Per il nuovo appuntamento con l’iniziativa dedicata al grande cinema di qualità, Repubblica e Teodora presentano il film di Emma Dante, tratto dal suo omonimo e pluripremiato spettacolo teatrale del 2020. Da vedere insieme su MYmovies ONE lunedì 28 ottobre dalle 20:00 a mezzanotte. PRENOTA GRATIS UN POSTO »
di Alberto Libera
Continua lunedì 28 ottobre l'iniziativa Il lunedì del cinema a cura di Repubblica e MYmovies per il cinema di qualità in streaming. Una sala cinematografica virtuale pronta ad accogliere gli iscritti di MYmovies con una selezione ricercata di titoli da vedere (o rivedere) insieme dalle 20:00 a mezzanotte.
Il film di questa settimana, presentato in collaborazione con BiM, è Misericordia di Emma Dante.
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Nel cinema italiano più recente, pochi come Emma Dante hanno saputo valorizzare il corpo come elemento espressivo e performativo. Complice la sua grande carriera teatrale, la regista ha sempre sfruttato la fisicità degli attori come un vero e proprio strumento narrativo. Nei suoi lavori, la corporeità diventa riflesso delle cicatrici della vita, segno delle fatiche quotidiane e specchio dei desideri repressi.
Non fa eccezione Misericordia, tratto dal suo omonimo e pluripremiato spettacolo teatrale del 2020. Anche qui, infatti, il corpo esprime tutta la fatica dell’esistenza e persino la narrazione si concentra sugli elementi fisici e tangibili, perché i segreti del tempo, gli ansiti del dolore e la caparbietà dell’istinto non vengono comunicati dalle parole ma espressi dalla vibrante eloquenza dei gesti.
Il film si ambienta in una Sicilia aspra e brulla, uno spazio metafisico dalla geografia indistinta e dalle forme evanescenti dove gli unici elementi riconoscibili sono la terra e il mare. È qui che nasce Arturo, figlio rinnegato di un pappone laido e violento che ha ucciso sua madre subito dopo il parto. Rovinato nella mente e nel corpo, il ragazzo viene cresciuto da tre donne, Anna, Betta e Nuccia, che di giorno filano la miglia e la sera donano agli uomini il conforto dei loro corpi.
Il loro legame è il cuore pulsante del racconto, un rapporto che trascende i vincoli di sangue e sfida ogni idea preconcetta di maternità e di famiglia. Sono la cura, il senso di responsabilità e il nobile ideale di pietà evocato fin dal titolo a trasformare la sofferenza in amore e la desolazione in speranza.
Bastano queste poche righe di sinossi per comprendere come Misericordia si liberi dalle secche del naturalismo alla Émile Zola in cui si è incagliato buona parte del nostro cinema attento a raccontare storie di derelitti ed emarginati per trasformarsi in una vera e propria favola.
È la stessa regista, in fondo, ad avanzare parallelismi tra la vicenda di Arturo e l’immortale storia di Pinocchio: «Nonostante l’inferno di un degrado terribile, Anna, Nuzza e Bettina se lo crescono come se fosse figlio loro. Arturo, il pezzo di legno, accudito da tre madri, diventa bambino».
Le immagini non possono quindi fare altro che adeguarsi a questo sforzo di trasfigurazione lirica del reale, per merito anche della straordinaria fotografia dai toni quasi espressionisti di Clarissa Cappellani. Il mondo in cui si muovono i personaggi viene frammentato in un arabesco di suoni e colori ed è talmente carico di tessiture cromatiche da sembrare cucito su di un’antica stampa a telaio.
In questo contesto, il reale e l’immaginario perdono i loro confini, sospesi in un clima allucinato dominato dagli sguardi e dai silenzi. Senza, però, che venga sminuita la durezza di una situazione al limite, dove la violenza è ovunque e il degrado si riflette negli interni spogli e fatiscenti.
Giunta al suo terzo film (dopo Via Castellana Bandiera e Le sorelle Macaluso), Emma Dante evita come sempre di scivolare nel pietismo superficiale o nella compassione di facciata. Tutti i suoi personaggi sono complessi, sfaccettati, pieni di quelle piccole e grandi contraddizioni che definiscono l’esistenza.
Merito anche di un cast diretto con impressionante maestria: Simone Zambelli (interprete di Arturo) è stato premiato come miglior attore al Tallin Black Nights FIlm Festival, mentre Simona Malato (Betta) e Fabrizio Ferracane (il magnaccia Polifemo) hanno ricevuto una sacrosanta candidatura ai Nastri d’Argento.