ITTV980166A1 - Dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di una asta-flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione. - Google Patents
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Description
Brevetto per invenzione industriale
Titolo:
DISPOSITIVOMINIATURIZZATO,PERCONSENTIREL'ESTROFLESSIONEDI UNAASTA-FLEX PEROCCHIALI, DELTIPO CON MOLLA DI LAVORO IN TRAZIONE.
DESCRIZIONE
presente trovato ha per oggetto un dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di una asta flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione.
L'innovazione, trova particolare se pur non esclusiva applicazione nel settore della produzione di montature per occhiali e nella minuteria metallica per questi.
Sono note le montature perocchiali.
Alcune di queste, prevedono delle astine sulle estremità delle quali, ovvero in prossimità dell'incemieramento al frontale, vengono associati dei dispositivi cosiddetti "flex", per consentirne l'impegno elasticizzato a quella parte dell'occhiale, propriamente detta muso. Tale funzione, prevalentemente di estroflessione od extra-apertura dell'astina, che in questo modo viene definita "asta-flex", ottenuta su entrambi i lati dell'occhiale, ha il vantaggio di conferire una maggiore vestibilità, in quanto le astine o stanghette meno premono in corrispondenza delle tempie, più sono facilmente sopportabili dal vasto pubblico, nel contempo, risultando maggiormente calzabili ed adattabili alle diverse conformazioni anatomiche di ogni soggetto. Le aziende del settore, quindi, da tempo si sono orientate in tal senso, con lo scopo principale di ricercare delle soluzioni innovative e migliorative, sia in termini di funzionamento che soprattutto di dimensioni.
Stato del l'arte.
Storicamente, una tradizionale astina o stanghetta elasticizzata, che ha trovato un largo consenso nel pubblico consumatore, è costituita dal brevetto europeo n.79400087.7, in cui si descriveva una cerniera elastica per montatura di occhiali, essenzialmente costituita da una scatola, associata di lato all'astina, di contenimento di un mezzo tirante coassiale alla detta scatola, ed in cui la parte terminale del tirante è filettata, sulla quale si avvita una bussola che assicura il posizionamento di una molla, mentre dall'altro lato è in battuta all'interno di una sede ricavata nella detta scatola.
Tra le molteplici soluzioni oggi esistenti, ancora un sistema, basato concettualmente sul brevetto precedente, può essere costituito dal modello di utilità n. 181221 , avente per oggetto una cerniera perfezionata per l'articolazione ad una montatura di occhiali di un'asta elasticamente divaricabile, in cui si prevede un supporto squadrato annegato nella montatura, sul quale si impernia un supporto anch'esso squadrato costituente spallamento per la compressione di una molla.
Gli inconvenienti riscontrabili, e comuni alle soluzioni citate, sono costituiti essenzialmente dalla complessità dei dispositivi utilizzati, ciò che ha comportato, oltremodo, un sovradimensionamento nel suo complesso del dispositivo flex. Inoltre, nonostante svolgano egregiamente il proprio compito, determinano non pochi problemi in fase esecutiva, da un lato per quanto riguarda la realizzazione degli innumerevoli componenti di precisione, dall'altro nel loro assemblaggio, in definitiva, incidendo in misura considerevole sui tempi e sui costi di realizzazione del dispositivo. Scopo principale delle aziende del settore, quindi, è stato quello di giungere all'esecuzione di dispositivi di elasticizzazione dell'astina, che, pur essendo maggiormente contenuti dimensionalmente, offrissero una ricercata funzionalità mirando nel contempo a ridurre i componenti, facilitandone l’assemblaggio, ed abbattendo i costi.
Nel panorama affollato di recenti dispositivi flex ed in linea con il principi sopra esposti, sono citabili alcune soluzioni, unicamente a titolo esemplificativo:
(1) Asta di produzione OBE-Werk (Germania). In questa previsione, ad esempio, lo snodo è tutt’uno con il corpo scorrevole di contenimento di una molla di elasticizzazione dell'astina. Più in dettaglio il detto corpo, si presenta con una sezione trasversale quadrata, in cui longitudinalmente è stato asportato del materiale da parte a parte, sino a ricavare delle sottili lamine contrapposte che definiscono la sede di guida, costituendo le pareti di contenimento di una molla. Da un lato, la molla si dispone in battuta sulla detta sede, mentre dall'altro, è ancorata ad un dente il quale aggetta rispetto al profilo definito dal corpo scorrevole. Del dispositivo in esame, è parte anche un semiguscio, aperto da un lato per essere poi associato ad una astina, ed all'interno del quale si inserisce il corpo scorrevole completo della molla, rivolgendo il dente sulla superficie longitudinale in cui è ricavato un riferimento di arresto. Trovandosi in condizione di trazione, lo snodo costringe a scorrere il corpo all'interno del semiguscio mantenendo il dente costantemente in presa lungo la base del detto semiguscio, sino a comprimere la molla, per poi così richiamare elasticamente lo snodo stesso.
(2) Brevetto Francese n. 2 517 080. Si descrive ancora una cerniera per montatura di occhiali, nella quale l'anima metallica forma un tutt'uno con lo snodo incernierato al muso. Più in dettaglio, l'anima si dispone, passante da un capo all'altro, coassiale ad una scatola, la quale, verso una terminazione, prevede un alloggiamento atto a contenere una molla elicoidale di compressione. Quest'ultima, da un lato si dispone in battuta sul bordino anulare ottenuto da una lavorazione interna alla detta scatola, dall'altro, insiste sul terminale parzialmente introdotto all'interno della detta scatola e che riveste l'estremità della detta anima. L'effetto che si ottiene divaricando Castina, consiste nel visualizzare lo scorrimento coassiale del terminale rispetto alla scatola di contenimento del dispositivo.
(3) Assai comune, è altresì la condizione di assicurare alla detta scatola preassemblata sull'estremità dell'astina, il gruppo di cedimento elastico. Detto gruppo, è del tipo essenzialmente costituito da uno snodo sul quale si avvita un tirante coassiale ad una molla, trattenuta dal lato opposto da una conveniente bussola.
(4) Il brevetto per invenzione francese n. 2 702 573 (Chevassus), descrive un ennesimo dispositivo flex. Esso, in buona sostanza, comprende uno scatolino, all'interno del quale è mobile assialmente un tirante, di cui una estremità, incernierabile al muso dell'occhiale, ed una estremità, opposta, che termina con un tratto perpendicolare a formare uno spallamento. Si realizza in questo modo un tirante, interno allo scatolino, provvisto di una sede, longitudinale, la quale accoglie una molla di compressione, di cui una estremità disposta in battuta del detto spallamento, mentre l'estremità opposta, si dispone in battuta di un secondo riscontro, ricavato all'estremità di un'asta di guida introdotta coassialmente alla detta molla. L'asta di guida, sul lato opposto, è provvista di una particolare testa a cuneo, destinata ad essere intestata in un corrispondente ricettacolo ricavato da una seconda porzione sviluppata longitudinalmente e solidale al tirante. Questa porzione, prevede lungo un lato, un arpione, che essendo sporgente verso l'intradosso dello scatolino, in fase di montaggio, si incastra in una corrispondente sede, realizzando un vincolo stabile tra tirante e scatolino al fine di impedire lo sfilamento del detto tirante. Risulta intuitivo, quindi, che in fase dinamica, ovvero di estroflessione dell'astina, lo scatolino, nel suo movimento trascina con sè l'asta di guida, comprìmendo temporaneamente la molla, ed allontanando la stessa dalla propaggine del tirante, contro la quale successivamente si intesta in fase di riposo.
Stato dell'arte maggiormente significativo.
Nell'invenzione nazionale n.TV96A000056 (Montagner), viene proposto un dispositivo finalizzato a risolvere radicalmente i problemi riscontrabili dall'impiego delle soluzioni precedenti. In esso, in particolare, viene descritto un flex ridotto, per l'elasticizzazione di una astina per occhiali, comprendente essenzialmente uno scatolino, associato finito all'astina mediante puntatura e preassemblato, all'interno del quale sono alloggiate due molle, dette molle da un lato essendo con l'estremità in battuta sul fondo dello scatolino, dall'altro essendo disposte in battuta dell'estremità di un tirante, rispetto al quale sono disposte una per iato; ed in cui la conformazione del tirante è sostanzialmente a "T" presentando l'estremità opposta, provvista di conveniente foro, incernierabile ad un corrispondente musetto previsto sulla montatura dell'occhiale
Il concetto delle due molle di compressione, cooperanti con un tirante che ne sollecita una estremità, viene ripreso anche da un secondo brevetto nazionale (Montagner). Così, nella domanda n. TV96A000070 si illustra un perfezionamento ad un dispositivo bi-elastico, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione delle astine negli occhiali. Di esso, si prevede uno scatolino, associato finito all'astina mediante puntatura e preassemblato, all'interno dei quale sono alloggiate almeno due molle, dette molle da un lato, essendo con l'estremità in battuta sullo scatolino, dall'altro essendo disposte in battuta dell'estremità di un tirante la cui conformazione è sostanzialmente a "L" rispetto al quale sono disposte adiacenti e parallele; mentre l'estremità opposta del medesimo tirante, essendo esterna allo scatolino, è incernierabile ad un corrispondente musetto previsto sulla montatura dell'occhiale.
Infine, una terza previsione è costituita dalla domanda di brevetto Europeo n. 0 679 920 (OBE-Werk), nella quale, sostanzialmente, si prevedono tre soluzioni di dispositivo flex. Una prima, è caratterizzata dalla presenza di un tirante coassiale ad una molla, disposto assialmente ad uno scatolino aperto lungo un lato, sulla cui estremità del detto tirante è assicurato un mezzo che funge da battuta per una estremità di una molla di compressione. L'estremità opposta della suddetta molla insiste in corrispondenza di uno spallamento ricavato all'interno dello scatolino, di modo tale che, durante l'applicazione del tirante nel vano dello stesso, la molla sia sottoposta ad una precompressione e mantenuta in questa condizione. Una seconda previsione, consiste nel prevedere la realizzazione monolitica del tirante e con una conformazione ad "L“, il quale in posizione intermedia, trattiene durante l'assemblaggio nell'alloggiamento così ricavato ed analogamente in precompressione, la relativa molla. Infine, viene richiamata una terza soluzione di tirante, sempre del tipo monolitico. Quest'ultimo, oltre alla tradizionale testa piatta di cerniera, provvista di relativo foro, prevede un corpo, avente una sezione quadrilatera, o gambo protratto longitudinalmente che termina con una porzione trasversale sostanzialmente a "T". Sviluppate ai lati, ovvero lungo i fianchi del detto gambo, e solidali con lo stesso, sono ricavate perpendicolarmente delle particolari molle, le quali sono ottenute da una piattina la cui conformazione richiama una sequenza ondulata.
Riassumendo lo stato dell'arte, si può dunque concludere che:
1) I dispositivi flex noti, sono essenzialmente strutturati per utilizzare delle molle, prevalentemente spiroidali (ottenute da filo tondo), le quali in cooperazione con il relativo tirante ed in fase di extra-apertura dell'astina, lavorano unicamente in compressione;
2) Sono altresì note delle molle, alternative alla forma spiroidale, impiegate sempre nei suddetti dispositivi flex, ma sempre lavoranti in compressione. Più in particolare, esse, sono realizzate monoliticamente assieme al tirante e prevedono a lato del gambo, una piattina ondulata, che si sviluppa simmetricamente lungo i fianchi del gambo del detto tirante.
3) Alcuni dei suddetti dispositivi flex, infine, prevedono l'impiego di due molle appaiate in luogo di una, quindi sono del tipo od. bielastico. In questo caso, trattasi prevalentemente di molle singole e spiroidali, le quali, anch'esse, lavorano unicamente in compressione.
Uno scopo del trovato, è quello di ridurre ulteriormente la possibilità che si verifichino dei giochi eccessivi anche e per effetto dell'usura tra le diverse parti.
Un secondo scopo, è quello di alleggerire maggiormente il dispositivo flex, potendo ridurre le dimensioni del tirante e quindi dello scatolino, ed in definitiva ottenendo un dispositivo, Ineguagliabilmente compatto, dunque discreto, il quale consente comunque l'extra-apertura di una asta.
Un ulteriore scopo, consiste nel prevedere una variante alle precedenti versioni dei dispositivo flex, in grado di operare al meglio in entrambi le versioni sia con una sola molla ad effetto traente che con due, e nel contempo contenendo ulteriormente i dimensionamenti.
Ancora uno scopo, consiste nell'ottenere una corretta ed equilibrata condizione di lavoro del tirante, di modo che calzato l'occhiale, sia tale da conferire al fruitore, una inusuale sensazione di morbidezza, ben calibrata nella tensione in fase di extra-apertura delle astine e tale da non arrecare alcun fastidio dovuto all'eccessiva pressione.
Questo ed altri scopi, vengono raggiunti con la presente innovazione secondo te caratteristiche di cui alle annesse rivendicazioni, risolvendo i problemi esposti mediante un dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di una asta flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione, comprendente essenzialmente:
- uno scatolino, associato preferibilmente mediante puntatura sull'intradosso di una corrispondente astina, nel quale è ricavato un fondo quale lato perpendicolare alla volta della cava di alloggiamento dell'assieme tirante-molla, opposto al lato dell'imboccatura dello scatolino attraverso la quale è passante il detto tirante;
- un tirante, disposto all'interno ed assialmente rispetto allo scatolino, con una prima terminazione che permane all'esterno del detto scatolino, costituendo la testa dello snodo incernlerabile al frontale della montatura;
- almeno una molla spiroidale o dei tipo a sviluppo ondulato, disposta internamente allo scatolino e cooperante, da un lato, con una porzione dello stesso, dall'altro con una seconda terminazione del tirante la quale lavora all'Interno del detto scatolino;
ed in cui, detta molla che dispone di due estremità, ne prevede una prima ancorata sul fondo dello scatolino, ed una seconda estremità trattenuta dalla seconda terminazione del tirante, che permane all'Interno dello scatolino.
Vantaggi.
In tal modo, attraverso il notevole apporto creativo il cui effetto costituisce un immediato progresso tecnico, vengono conseguiti diversi vantaggi. Innanzitutto, si ottiene una sostanziale riduzione delle dimensioni dello scatolino, significativamente della lunghezza ed anche della larghezza. Questa circostanza, conferisce degli innegabili pregi sia funzionali che estetici all'asta-flex, da ultimo, consentendo l'ampliamento della gamma di astine sulle quali il detto dispositivo può essere montato.
Più in particolare, dal punto di vista funzionale, la riduzione in generale del dimensionamento, consente di alleggerire considerevolmente il dispositivo flex, anche e per effetto della riduzione delle dimensioni del tirante. Sempre dal punto di vista funzionale, il fatto di consentire alla molla un lavoro in trazione anziché in compressione, conferisce un ineguagliabile morbidezza, in fase di estroflessione, conferendo piacevoli sensazioni al fruitore.
Ancora un pregio, consiste nella ottimizzazione del movimento, con l'eliminazione dei giochi, non solo nella condizione dinamica estroflessione dell'astina, ma soprattutto in condizione statica, dunque, per il periodo di maggiore uso e che corrisponde all'asta in posizione normalmente aperta.
Ulteriori aspetti vantaggiosi, infine, riguardano il ciclo produttivo, consistendo nel fatto che anche questo dispositivo viene completato prima di essere associato all'astina, e di conseguenza, associato finito alla stessa con una sostanziale riduzione dei tempi e dei costi di lavorazione.
Questi ed altri vantaggi appariranno dalla successiva particolareggiata descrizione di una soluzione preferenziale di realizzazione con l'aiuto dei disegni schematici allegati i cui particolari di esecuzione non sono da intendersi limitativi ma unicamente esemplificativi, ed in particolare:
- la Figura 1., rappresenta una vista d'assieme, di un dispositivo flex del tipo a due molle di lavoro in trazione, illustrato in una condizione statica, associabile sull'intradosso di una corrispondente astina.
- la Figura 2., rappresenta una vista laterale ed in sezione longitudinale del medesimo dispositivo di cedimento elastico di cui in Figura 1.
- la Figura 3., rappresenta una vista sempre d'assieme, di una delle possibili varianti al dispositivo di cui in Figura 1 , del tipo con una singola molla che lavora in trazione ed in una condizione statica.
- la Figura 4., rappresenta una vista laterale ed in sezione longitudinale del medesimo dispositivo flex di cui in Figura 3.
- la Figura 5., rappresenta una vista sempre d'assieme di una terza delle possibili varianti al dispositivo di cui in Figura 1. e 3., del tipo con una singola molla che lavora in trazione ed in una condizione statica.
- infine, la Figura 6., rappresenta una vista laterale ed in sezione longitudinale del medesimo dispositivo flex di cui in Figura 5.
Descrizione di una possibile esecuzione.
Facendo riferimento anche alle figure, si rileva che in un occhiale, almeno una asta-flex, è cedevole elasticamente per consentire, qualora indossati, la divaricazione, ovvero l'estroflessione della stessa oltre l'usuale asse di apertura, generalmente perpendicolare, rispetto al frontale della montatura. Più in dettaglio, ogni asta-flex di un occhiale, prevede associato da un lato (intradosso), ed in corrispondenza di una estremità, un dispositivo di cedimento elastico noto come flex (A), il quale mediante uno snodo interagisce con una parte di dispositivo o muso, quale componente della cerniera, a sua volta unito alla montatura dell'occhiale.
Il dispositivo di cedimento elastico o flex (A), si compone di uno scatolino (1), cavo, di dimensioni piuttosto contenute, aperto (11) dal lato di appoggio e fissaggio, che costituisce la base, sulla relativa porzione di astina. Lungo il bordo perimetrale dello scatolino (1 ), sempre in corrispondenza della base (11), sono previste almeno tre sporgenze di sovrametallo o rilievi complanari di materiale eccedente (12), rispettivamente due nella parte anteriore ed uno solo nella parte posteriore. Dette sporgenze o rilievi (12), unendo il dispositivo flex (A) alla relativa astina, durante un successivo ciclo di puntatura per elettro fusione, tendono a fondersi con la parte di astina interessata, consentendo la definitiva e stabile assicurazione dello scatolino (1), dunque del dispositivo flex (A) preassemblato.
Una caratteristica, dello scatolino (1), è quella di fruire di un'apertura (13), che, praticata anteriormente, consente ad una parte del tirante (3) di accedere nell'alloggiamento definito dallo scatolino (1). La definizione dell'alloggiamento dello scatolino (1), è data dal concorso di quattro pareti, essenzialmente perpendicolari rispetto ad una superficie di copertura o volta (111 ); di cui due pareti longitudinali (110) che corrispondono ai lati maggiori dell'alloggiamento, nonché due lati minori, i quali, costituiscono rispettivamente il lato di fondo (112), ed un lato opposto (113), attraverso cui, essendo praticata la detta apertura (13), è consentito ad un tirante (3) di accedere nell'alloggiamento dello scatolino
( 1 ) .
Quindi, lo scopo della detta apertura (13), è quella di costituire la sede di guida assiale di un tirante (3), detto tirante, essendo in parte accolto all'interno dello scatolino (1), ed in parte sporgente dallo stesso mediante uno snodo (31), composto da una superficie piana, per essere incernierato al frontale dell'occhiale. Una prima estremità del tirante (3) che costituisce lo snodo (31), prevede il bordo arrotondato ed un foro centrale (4) di incernieramento del complesso astina con dispositivo flex (A), mentre dal lato opposto, la porzione di tirante che si protende verso l'interno dello scatolino (1) dispone di un breve gambo rettilineo (32). Quest'ultimo, comprende la seconda estremità, la quale termina con un tratto costituito da almeno un dente di ritenuta (33), rivolto verso la base (11), sporgente e parallelo rispetto al detto tratto rettilineo (32). In questo modo, per l'estremità di tirante (3) interna allo scatolino, viene così ad essere richiamata una tipica conformazione ad "L‘ capovolta.
Ancora più in dettaglio, tra la seconda estremità (33) del tirante (3), ed il fondo (112) dello scatolino (1), si interpone almeno una molla (5), preposta a lavorare, In fase di extra-apertura, unicamente in trazione, essendo che una estremità della stessa (51) è ancorata in un recesso, adiacente il fondo (112) dello scatolino (1), mentre l'estremità opposta (52) della molla (5) è trattenuta dall'estremità (33) del tirante (3). Poiché si tratta di un dispositivo flex, da unire preassemblato, alla corrispondente porzione di astina, è comprensibile, come in fase di montaggio, sia la molla (5) introdotta all'interno dello scatolino (1), che il tirante (3) con il quale coopera, debbano permanere in tale posizione sino al completamento della lavorazione per ottenere Castina finita. Per consentire ciò, è necessario conferire alla detta molla (5) un lieve pretensionamento. Questa condizione è ottenuta, prevedendo in prossimità dello snodo (31), ovvero in una posizione intermedia tra questo e la parte di tirante ad "L" (33), una sede sottosquadra (34), di modo tale da ricavare un arpione (341). Funzione della detta sede sottosquadra (34) è, quindi, quella di costituire una battuta quantomeno per un dente (131) che così si insinua, ricavato lungo il bordo dell'imboccatura (13) dello scatolino (1), in modo tale da contrapporsi alla lieve forza di richiamo esercitata dalla molla (5) che lavora in trazione.
Per effetto della lavorazione sottosquadra (34), la porzione di tirante (3), che interessa il gambo (32), dispone di un breve tratto in plano (321 ), proteso verso l'estremità ad "L" (33), il quale, cooperando con l'intradosso dello scatolino (1), scorre a contatto di una corrispondente superficie piana ricavata longitudinalmente ed in prossimità dell'imboccatura (13).
Nella Figura 1 , viene illustrata una prima e preferenziale esecuzione di dispositivo flex (A). In essa, più in dettaglio, si prevede un dispositivo flex del tipo bielastico, in quanto all'interno dello scatolino (1) sono messe in lavoro due molle (5). Ognuna, di queste molle (5), è caratterizzata da una sagoma ondulata, ed è ottenuta conformando appositamente una piattina, di modo tale da ricavare una pluralità di anse o meandri simmetrici adiacenti, con le due terminazioni (51) e (52) volte verso un medesimo lato. Si rileva altresì, che in corrispondenza del fondo (112), sono ricavati due ricettacoli (114), all'interno di ognuno dei quali insiste, per essere trattenuta, una prima estremità (51 ) della corrispondente molla (5). Poiché le molle (5), impiegate, sono due, esse risultano distese lungo un fianco e disposte specularmente l'una rispetto all'altra, di modo tale da risultare appaiate per tutta la loro lunghezza, e con l'estradosso della sagoma ondulata a contatto in modo alternato. In questo modo le estremità (52) di entrambe le molle (5) così appaiate, risultano disposte prossime all'imboccatura (13), per essere impegnate e trattenute dalla terminazione (33) del tirante (3). Per così trattenere le suddette estremità (52) delle molle (5), la terminazione (33), richiama la forma di un pettine a due appendici o denti (331), ognuno dei quali si dispone sovrapposto alla corrispondente terminazione (52) in prossimità della prima ansa di ogni molla relativa (5).
Nella Figura 3., viene rappresentata una possibile variante alla soluzione precedente, la quale non interferisce sostanzialmente sullo scatolino (1) o sulla conformazione dello snodo (31) del tirante (3), dove entrambi, tranne che un dimensionamento più contenuto, restano pressoché gli stessi. In questa ipotesi, si prevede l'impiego di una sola molla (5) ondulata, anziché due, come nella precedente, ed ottenuta anch'essa sagomando una piattina preferibilmente metallica, con una pluralità di meandri simmetrici. Ancora più in particolare, lo scatolino (1), ed in particolare in prossimità del fondo (112), è praticata una sede (115), che interessa prevalentemente la volta (111), ricavando un recesso all'interno del quale viene ad essere inserita una prima estremità (51) della molla singola. In questo caso, pertanto, si osserva una diversa disposizione della molla (5), presentandosi, con le estremità (51 , 52) rivolte verso l'alto ovvero verso la superficie di volta (111), e disponendo l'estradosso della superficie ondulata alternata in corrispondenza della base (11) dello scatolino (1). Al fine di consentire la movimentazione del tirante (3) sollecitando la molla (5), la seconda estremità (52) della detta singola molla (5) è trattenuta, da una terminazione ad "L" (331) del tirante (3), la quale si sovrappone alla porzione di lamina (52) che corrisponde alla seconda estremità e dal lato interno della prima ansa.
Infine, la Figura 5., rappresenta una terza soluzione di dispositivo flex, in cui la molla lavora sempre in trazione. Anche in questa ipotesi, sia lo scatolino (1) che la conformazione dello snodo (31 ) del tirante (3), restano pressoché invariati, tranne che nell'assumere un dimensionamento adeguato. La molla (6), prevista in questa soluzione, è diversa dalle precedenti (5), in quanto si presenta spiraliforme anziché con sagoma ondulata. Ancora più in particolare, essendo ottenuta da filo tondo, la molla (6), risulta impaccata in condizione statica, con le estremità (61 , 62), le quali sono costituite da una coppia di teste, che possono essere monolitiche o costituire un corpo distinto dalle spire, in quest'ultimo caso, risultando impegnate alle estremità della molla (6).
Nella fattispecie, ogni singola estremità (61 , 62), presenta, diametralmente in contrapposizione, una parte a sporgere, rispetto alle spire intermedie. Lo scopo di presentare, alle estremità delle teste (61 , 62), delle sporgenze è quello di conferire alla molla (6), per parte, e lungo almeno due lati contrapposti una superficie di battuta (611) per la prima testa (61) ed una analoga superficie di battuta (621) per la testa (62). Ne consegue, che dette superfici di battuta, (611 , 621) permettono alle estremità (61 , 62) di una molla (6) di essere convenientemente trattenute e quindi, su sollecitazione assiale, rendendone possibile la distensione. Ancora più in dettaglio, per consentire l'ancoraggio dell'estremità (61) della molla (6), si prevede, in corrispondenza del fondo (112), la realizzazione di due cave prospicenti e laterali (116), ricavate perpendicolarmente e lungo i fianchi (110) dello scatolino (1), di modo tale che, in fase di assemblaggio una prima estremità (61) con relativa superficie di battuta (611) possa essere introdotta, insistendo all'interno delle corrispondenti cave (116). Per quanto riguarda la seconda estremità (62), essa viene trattenuta dalla terminazione a pettine (33), la quale come illustrata nella soluzione di Figura 1 ., dispone di una forcella, i cui due rebbi o appendici (331) si sovrappongono in parte al dentino (621), ricavato lateralmente alla molla (6), in corrispondenza della testa d'estremità (62).
Per effetto dell'interazione, molla (5-6), tirante (3) e scatolino (1), esercitando una trazione assiale del tirante (3), condizione che equivale, al divaricamento (estroflessione) oltre l'usuale angolo di apertura dell'astina (A), si ottiene una trazione della molla (5-6), che contrasta l'estroflessione dell'asta. Dal lato pratico, pertanto, avremo che Pastina incernierata ad un corrispondente muso, cede elasticamente, rispetto al frontale della montatura, traendo il tirante (3) e contemporaneamente la molla (5-6), trattenuta sul fondo (112) dello scatolino (1). Per converso, la naturale azione di richiamo della molla (5-6), consente all'occhiale, dapprima di essere correttamente e dolcemente indossato modulando la pressione esercitata localmente dalle astine sulle tempie, e poi, una volta assestato, il ripristino di una condizione statica con l'intestazione del dente (131) dello scatolino (1) nella corrispondente sede sottosquadra (34) del tirante (3).
Claims (16)
- RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di una asta flex per occhiali, comprendente essenzialmente: - uno scatolino (1), associato sull'intradosso di una corrispondente astina, nel quale è ricavato un fondo (112) quale lato perpendicolare alla volta (111) della cava di alloggiamento dell'assieme tirante-molla (3, 5), opposto al lato anteriore (13) dell’imboccatura dello scatolino (1) attraverso la quale è passante il detto tirante (3); - un tirante (3), disposto all’interno ed assialmente rispetto allo scatolino (1), con una prima terminazione (31) che permane all'esterno del detto scatolino (1), costituendo la testa dello snodo incernierabile al frontale della montatura; - almeno una molla spiroidale o del tipo a sviluppo ondulato, disposta internamente allo scatolino e cooperante, da un lato, con una porzione dello stesso (1), dall'altro con una seconda terminazione del tirante (3) la quale lavora all'interno del detto scatolino (1); caratterizzato dal fatto in cui, detta molla (5, 6) che dispone di due estremità, rispettivamente (51-61) e (52-62), ne prevede una prima (51-61) ancorata allo scatolino (1), ed una seconda estremità (52-62) trattenuta dalla seconda terminazione (33) del tirante (3), che permane all'interno dello scatolino (1).
- 2. Dispositivo miniaturizzato, secondo la rivendicazione 1., caratterizzato dal fatto che il tirante (3), prevede una terminazione (33), interna allo scatolino (1); detta terminazione (33) essendo conformata ad "L" capovolta rispetto alla base (11), per sovrapporsi ad almeno una corrispondente terminazione di una molla che lavora in trazione ( 5 -6 ) .
- 3. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni 1. e 2., caratterizzato dal fatto che le estremità (51 -61) e (52-62) di una molla (5-6), prevedono, almeno da un lato, un dente sporgente oltre la sagoma d'ingombro che corrisponde alla porzione intermedia della molla compresa tra le due estremità (51-61) e (52-62).
- 4. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che una molla (5) prevede una sagoma ondulata, disponendo di una pluralità di anse o meandri simmetrici adiacenti, con le due terminazioni (51) e (52), volte verso un medesimo lato.
- 5. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni 1. e 3. caratterizzato dal fatto che una molla (6), è spiraliforme ottenuta da filo tondo, le cui estremità (61 , 62), sono costituite da una coppia di teste, che possono essere monolitiche, alternativamente, costituire un corpo distinto dalle spire, in quest'ultimo caso, risultando impegnate alle estremità della molla (6).
- 6. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che si prevede un dispositivo flex del tipo bielastico, essendo che all'interno dello scatolino (1) sono messe in lavoro due molle (5), ognuna, caratterizzata da una sagoma ondulata, con le due terminazioni (51) e (52) volte verso il medesimo lato.
- 7. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che le molle (5), risultano distese lungo un fianco e disposte specularmente l'una rispetto all'altra, di modo tale da risultare appaiate per tutta la loro lunghezza, e con l'estradosso della sagoma ondulata a contatto.
- 8. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che in corrispondenza del fondo (112), sono ricavati due ricettacoli (114), all'interno di ognuno dei quali insiste, per essere trattenuta, una prima estremità (51) della corrispondente molla (5) .
- 9. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che le estremità (52) di entrambe le molle (5) cosi appaiate, sono disposte prossime all'imboccatura (13), per essere Impegnate e trattenute dalla terminazione (33) del tirante (3).
- 10. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che la terminazione (33) del tirante (3), richiama la forma ad "L" capovolto di un pettine a due appendici o denti (331), ognuno dei quali si dispone sovrapposto alla corrispondente terminazione (52) in prossimità della prima ansa di ogni relativa molla (5) .
- 11. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni da 1. a 4., caratterizzato dal fatto che prevede l'impiego di una sola molla con la sagoma ondulata (5), costituita da una pluralità di meandri simmetrici, le cui estremità (51 , 52) sono rivolte verso la superficie di volta (111), disponendo l'estradosso della superficie ondulata alternata in corrispondenza della base (11) dello scatolino (1).
- 12. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni da 1. a 4. ed 11., caratterizzato dal fatto che in prossimità del fondo (112), è praticata una sede (115), che interessa prevalentemente la volta (111), ricavando un recesso, all'Interno del quale viene ad essere inserita una prima estremità (51) della molla singola (5), mentre la seconda estremità (52) della stessa è trattenuta, da una terminazione ad "L"‘(331) del tirante (3), la quale si sovrappone sull'intradosso della porzione di lamina (52).
- 13. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni 1., 2., 3. e 5., caratterizzato dal fatto che ogni singola estremità (61 , 62), della molla (6) presenta, diametralmente in contrapposizione, una parte a sporgere, rispetto alle spire intermedie, confererendo, per parte, e lungo almeno due lati contrapposti una superficie di battuta (611) per la prima testa (61) ed una analoga superficie di battuta (621) per la testa (62).
- 14. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che le estremità (61 , 62), della molla (6), prevedono: - l'estremità (61 ) ancorata in corrispondenza del fondo (112) prevedendo la realizzazione di due cave prospicienti e laterali (116), ricavate perpendicolarmente e lungo i fianchi (110) dello scatolino (1), di modo tale che, in fase di assemblaggio una prima estremità (61) con relativa superficie di battuta (611) possa essere introdotta, insistendo, all'interno delle corrispondenti cave (116); - ed una seconda estremità (62), trattenuta dalla terminazione (33), che dispone di una forcella, i cui due rebbi o appendici (331) si sovrappongono in parte al dentino (621), previsto lateralmente alla detta estremità (62) di una molla (6).
- 15. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che in prossimità dello snodo (31), ovvero in una posizione intermedia tra questo e la parte di tirante ad "L" (33), si prevede una sede sottosquadra (34), ricavando un arpione (341).
- 16. Dispositivo miniaturizzato, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dai fatto che lungo il bordo dell'imboccatura (13) dello scatolino (1) è ricavato un dente (131) per insinuarsi nella detta sede sottosquadra (34).
Priority Applications (1)
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|---|---|---|---|
| IT1998TV000166A IT1303391B1 (it) | 1998-12-23 | 1998-12-23 | Dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di unaasta-flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione. |
Applications Claiming Priority (1)
| Application Number | Priority Date | Filing Date | Title |
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| IT1998TV000166A IT1303391B1 (it) | 1998-12-23 | 1998-12-23 | Dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di unaasta-flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione. |
Publications (3)
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| ITTV980166A0 ITTV980166A0 (it) | 1998-12-23 |
| ITTV980166A1 true ITTV980166A1 (it) | 2000-06-23 |
| IT1303391B1 IT1303391B1 (it) | 2000-11-06 |
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ID=11420521
Family Applications (1)
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| IT1998TV000166A IT1303391B1 (it) | 1998-12-23 | 1998-12-23 | Dispositivo miniaturizzato, per consentire l'estroflessione di unaasta-flex per occhiali, del tipo con molla di lavoro in trazione. |
Country Status (1)
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|---|---|
| IT (1) | IT1303391B1 (it) |
-
1998
- 1998-12-23 IT IT1998TV000166A patent/IT1303391B1/it active IP Right Grant
Also Published As
| Publication number | Publication date |
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| ITTV980166A0 (it) | 1998-12-23 |
| IT1303391B1 (it) | 2000-11-06 |
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