Sirat, il film diretto da Óliver Laxe, è ambientato tra le torride montagne del sud del Marocco. Louis (Sergi López) e suo figlio Stéphane (Bruno Núñez) arrivano a un rave isolato nel mezzo della natura, immerso nella polvere e nell'incessante musica elettronica.
Sono lì per cercare Marina, figlia e sorella, scomparsa mesi prima durante una di quelle feste che sembrano non finire mai. Con in mano una foto e negli occhi la speranza, padre e figlio si immergono in un mondo che non conoscono. Tra ritmi ipnotici e giovani in trance, in fuga dalle regole della vita quotidiana. In mezzo a tende, fuochi e il silenzio del deserto, decidono di unirsi a un gruppo di ragazzi in cammino verso un’ultima, mitica festa nel cuore del Sahara.
Inizia così un viaggio visionario e brutale attraverso il massiccio del Saghro, nel sudest del Paese. Un’odissea tra le dune di sabbia e i tormenti dell’anima, dove ogni passo verso Marina è anche un passo verso se stessi. In questo spazio estremo, ai margini del continente e della ragione, la ricerca della ragazza diventa una prova di sopravvivenza, ma anche una riscoperta del legame profondo che unisce Louis e Stéphane.
Una ragazza scomparsa, e padre e fratellino che la cercano. La scena dei rave illegali e la musica techno. Il deserto del Marocco e i monti dell’Atlante. Con l'esclusione di Sergi Lopez, un cast di non professionisti realmente appartenenti alla rave culture.
Non è che Oliver Laxe fosse partito da premesse poco interessanti, per il suo nuovo Sirat: ma il film mette totalmente da parte la vicenda della ragazza scomparsa per tramutarsi in una sorta di dieci piccoli indiani raver nel deserto, in una lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile che, per Laxe, è metaforone (anche) del nostro presente.
Il viaggio dei protagonisti di questo film attraverso il deserto assume chiari e ingombranti significati metaforico-mistici, che Laxe mette sullo schermo con un occhio sicuramente notevole e attento a inquadrature e panorami, ma che affastella situazioni narrative che, più che sorprendere come dovrebbero, lasciano interdetti.
Sirat: leggi la nostra recensione completa del film.
Sirât è un film del 2025 scritto (insieme a Santiago Fillol) e diretto da Oliver Laxe e presentato in concorso alla 78esima edizione del Festival di Cannes. Il regista aveva pensato di realizzare un film su un "camion che attraversa il deserto", sviluppando l'idea quando si è avvicinato alla cultura rave.
A novembre 2023, il film era ancora in fase di sviluppo e ha ricevuto sovvenzioni dall'Istituto spagnolo di Cinematrografia e Arti Audiovisive. Il cast, con l'eccezione di Sergi Lopez e Bruno Nunez, è composto da attori non professionisti, selezionati grazie ai casting di strada guidati dalla costumista Nadia Acimi, anche lei una raver.
Le riprese si sono svolte in Spagna e Marocco, da maggio a luglio 2024. Per questioni fiscali, il film pur essendo ambientato in Marocco, è stato girato nelle zone desertiche delle province di Teruel e Saragozza e poi in alcune zone del Marocco, come al-Rashidiyya ed Erfoud. Il film è stato girato in pellicola Super 16 mm e il direttore della fotografia è Mauro Herce. La colonna sonora del film è stata composta dal musicista David Letellier, noto come Kangding Ray.
Vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025.
Candidato spagnolo per il Miglior Film Internazionale agli Oscar 2026
Candidato a quattro European Film Awards: Miglior Film Europeo, Miglior Regista Europeo (Oliver Laxe), Miglior Attore Europeo (Sergi Lopez) e Miglior Sceneggiatore Europeo (Santiago Fillol & Oliver Laxe).
| Attore | Ruolo |
|---|---|
| Sergi López | Louis |
| Bruno Núñez | Stéphane |
| Jade Oukid | |
| Richard Bellamy | |
| Stefania Gadda | |
| Joshua Liam Herderson | |
| Tonin Janvier |
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