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eugen
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martedì 14 maggio 2024
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pelicula de importancia hisrotica
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INspirada del"Diario de la revolucion cubana"del mismo Ernesto, dicho"Che"Guevara, la pelicula de Steven Sodebergh,"Che -El Argentino" con el escenario de Peter Buchman, es importante por la reconstrucion historica muy recisa , por la importancia particular de la revolucion cubana y de la misma figura del"Che"(que se puede criticar de un punto de vista estrictamente marxista-leninista, pero es seguramente ejemplo de una grande figura, un verdadero heroe de la libertad, de la justicia y de la igualdas soial y economica , contra el imperialismo, en particular gringo Memrable su discurso en el "templo internacional"de la ONU, pero tambien toda su guerra contra el imperialsmo hasta el tragico final de su vida.
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INspirada del"Diario de la revolucion cubana"del mismo Ernesto, dicho"Che"Guevara, la pelicula de Steven Sodebergh,"Che -El Argentino" con el escenario de Peter Buchman, es importante por la reconstrucion historica muy recisa , por la importancia particular de la revolucion cubana y de la misma figura del"Che"(que se puede criticar de un punto de vista estrictamente marxista-leninista, pero es seguramente ejemplo de una grande figura, un verdadero heroe de la libertad, de la justicia y de la igualdas soial y economica , contra el imperialismo, en particular gringo Memrable su discurso en el "templo internacional"de la ONU, pero tambien toda su guerra contra el imperialsmo hasta el tragico final de su vida. Para citar la grande expresion del grande Maesro Mao(con quien Ernesto Guevara n era siempre de acuedo, que pero lo reconocia como grande exponente de la lucha antiimperialista)"La revolcuon no es una comida de gala"y para decirla con el mismo CHe"; "las revocuines no se pueden exportar". Benicio del Toro es un grande protagonista como "Che"y asi' tambien los otros actores(las otras actrices(de la pelicula. Eugen
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eugen
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lunedì 10 ottobre 2022
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imperialismo ma anche anti.imperialismo
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"The Argentine"(Steven Sodebergh, dai diari di Che Guevara, screenplay di Peter Buchman), 2008, dove si narra del medico argentino Ernesto GUevara, detto"che"dai Cubani(perche'gli Argentini mettono"Che"da tutte le parti, come si sa o almeno sannno a Cuba), grande rivoluzionario, che confuce la lotta guerrigliera contro la dittatura di Fulgencio Batista appunto a Cuba, con Fidel Castro, e piu'in gnere contro l'imperialismo USA, in particoalre nella Sierra Maestra, questo fino alla presa del"Palacio de la Moncada"a L'Avana,nel 1959, rovesciando appunto la feroce dittatura fascistoide di Batista, nata con l'appoggio e sotto la spinta dlel'imperialismo USA: Decisamente questo film, che e'il primo di due, , dove il secondo, "GUerrilla"-sempre di Sodebergh-si conclude con l'uccisione del Che in Bolivia, il 9 ottobre 1967, da parte di forze "paramilitari"chiaramente appoggiate dagli USA, ma forse(sostiene qualcuno)senza il minimo tentativo di avveritre ilg rande rivoluzionario(diversissimo da Mao, ma pur tuttavia emblematico di un anti.
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"The Argentine"(Steven Sodebergh, dai diari di Che Guevara, screenplay di Peter Buchman), 2008, dove si narra del medico argentino Ernesto GUevara, detto"che"dai Cubani(perche'gli Argentini mettono"Che"da tutte le parti, come si sa o almeno sannno a Cuba), grande rivoluzionario, che confuce la lotta guerrigliera contro la dittatura di Fulgencio Batista appunto a Cuba, con Fidel Castro, e piu'in gnere contro l'imperialismo USA, in particoalre nella Sierra Maestra, questo fino alla presa del"Palacio de la Moncada"a L'Avana,nel 1959, rovesciando appunto la feroce dittatura fascistoide di Batista, nata con l'appoggio e sotto la spinta dlel'imperialismo USA: Decisamente questo film, che e'il primo di due, , dove il secondo, "GUerrilla"-sempre di Sodebergh-si conclude con l'uccisione del Che in Bolivia, il 9 ottobre 1967, da parte di forze "paramilitari"chiaramente appoggiate dagli USA, ma forse(sostiene qualcuno)senza il minimo tentativo di avveritre ilg rande rivoluzionario(diversissimo da Mao, ma pur tuttavia emblematico di un anti.impeiralismo molto importante)quando forze del KGB pare fossero in zona. Decisamente un grande film che alterna una ricosturizone para.documtaria e comuqnue storica dei fatti in bianco e nero alla parte a colori, dove si narrano le vcende chiaramente non solo belliche della guerilla, appunto, tra esntusiasmo, sofferenze, vittorie e sconfitte, tradimenti e ppunzioni sanguinose dei traditori. Deicsamente un grande film che e'magistralmente impersonato da Benicio del Toro come protagonsita, dove Demian'Bichir e'Fidel Castro, i cui rapporti con il"Che"non furono sempre solo idillliaci,pur in una sostanziale identita'di vedute. El Gato
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qisoneb
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domenica 10 novembre 2013
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un film fantastico a norma che...
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Che dire, questo è il film del che, tutte
le riprese con le sensazioni della guerriglia,
un plauso al doppiaggio serio, i dialoghi con lo spirito del che,
ogni spostamento nelle boscaglie, è come dev'essere,
qualcuno dice sia ancora vivo,
qualcuno dice che, dopo aver consolidato l'addestramento,
le tattiche, in argentina, attui l'apice del suo
potenziale, quello che la gente gli attribuiva, proprio in questo momento
mostrato nel film, forse è così, e
qualcuno dice che benicio non gli somiglia per niente al che..., però,
s'è sforzato, nel modo migliore che conoscesse poverino, è un grande attore, il che nella
boscaglia, taglia e cuce i feriti, organizza la resistenza contro il nemico,
dopo averlo distrutto, avanza, rimane quel mito di cui i sentieri di guerriglia
e boscaglia ne hanno tracciato la via, ed è solo per via delle battaglie,
se privo anche di quel divertimento, dello stile holliwood, guardatelo, è ottimo.
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Che dire, questo è il film del che, tutte
le riprese con le sensazioni della guerriglia,
un plauso al doppiaggio serio, i dialoghi con lo spirito del che,
ogni spostamento nelle boscaglie, è come dev'essere,
qualcuno dice sia ancora vivo,
qualcuno dice che, dopo aver consolidato l'addestramento,
le tattiche, in argentina, attui l'apice del suo
potenziale, quello che la gente gli attribuiva, proprio in questo momento
mostrato nel film, forse è così, e
qualcuno dice che benicio non gli somiglia per niente al che..., però,
s'è sforzato, nel modo migliore che conoscesse poverino, è un grande attore, il che nella
boscaglia, taglia e cuce i feriti, organizza la resistenza contro il nemico,
dopo averlo distrutto, avanza, rimane quel mito di cui i sentieri di guerriglia
e boscaglia ne hanno tracciato la via, ed è solo per via delle battaglie,
se privo anche di quel divertimento, dello stile holliwood, guardatelo, è ottimo.
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arax91
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sabato 9 marzo 2013
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buon documentario, ottimo del toro
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Buon documentario, il migliore sulla rivoluzione cubana. Ammetto però che la metrica è lenta, molti feed-back (passato / futuro) distolgono la concentrazione del film. OTTIMO del Toro.
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kulpe
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martedì 31 agosto 2010
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lasciando da parte giudizi di carattere politico
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nel film su che guevara in pratica per metà si vede gente che cammina nella boscaglia, per l'altra metà gente che si saluta, si abbraccia e si dà pacche sulle spalle. una vera noia!
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doni64
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sabato 15 maggio 2010
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film inconcludente e vuoto
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Film drammatico sulla vita di cechevara.La trama e' spenta e non compisce l'attenzione poiche' inconcludente.Nel complesso un film discreto e vuoto.Voto 6
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turkish
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giovedì 12 novembre 2009
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storia e azione si incastrano a meraviglia
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Il film è costruito bene,sopratutto nel montaggio e nel raccontare la storia del che attraverso due filoni,l'intervista della giornalista americana con domande pungenti e dirette al Che'dopo la rivoluzione e lui che rispondendo porta avanti il racconto della sua vita/della rivoluzione.Abile Soderbergh di mettere in risalto la personalità, le idee e la forte morale di un personaggio così complesso e strumentalizzato come il "Che" attraverso le risposte dirette a domande difficili riguardo la rivoluzione,i rapporti con Fidel,L'America.Splendido Benicio del Toro che si immedesima senza troppa irruenza nel personaggio.La trama inizia in media res nel pieno della battaGlia ed è formata anche da sequenze storiografiche come l'intervento del Che alle nazioni unite che non si perdono assolutamenti in tratti documentaristici soporiferi ma contribuiscono notevolmente ad comprendere meglio la rivoluzione e il Che stesso.
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Il film è costruito bene,sopratutto nel montaggio e nel raccontare la storia del che attraverso due filoni,l'intervista della giornalista americana con domande pungenti e dirette al Che'dopo la rivoluzione e lui che rispondendo porta avanti il racconto della sua vita/della rivoluzione.Abile Soderbergh di mettere in risalto la personalità, le idee e la forte morale di un personaggio così complesso e strumentalizzato come il "Che" attraverso le risposte dirette a domande difficili riguardo la rivoluzione,i rapporti con Fidel,L'America.Splendido Benicio del Toro che si immedesima senza troppa irruenza nel personaggio.La trama inizia in media res nel pieno della battaGlia ed è formata anche da sequenze storiografiche come l'intervento del Che alle nazioni unite che non si perdono assolutamenti in tratti documentaristici soporiferi ma contribuiscono notevolmente ad comprendere meglio la rivoluzione e il Che stesso.Storia e azione si incastrano a meraviglia senza il prevalere dell'uno su l'altro.Pollice alzato a Sodenbergh dopo il deludente/noioso intrigo a berlino.
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mimmo_fuggetti
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venerdì 29 maggio 2009
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una nuova squadra per il colpo di soderbergh
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Non ci sono banche questa volta. I componenti della squadra non sono i soliti bellocci hollywoodiani, nessun Andy Gancia o Al Pacino nello schieramento opposto. Questa volta sembra che Soderbergh abbia deciso di superare un'altro ostacolo, quello del film biografico impostato con un marchio d'autore. Già, il bottino si chiama Cuba, il George Clooney della situazione questa volta è uno straordinario Benicio del Toro che veste i panni di uno dei personaggi storici più importanti dell'ultimo secolo. Il regista racconta le vicende di Ernesto Guevara, il quale decide di salpare sull'isola di Cuba con un giovane Fidel Castro ed altri ribelli volenterosi di mandare a monte la dittatura di Fulgencio Batista, questa volta però non si tratta semplicemente di un colpo di stato, questa è una rivoluzione.
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Non ci sono banche questa volta. I componenti della squadra non sono i soliti bellocci hollywoodiani, nessun Andy Gancia o Al Pacino nello schieramento opposto. Questa volta sembra che Soderbergh abbia deciso di superare un'altro ostacolo, quello del film biografico impostato con un marchio d'autore. Già, il bottino si chiama Cuba, il George Clooney della situazione questa volta è uno straordinario Benicio del Toro che veste i panni di uno dei personaggi storici più importanti dell'ultimo secolo. Il regista racconta le vicende di Ernesto Guevara, il quale decide di salpare sull'isola di Cuba con un giovane Fidel Castro ed altri ribelli volenterosi di mandare a monte la dittatura di Fulgencio Batista, questa volta però non si tratta semplicemente di un colpo di stato, questa è una rivoluzione. Soderbergh esalta ancora una volta le qualità specifiche del mezzo cinematografico: quella di mostrare. Sceneggiatura discreta, discorsi memorabili, ma quello che risalta di più all'occhio dello spettatore è l'azione del Che e dei suoi uomini. L'entità che assume il regista è quella del narratore: è lui, infatti, che ci mostra, attraverso la macchina da presa la straordinaria storia dell'Argentino, facendo cadere la scelta su alcune riprese glamour come quelle in bianco e nero (l'intervista al Che). Un film non facile da ricostruire, in virtù della storia scritta dal rivoluzionario; risulterebbe anche noioso a tratti, ma non bisogna dimenticare che si tratta soprattutto di un film politico. Comparandolo al Divo di Sorrentino, ne verrebbe fuori il fatto che: il lavoro del regista italiano disegna una storia che ci riguarda da vicino e magari lo spettatore si dimostra più interessato (nonostante alcuni passaggi rivolti decisamente ad un pubblico non pigro), mentre quello sul Che descrive una determinata esperienza del personaggio e soprattutto della storia di Cuba. Nota che stona: il finale con l'auto sportiva, che fa apparire Guevara come una sorta di Madre Teresa di Calcutta.
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gladsome
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martedì 26 maggio 2009
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delusione
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Davvero una delusione questo film! Si cerca di ricostruire la vita del Che "l'argentino", fino alla rivoluzione cubana, senza fare accenno a nessun ideologia che vi era dietro l'impresa di Guevara. Il film scorre con sequenze di combattimenti senza spiegare un perchè...Come se il Che si fosse buttato nella rivoluzione cubana così, tanto per fare qualcosa!!! Sprecato Benico Del Toro che è stato molto bravo. Ma la sceneggiatura è veramente orribile!!
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agathe
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giovedì 7 maggio 2009
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un'emozione duratura
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il film va visto nella sua interezza, possibilmente la stessa sera. Solo così si capirà la forza e il valore artistico dell'opera. La prima parte racconta il momento più felice del Che la costruzione, le azioni, i pensieri che hanno portato alla vittoria di un'ideale; il secondo il momento più disperato, il fallimento e la morte. Senza alcuna retorica, con uno stile asciutto che non concede nulla e non gioca con che le emozioni dello spettatore; con un taglio quasi documentaristico in entrambi, seppur in modo diverso: nel primo più formalmente, nel secondo più nella scelta della materia del racconto. Ne esce una tesi politica che è stata anche di Guevara ma che lui stesso pare aver dimenticato nella sua scelta della Bolivia: la rivoluzione non è esportabile.
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il film va visto nella sua interezza, possibilmente la stessa sera. Solo così si capirà la forza e il valore artistico dell'opera. La prima parte racconta il momento più felice del Che la costruzione, le azioni, i pensieri che hanno portato alla vittoria di un'ideale; il secondo il momento più disperato, il fallimento e la morte. Senza alcuna retorica, con uno stile asciutto che non concede nulla e non gioca con che le emozioni dello spettatore; con un taglio quasi documentaristico in entrambi, seppur in modo diverso: nel primo più formalmente, nel secondo più nella scelta della materia del racconto. Ne esce una tesi politica che è stata anche di Guevara ma che lui stesso pare aver dimenticato nella sua scelta della Bolivia: la rivoluzione non è esportabile. Una rivoluzione probabilmente ha bisogno di grandi uomini ma può aver successo solo quando il terreno è maturo, se il popolo ti seguirà, se condivide la tua storia. In Bolivia non fu così. La seconda parte del film costruisce una tensione incredibile, poche parole (quelle dei diari del Che), fedeltà ai fatti, un girovagare nella selva senza speranza, con un Benicio Del Toro bravissimo nell'interpreatre la consapevolezza della fine che si disegna sul volto del rivoluzionario, la consapevolezza degli errori commessi, e, nello stesso tempo, la grandezza enorme di quest'uomo nel credere nell'uomo.
Lo spettatore sa come finisce la storia eppure la tensione è quasi insostenibile, si vivono il dolore, la sofferenza, le continue disfatte, i tradimenti 'da dentro': l'assenza di musica, i rumori della natura, il realismo del film, la scarsità dei dialoghi, l'aderena degli attori con il contesto, inducono chi guarda a riflettere, a pensare, e questo pensiero si fa pensiero del protagonista finchè lo spettatore diventa Ernesto, Fernando, Ramon nel momento più tragico della loro esistenza.
Pochi film lasciano un'emozione così duratura. E un pensiero: questa è la storia di un uomo grande perchè credeva nell'uomo.
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