Anno | 2023 |
Genere | Drammatico |
Produzione | USA |
Durata | 105 minuti |
Al cinema | 1 sala cinematografica |
Regia di | Ethan Hawke |
Attori | Maya Hawke (II), Laura Linney, Philip Ettinger, Rafael Casal, Cooper Hoffman Christine Dye, Steve Zahn, Willa Fitzgerald, Vincent D'Onofrio, Alessandro Nivola, Dan Matteucci, John E. Brownlee, Jan Falk, Chaney Morrow, Liam Neeson, Nik Pajic. |
MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 settembre 2024
La battaglia della scrittrice O'Connor per la pubblicazione del suo primo romanzo. Dirige Ethan Hawke, interpreta la figlia Maya Hawke. Al Box Office Usa Wildcat ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 529 mila dollari e 134 mila dollari nel primo weekend.
CONSIGLIATO SÌ
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Flannery O'Connor è una ragazza dall'immaginazione instancabile, tanto che dentro e fuori dalla sua testa i piani della fantasia e realtà si confondono di continuo. Per diventare la scrittrice conosciuta dovrà sfidare diffidenze altrui, soprattutto familiari, e superare una serie di ostacoli, interiori quanto sociali, per essere libera di creare e di lasciare tutto il mondo fuori.
Un film biografico che vuole essere poetico, originale e pieno di inventiva. È Wildcat, nuovo film scritto e diretto da Ethan Hawke con protagonista sua figlia, una convincente Maya Hawke - nei primi piani impressionantemente somigliante alla madre Uma Thurman - che si cala nei panni della scrittrice americana Flannery O'Connor, in lotta contro tutti e tutto per realizzare il suo primo romanzo.
Ora, come si racconta l'interiorità poliedrica di una scrittrice? Hawke si pone evidentemente questo interrogativo e lo risolve sin da subito con uno stratagemma narrativo per nulla inedito eppure interessante ed efficace: alternare di continuo i piani della finzione e della realtà, in un gioco metacinematografico di specchi e doppi che affascina e incuriosisce. Lo spettatore segue la costante trasformazione dei personaggi reali nei personaggi delle storie pigiate sulla macchina da scrivere, in un gioco che sulle prime addirittura appassiona. Tuttavia l'avanzare della visione porta presto alla scoperta che alla multistratificazione narrativa non corrisponde affatto un'altrettanto ricca molteplicità di toni e ritmi: il film tende sostanzialmente a seguire questa stessa intuizione iniziale per tutto il film, finendo per appiattirsi su un'atmosfera alquanto monocorde. In compenso le interpretazioni degli attori, evidentemente ben diretti da un regista-attore con evidente esperienza in materia, la fanno da padrone. Dalla protagonista sempre credibile e perfettamente in parte al cameo godibile di Liam Neeson in abito talare, fino a un'istrionica Laura Linney nei panni di Regina, la madre di O'Connor, e di una serie di personaggi stereotipati e razzisti che pullulano le sue storie. Maya Hawke, dopo Stranger Things e Asteroid City, firma come detto una performance notevole e ricca di sfumature, tanto che a tratti il film sembra quasi una sorta di pretesto per mostrare a chi guarda tutte le sue doti attoriali.
Uno sfoggio che sembra confermato dalla sontuosa coda di pavone che il suo personaggio apre metaforicamente verso il finale, quando la scrittrice prende una posizione definitiva spostando e rimuovendo finalmente ogni ostacolo (mobili compresi) per dedicarsi completamente e liberamente alla sua scrittura. Tanti i riferimenti politici e i sottotesti sul sociale, dal razzismo alla religione al limite del fanatismo, ma su tutte una battuta resta impressa in particolare, quella sulla tendenza a classificare la gente in due categorie: "molto irritanti e meno irritanti". Ebbene, anche chi guarda il film rischia di provare la stessa sensazione, salvo fermarsi ad ammirare poi l'oggettiva bravura di una figlia d'arte e di talento che a 26 anni mostra di avere la stoffa per una carriera in ascesa. Piccola curiosità degna di nota: nel film, coprodotto da Ethan e Maya Hawke, spunta all'inizio anche Levon Hawke, figlio del primo e fratello della seconda. Perché il cinema è un'arte di squadra, ma per qualcuno anche di famiglia.