Anno | 1949 |
Genere | Drammatico |
Produzione | Italia |
Durata | 86 minuti |
Regia di | Raffaello Matarazzo |
Attori | Yvonne Sanson, Amedeo Nazzari, Nino Marchesini, Aldo Silvani, Amalia Pellegrini Teresa Franchini, Aldo Nicodemi, Roberto Murolo, Giulio Tomasini. |
MYmonetro | 2,88 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 25 febbraio 2014
Il meccanico Pietro e la moglie Rosa vivono felici con i due figli, ma il loro matrimonio è messo in crisi dalla comparsa dell'ex fidanzato di Rosa.
CONSIGLIATO SÌ
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Napoli. Guglielmo e Rosa hanno due figli: Tonino che aiuta il padre nell'officina di meccanico e la piccola Angela. Un giorno arriva un'auto in panne a cui cambiare la bobina. La notte stessa chi l'ha portata la vuole recuperare. Si tratta di un veicolo rubato che Emilio, dedito a traffici illeciti, vuole riprendersi. In quell'occasione rivede Rosa che è stata un tempo sua fidanzata e che poi lasciò per cercare fortuna all'estero. Ora, dominato dal desiderio di possesso, vuole riaverla facendo leva sulla passione del passato. Rosa resiste in ogni modo ma accetta un incontro chiarificatore nell'hotel in cui lui è alloggiato. Lì viene sorpresa dal marito.
Nel corso della stagione cinematografica 1949-50 Catene si classificò al primo posto al botteghino con 735 milioni d'incasso (il biglietto costava lire 95,8). Tutto ciò nonostante la valutazione del Centro Cinematografico Cattolico che ne inibiva la proiezione nelle numerose sale parrocchiali con la seguente motivazione:"L'impostazione della vicenda è moralmente errata, giacché si fa apparire lecita l'iniziativa del difensore, che spinge una donna onesta, moglie e madre, ad asserire il falso, dichiarandosi pubblicamente adultera. Si nota ancora nel film, che comprende scene deplorevoli, una certa tendenza al fatalismo. Il lavoro risulta moralmente negativo: la visione è esclusa per tutti."
Con Catene Raffaello Matarazzo entra nella storia del cinema nazionale. Ovviamente non in quello che prediligono le èlite culturali ma di sicuro in quello popolare. Gli incassi sono lì a dimostrarlo. Perché grazie a due nomi noti come la Sanson e Nazzari racconta una vicenda che si stacca dal neorealismo, pur conservandone alcuni tratti come nelle scene oltreoceano, per proporre una vicenda che va dritta al cuore della gente e non solo a quello. Perché quella che probabilmente i censori del CCC avevano colto, anche se non esplicitato nella loro reprimenda, era la carica erotica che faceva da sottotesto al film. De Benedetti e Manzari nella loro sceneggiatura mostravano il rischio che correva una coppia ancor giovane in cui la passione e il desiderio si erano tramutati in affetto. Emilio era certo il maudit della situazione ma era anche colui che faceva riemergere un passato ormai assopito nella quotidianità del ruolo genitoriale. Non è certo un caso che i figli svolgano un ruolo nodale sul piano dello sviluppo della vicenda spingendo Guglielmo all'azione 'riparatrice'. Il pubblico probabilmente avvertì questa valenza narrativa e diede al film un successo insperato ma significativo.
Il meccanico Pietro e la moglie Rosa vivono felici con i due figli, ma il loro matrimonio è messo in crisi dalla comparsa dell'ex fidanzato di Rosa, che per riavere la donna minaccia di rivelare i loro passati rapporti a Pietro. In un impeto di gelosia Pietro, che si crede tradito, uccide il vecchio amante della moglie e fugge in America. Ma viene arrestato e al processo si salva da una grave condanna solo perché Rosa si accusa di un adulterio non commesso. Saputa la verità dal suo avvocato, Pietro torna dalla moglie e si riconcilia con lei.