ITTV980128A1 - Utlteriore perfezionamento ed un dispositivo, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione di una asta flex per occhiali. - Google Patents
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Description
Brevetto per invenzione industriale
Titolo:
ULTERIORE PERFEZIONAMENTO AD UN DISPOSITIVO, PARTICOLARMENTE RIDOTTO, PER L'ELASTICIZZAZIONE DI UNA ASTA FLEX PER OCCHIALI.
DESCRIZIONE
Il presente trovato ha per oggetto un ulteriore perfezionamento ad un dispositivo, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione di un 'asta flex per occhiali.
L'innovazione, trova particolare se pur non esclusiva applicazione nel settore della produzione di occhiali e nella minuteria metallica per questi.
Stato dell'arte.
Sono certamente note le montature per occhiali.
Alcune di queste, prevedono il concorso di dispositivi cosiddetti “asta-flex" o più semplicemente "flex", realizzati in prossimità dell'incernieramento, per consentire l'impegno elasticizzato a quella parte dell'occhiale, propriamente detta muso. Tale funzione, prevalentemente di estroflessione dell'astina, ottenuta su entrambi i lati dell'occhiale, ha il vantaggio di conferire una maggiore vestibilità, in quanto le astine o stanghette meno premono in corrispondenza delle tempie, più sono facilmente sopportabili dai vasto pubblico, nel contempo, risultando maggiormente adattabili alle diverse conformazioni anatomiche di ogni soggetto. Le aziende del settore, quindi, da tempo si sono orientate in tal senso, con lo scopo principale di ricercare delle soluzioni innovative e migliorative, sia in termini di funzionamento che soprattutto di dimensioni.
Ad esempio, una tradizionale astina o stanghetta elasticizzata, che ha trovato un largo consenso nel pubblico consumatore, è costituita dal brevetto europeo n. 79400087.7, in cui si descriveva una cerniera elastica per montatura di occhiali, essenzialmente costituita da una scatola, associata di lato all'astina, di contenimento di un mezzo tirante coassiale alla detta scatola, ed in cui la parte terminale del tirante è filettata, sulla quale si avvita una bussola che assicura il posizionamento di una molla mentre dall'altro lato è in battuta all'interno di una sede ricavata nella detta scatola.
Ancora un sistema, basato concettualmente sulla soluzione prevista dal brevetto precedente, può essere costituito dal modello di utilità n.181221, avente per oggetto una cerniera perfezionata per l'articolazione ad una montatura di occhiali di un'asta elasticamente divaricabile, in cui si prevede un supporto squadrato annegato nella montatura, sul quale si impernia un supporto anch'esso squadrato costituente spallamento per la compressione di una molla.
Infine, il brevetto italiano n. 1 147 198, ha per oggetto una stanghetta per occhiali ad incernieramento elastico, in cui l'estremità della stanghetta comporta un blocchetto forato assialmente entro il quale si infila una estremità di connessione della cerniera. Proseguendo con un diametro ridotto, supporta infilata una lamina spigolata che si incastra entro la foratura mentre posteriormente a questa è prevista una molla elicoidale di tensione bloccata all'estremità dell'elemento con una ghiera filettata. In tal caso si consente l'apertura elastica della stanghetta secondo un determinato angolo mediante cedimento elastico dell'attacco di cerniera.
Gli inconvenienti riscontrabili, e comuni alle soluzioni citate, sono costituiti essenzialmente dalla complessità dei dispositivi utilizzati, ciò che ha comportato, oltremodo, un sovradimensionamento nel suo complesso del dispositivo flex. Inoltre, nonostante svolgano egregiamente il proprio compito, determinano non pochi problemi in fase esecutiva, da un lato per quanto riguarda la realizzazione degli innumerevoli componenti di precisione, dall'altro nel loro assemblaggio, in definitiva incidendo if misura considerevole sui tempi e sui costi di realizzazione del dispositivo Scopo principale delle aziende del settore, quindi, è stato quello di giungere all'esecuzione di dispositivi di elasticizzazione dell'astina, che, pur essendo maggiormente contenuti dimensionalmente, offrissero una ricercata funzionalità mirando nel contempo a ridurre i componenti, facilitandone l'assemblaggio ed abbattendo i costi.
Nel panorama affollato di dispositivi flex recenti, in linea con i principi sopra esposti, e che si propongono più- o meno validamente sul mercato, è presente una soluzione in cui lo snodo è tutt’uno con il corpo scorrevole di contenimento di una molla di elasticizzazione dell'astina. Più in dettaglio il detto corpo, si presenta con una sezione trasversale quadrata, in cui longitudinalmente è stato asportato del materiale da parte a parte, sino a ricavare delle sottili lamine contrapposte che definiscono la sede di guida, costituendo le pareti di contenimento di una molla. Da un lato, la molla si dispone in battuta sulla detta sede, mentre dall'altro, è ancorata ad un dente il quale aggetta rispetto al profilo definito dal corpo scorrevole. Del dispositivo in esame, è parte anche un semiguscio, aperto da un lato per essere poi associato ad una astina, ed all'interno del quale si inserisce il corpo scorrevole completo della molla, rivolgendo il dente sulla superficie longitudinale in cui è ricavato un riferimento di arresto. Trovandosi in condizione di trazione, lo snodo costringe a scorrere il corpo all'interno del semiguscio mantenendo il dente costantemente in presa lungo la base del detto semiguscio, sino a comprimere la molla, per poi così richiamare elasticamente lo snodo stesso.
E' anche assai comune, la condizione di assicurare alla detta scatola preassemblata sull'estremità dell'astina, il gruppo di cedimento elastico, essenzialmente costituito da uno snodo sul quale si avvita un tirante coassiale ad una molla, trattenuta dal lato opposto da una conveniente bussola. Di conseguenza, possiamo rilevare almeno due inconvenienti. Da un lato, la necessità di ricorrere ad un discreto dimensionamento, che influisce sull'appesantimento della struttura, non esclusa l'estetica, dall'altro, l'impiego di mezzi a vite comporta tempi di assemblaggio considerevoli, e di conseguenza l'incidenza di costi non trascurabili. Per talune astine, diciamo pure di pregio, il sistema è tuttora valido, prova ne è il largo impiego, ma per altre, come ad esempio quelle rivolte ad un pubblico di massa, il dispositivo non parrebbe più conveniente, dovendo adeguarsi a dei costi della montatura decisamente più contenuti. La continua ricerca nel settore, negli ultimi tempi, si è concentrata quindi nei confronti di dispositivi alternativi, destinati ad essere promossi in grande quantità ed in grado di ovviare principalmente all'impiego della vite, passante la scatola, per l'impegno del gruppo di cedimento elastico.
Noto, è pure il brevetto Francese n. 2 517 080. Più in dettaglio viene descritta ancora una cerniera per montatura di occhiali, nella quale l'anima metallica forma un tutt'uno con lo snodo incernierato al muso. Più in dettaglio, l'anima si dispone, passante da un capo all'altro, coassiale ad una scatola, la quale, verso una terminazione, prevede un alloggiamento atto a contenere una molla elicoidale di compressione. Quest’ultima, da un lato si dispone in battuta sul bordino anulare ottenuto da una lavorazione interna alla detta scatola, dall'altro, insiste sul terminale parzialmente introdotto all'interno della detta scatola e che riveste l'estremità della detta anima. L'effetto che si ottiene divaricando l'astina, consiste nel visualizzare lo scorrimento coassiale del terminale rispetto alla scatola di contenimento del dispositivo.
Gli inconvenienti di quest'ultima soluzione consistono nel fatto che sono ancora richiesti dei componenti complessi, che ne renderebbero particolarmente difficoltosa la lavorazione e l'assemblaggio, non esclusi certi costi di realizzazione i quali inciderebbero in misura considerevole sul prodotto finito. Sempre nello stato dell'arte, sono infine noti altri dispositivi di cedimento elastico, che discendono più o meno dalle soluzioni descritte in precedenza, e nei quali, sono comunque osservabili del problemi legati alle eccessive dimensioni dell'articolazione.
Il fatto di essere particolarmente ingombrante, relativamente al dispositivo di elasticizzazione, da un lato, produce degli inestetismi, dall'altro è fuori dubbio che soffre di una certa limitazione, dappoiché la conformazione dell'astina ne condiziona l'applicazione. Altri aspetti negativi, rilevabili comunemente nelle soluzioni appena descritte, si riferiscono al fatto che non è possibile associare il dispositivo già finito direttamente all'astina, ciò che comporta dei tempi di assemblaggio piuttosto lunghi. Infine, le tradizionali astine presentano un tirante il quale, stante la sua conformazione, consente un eccessivo gioco, essendo favorevolmente propenso alla torsione, fenomeno non gradito dal consumatore.
Il brevetto per invenzione francese n. 2 702 573 (Chevassus), descrive un ennesimo dispositivo flex. Esso, in buona sostanza, comprende uno scatolino, all'interno del quale è mobile assialmente un tirante, di cu una estremità, incernierabile al muso dell'occhiale, ed una estremit opposta, che termina con un tratto perpendicolare a formare uno spallameno. Si realizza in questo modo un tirante, interno allo scatolino, provvisto di una sede, longitudinale, la quale accoglie una molla di compressione, di cui una estremità disposta in battuta del detto spallameno, mentre l'estremità opposta, si dispone in battuta di un secondo riscontro, ricavato all'estremità di un'asta di guida introdotta coassialmente alla detta molla. L'asta di guida, sul lato opposto, è provvista di una particolare testa a cuneo, destinata ad essere intestata in un corrispondente ricettacolo ricavato da una seconda porzione, sviluppata longitudinalmente e solidale al tirante. Questa porzione, prevede lungo un lato, un arpione, che essendo sporgente verso l'intradosso dello scatolino, in fase di montaggio, si incastra in una corrispondente sede, realizzando un vincolo stabile tra tirante e scatolino al fine di impedire lo sfilamento del detto tirante. Risulta intuitivo, quindi, che in fase dinamica, ovvero di estroflessione dell'astina, lo scatolino, nel suo movimento trascina con sè l'asta di guida, comprimendo temporaneamente la molla, ed allontanando la stessa dalla propaggine del tirante, contro la quale successivamente si intesta in fase di riposo.
La soluzione proposta da Chevassus, è sostanzialmente afflitta da due inconvenienti. Si tratta, quindi, di un dispositivo piuttosto complesso, nel senso che comprende diversi componenti minuti, come ad esempio l'asta di guida, e la propaggine interagente con questa, tutti dei componenti che per le loro caratteristiche, sono di difficile lavorazione e complicano di molto l'assemblaggio del dispositivo. Secondariamente, più numerevoli sono i componenti che realizzano il dispositivo, maggiori sono le probabilità di usura dei materiali con la possibilità di dare luogo a fastidiosi giochi, ciò che origina nel consumatore una naturale sensazione di inaffidabilità.
Recentemente, con l'intento di migliorare considerevolmente anche la soluzione descritta in precedenza, è stata proposta una domanda di brevetto nazionale, n. TV96A000070 (Montagner), avente per oggetto un perfezionamento ad un dispositivo bi-elastico, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione delle astine negli occhiali, comprendente essenzialmente uno scatolino, associato finito all'astina mediante puntatura e preassemblato, all'interno del quale sono alloggiate almeno due molle, dette molle da un lato essendo con l'estremità in battuta sullo scatolino, dall'altro essendo disposte in battuta dell'estremità di un tirante la cui conformazione è sostanzialmente a "L" rispetto al quale sono disposte adiacenti e parallele; mentre l'estremità opposta del medesimo tirante, essendo esterna allo scatolino, è incernierabile ad un corrispondente musetto previsto sulla montatura dell'occhiale.
Uno scopo del trovato, è quello di perfezionare ulteriormente la soluzione precedente, con il fine di evitare, soprattutto nella condizione statica, cioè in una condizione di occhiale indossato, fastidiosi giochi che possono portare all'Inefficacia del dispositivo o comunque risultare quantomeno inaffidabile.
Un ulteriore scopo, consiste nel prevedere una variante alle precedenti versioni flex, in grado di operare al meglio con una sola molla di compressione in luogo di due, contenendo ulteriormente dimensionamenti.
Questo ed altri scopi, vengono raggiunti con la presente innovazion secondo le caratteristiche di cui alle annesse rivendicazioni, risolvendo i problemi esposti mediante un ulteriore perfezionamento ad un dispositivo, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione di un'asta flex per occhiali, comprendente essenzialmente uno scatolino, associato finito all'astina mediante puntatura e preassemblato, all'interno del quale, è alloggiata una molla di compressione, detta molla, da un lato, essendo con l'estremità In battuta sull'intradosso dello scatolino, dall'altro essendo disposta in battuta dell'estremità di un tirante la cui conformazione è sostanzialmente a "L"; mentre l'estremità opposta del medesimo tirante, permanendo all'esterno dello scatolino, è incernierabile ad un corrispondente muso previsto sporgente dalia montatura dell'occhiale, ed iri cui, perifericamente all'imboccatura dello scatolino, all'interno del quale è cosi introdotto parte del tirante, si prevede una porzione di dente, il quale in una condizione statica dell'astina, si intesta in una reciproca sede sottosquadra ottenuta in prossimità dello snodo di incernieramento del tirante al muso dell’occhiale.
Vantaggi.
In tal modo, attraverso il notevole apporto creativo il cui effetto costituisce un immediato progresso tecnico, vengono conseguite diverse migliorie. Innanzitutto, si ottiene una sostanziale riduzione delle dimensioni dello scatolino, significativamente della lunghezza ed anche della larghezza. Questa circostanza, conferisce degli innegabili pregi funzionali ed estetici all'asta-flex, consentendo l'ampliamento della gamma di astine sulle quali il detto dispositivo può essere montato.
Ancora un pregio, consiste nella ottimizzazione del movimento, con l'eliminazione dei giochi, non solo nella condizione dinamica di estroflessione dell'astina, ma soprattutto in condizione statica, dunque, per il periodo di maggiore uso e che corrisponde all'asta in posizione normalmente aperta.
Ulteriori aspetti vantaggiosi, infine, riguardano il ciclo produttivo, consistendo nel fatto che il dispositivo viene completato prima di essere associato all'astina, e di conseguenza, associato finito alla stessa con una sostanziale riduzione dei tempi e dei costi di lavorazione.
Questi ed altri vantaggi appariranno dalla successiva particolareggiata descrizione di una soluzione preferenziale di realizzazione con l'aiuto dei disegni schematici allegati i cui particolari di esecuzione non sono da intèndersi limitativi ma unicamente esemplificativi, ed in particolare:
- la Figura 1., rappresenta una vista d'assieme ed in sezione longitudinale, di un dispositivo flex ovvero di cedimento elastico, illustrato in una condizione statica, associabile sull'intradosso di una corrispondente astina;
- la Figura 2., rappresenta una vista dal basso e d'assieme del medesimo dispositivo di cedimento elastico di cui in Figura 1.; - la Figura 3., rappresenta una vista ancora d'assieme e parzialmente in sezione longitudinale del dispositivo di cui in Figura 1 , ma in una condizione di lavoro (estroflessione) o dinamica.
- la Figura 4., rappresenta una vista di lato del solo scatolino, quale parte del dispositivo di cedimento elastico di cui alle Figure precedenti;
- la Figura 5., rappresenta una vista dal basso del solo scatolino di cui in Figura 4.;
- la Figura 6., rappresenta una vista laterale del solo tirante quale componente del dispositivo di cedimento elastico di cui alle Figure da 1. a 3.;
- infine, la Figura 7., rappresenta una vista dall'alto, sempre del solo tirante di cui in Figura 6.
Descrizione di una possibile esecuzione.
Facendo riferimento anche alle figure, si rileva che almeno una astina o asta-flex (A), particolarmente per occhiali, è cedevole elasticamente per consentire, qualora indossati, la divaricazione ovvero l'estroflessione della stessa oltre l'usuale asse di apertura, generalmente perpendicolare, rispetto al facciale della montatura. Più in dettaglio, ogni astina metallica (A) di un occhiale, prevede associato da un lato (intradosso), ed in corrispondenza di una estremità, un dispositivo di cedimento elastico (B), il quale interagisce con una parte di dispositivo o muso (C), quale componente della cerniera, a sua volta impegnato sulla montatura dell'occhiale.
Il dispositivo di cedimento elastico o flex (B), si compone di uno scatolino (1), svuotato, di dimensioni piuttosto contenute, aperto (11) dal lato di appoggio e fissaggio sulla corrispondente porzione di astina (a). Lungo il bordo perimetrale dello scatolino (1), sempre dal lato aperto (11), sono previste almeno tre sporgenze o rilievi complanari di materiale eccedente (12), rispettivamente due nella parte anteriore ed uno solo nella parte posteriore. Dette sporgenze o rilievi (12), durante un successivo ciclo di puntatura per elettro fusione, tendono a fondersi con la parte di astina (a) interessata, consentendo la definitiva e stabile assicurazione dello scatolino (1), dunque del dispositivo flex (B) preassemblato. Una caratteristica, sempre dello scatolino (1), è quella di fruire d'una apertura (2), che, praticata anteriormente si sviluppa longitudinalmente e parzialmente lungo lo scatolino (1), dando luogo a due pareti perpendicolari (21) rispetto ad una superficie di base (22). Lo scopo della detta apertura (2), è quella di costituire la sede di guida assiale di un tirante (3), detto tirante, essendo in parte accolto all'interno dello scatolino (1), ed in parte sporgente dallo stesso mediante uno snodo (31), composto da una superficie piana, per essere incernierato al componente (C) dell'occhiale. Lo snodo (31) del tirante (3), prevede il bordo arrotondato ed un foro centrale (4) di incernieramento del complesso astina (a)-dispositivo (B), quindi asta-flex (A), al corpo (C), mentre dal lato opposto, la porzione di tirante che si protende verso l'interno del dispositivo (B) comprende un primo tratto rettilineo (32), ruotato di 90° rispetto alla parte anteriore e sporgente di snodo (31), alla quale segue sulla terminazione, una spalla di battuta (321). Quest'uitima, è ottenuta ricavando un tratto perpendicolare rispetto al detto tratto rettilineo (32). In questo modo, per la porzione di tirante (3) introdotta all'interno dello scatolino, viene così ad essere richiamata una tipica conformazione ad "L".
Una peculiarità del tirante (3), è data dal fatto di prevedere in prossimità dello snodo (31), ovvero in una posizione intermedia tra questo e la parte di tirante ad “L“ (32), una sede sottosquadra (33). Detta sottosquadra (33), è ottenuta, nel tirante (3), sullo stesso piano di una superficie adiacente e piana (331), protesa verso il tratto ad "L" (32), la quale, scorre a contatto della porzione piana di fondo (221) ricavata longitudinalmente e sull'intradosso, in prossimità dell'imboccatura (2) dello scatolino (1). In definitiva, nel tirante (3), avremo che detta superficie piana (331) non è altro che la continuazione, ad un diverso livello, dell’estradosso del terminale ad 'L" (32), anch'esso a contatto del fondo (22), dello scatolino (1). Funzione della detta sede sottosquadra (33) è, quindi, quella di costituire una battuta quantomeno per una porzione periferica del bordo dell'imboccatura (2) ricavata sullo scatolino (1), in modo tale da contrapporsi alla forza di distensione esercitata da una molla di compressione (5). Per quanto riguarda detta mòlla (5), del tipo precompressa, si rileva che è sollecitata dal tirante (3), con una estremità (51) la quale è in battuta sulla spalla (321) mentre l'estremità opposta (52) insiste sullo scatolino (1), perifericamente lungo una sede (211) ricavata, sul lato interno dell'imboccatura (2). In questo modo, è la molla stessa (5), che una volta montato il dispositivo (B), con la sua estremità (52) in battuta, ed accolta lungo una corrispondente sede semianulare (211) ricavata sul lato interno dell'imboccatura (2) dello scatolino (1), impedisce al tirante (3) di essere sfilato.
Al fine di impedire eccessivi giochi, durante una condizione statica dei dispositivo (B), si rileva che alla sede sottosquadra (33), corrisponde per accoppiamento reciproco, un dente (222) ricavato perifericamente all'esterno dell'imboccatura (2). Nella fattispecie, la conformazione del dente (222), è tale da ricavare un piano inclinato che si insinua nella analoga sede ricevente e sottosquadra (33).
Per effetto dell'interazione, molla (5), tirante (3) e scatolino (1) esercitando una trazione assiale del tirante (3), condizione che equivale, al divaricamento (estroflessione) oltre l'usuale angolo di apertura dell'astina (A), si ottiene una compressione della molla (5), che ne contrasta l'estroflessione. Dal lato pratico, pertanto, avremo che Castina (A) incernierata ad un corrispondente muso (C), cede elasticamente, rispetto al facciale della montatura, traendo il tirante (3) e contemporaneamente comprimendo la molla (5), sospinta internamente contro la sede (211) della parte anteriore dello scatolino (1). Per converso, la naturale distensione della molla (5), consente all'occhiale, dapprima di essere correttamente e dolcemente indossato modulando la pressione esercitata localmente dalle astine sulle tempie, e poi, una volta assestato, il ripristino di una condizione statica con l'intestazione del dente (222) dello scatolino (1) nella corrispondente sede sottosquadra (33) del tirante (3).
Claims (6)
- RIVENDICAZIONI 1. Ulteriore perfezionamento ad un dispositivo, particolarmente ridotto, per l'elasticizzazione di un'asta flex per occhiali, comprendente essenzialmente uno scatolino (1), associato finito all'astina (a) mediante puntatura e preassemblato, all'Interno del quale, è alloggiata una molla di compressione (5), detta molla (5), da un lato (52), essendo con l'estremità in battuta sull'intradosso dello scatolino (1), dall'altro essendo disposta in battuta dell'estremità (321 ) di un tirante (3) la cui conformazione è sostanzialmente a "L"; mentre l'estremità opposta (31) del medesimo tirante (3), permanendo all'esterno dello scatolino (1), è incernierabile ad un corrispondente muso (C) previsto sporgente dalla montatura dell'occhiale, caratterizzato dal fatto che perifericamente all'imboccatura (2) dello scatolino (1), all'interno del quale è così introdotto parte (32) del tirante (3), si prevede una porzione di dente (222), il quale in una condizione statica dell'astina (A), si intesta in una reciproca sede (33) ottenuta in prossimità dello snodo (31) di incernierarnento del tirante (3) al muso (C) dell'occhiale.
- 2. Ulteriore perfezionamento, secondo la rivendicazione 1., caratterizzato dal fatto che la sede (33), è ottenuta sottosquadra, nel tirante (3), sullo stesso piano di una superficie adiacente e piana (331), protesa verso il tratto ad "L" (32), detta superficie adiacente e piana (331) essendo a contatto della porzione piana di fondo (221) ricavata longitudinalmente e sull'intradosso, in prossimità dell'imboccatura (2) dello scatolino (1).
- 3. Ulteriore perfezionamento, secondo le rivendicazioni 1. e 2., caratterizzato dal fatto che, nel tirante (3), detta superficie piana (331) è la continuazione, ad un diverso livello, dell'estradosso del terminale ad "L” (32), anch'esso a contatto del fondo (22), dello scatolino ( 1 ) -
- 4. Ulteriore perfezionamento, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che la detta sede sottosquadra (33) costituisce una battuta per una porzione periferica del bordo dell'imboccatura (2) ricavata sullo scatolino (1), contrapponendosi alla forza di distensione esercitata da una molla di compressione (5).
- 5. Ulteriore perfezionamento, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che la molla (5), del tipo precompressa, è sollecitata dal tirante (3), essendo un'estremità (51) in battuta sulla spalla (321) mentre l'estremità opposta (52) insiste sullo scatolino (1). perifericamente lungo una sede (211) ricavata, sul lato interno dell'imboccatura (2).
- 6. Ulteriore perfezionamento, secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che alta sede sottosquadra (33), ricavata nel tirante (3), si unisce un dente (222), ricavato dallo scatolino (1) perifericamente ed all'esterno dell'imboccatura (2), in cui la conformazione del dente (222), prevede un piano inclinato, che si insinua, accoppiandosi ad un reciproco piano inclinato così previsto, nella detta sede ricevente e sottosquadra (33).
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Legal Events
| Date | Code | Title | Description |
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