modugno), Valeria Golino tira fuori la sua componente anarchica e inquieta, e Diego Abatantuono è garanzia di sollievo comico (e buon senso). Il resto lo fa una squadra di altissimo livello: Italo Petriccione alla fotografia, Massimo Fiocchi al montaggio e soprattutto Mauro Pagani, che abbina musiche originali bellissime ad una compilation godibile (benché un po' piaciona).
Ma quello che lo spettatore può portare a casa dopo la visione del film è la sensazione profonda di aver assistito a qualcosa di potente sfuggito al controllo razionale di Salvatores: quel cavallo pazzo che scalpita sotto la superficie composta delle immagini e che nemmeno il regista riesce a tenere a freno - dunque non può fare altro che allentare le briglia, con la gioia di farlo, finalmente.
che dire, Salvadores ci regala un altro film dolce e leggero pur parlando di uno dei dolori più grandi per un genitore... avere un figlio fuori dalla normalità . Ti accompagna alla scoperta della responsabilità genitoriale non dettata dal puro dovere ma dall'amore che unisce indissolubilmente chi procrea e chi è stato procheato.
Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell'impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l'ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato "il Modugno della Dalmazia", ora diretto verso una tournée nei Balcani.
Tutto il mio folle amore prende il titolo da un verso della canzone di Domenico Modugno "Cosa sono le nuvole".
Tutta la carriera di Salvatores è segnata da un "folle amore" per la musica e per i suoi personaggi. Il regista ripercorre qui la sua carriera cinematografica dalle origini all'ultimo film, Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione), al cinema.
Il ragazzo non è invisibile ma vive dentro la stessa favola, spirito guida extraterrestre, angelo stralunato che, come il Dustin Hoffman di Rain Man, vibra di emozioni e sa trasmetterle agli altri, afasici adulti dalle parole consumate. Sulla strada, Salvatores avvolge lo sguardo nei paesaggi dell'est, dietro al trio di attori stregati dal romanzo di Fulvio Ervas (Se ti abbraccio non aver paura), storia [...] Vai alla recensione »