ITMI971105A1 - Peptidi con attivita' antivirale - Google Patents
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Description
Descrizione dell'invenzione industriale avente per titolo: "PEPTIDI CON ATTIVITÀ' ANTIVIRALE"
La presente invenzione ha per aggetto peptidi con sequenza corrispondente al dominio proteico compreso tra la seconda e la terza cisteina di chemiochine della famiglia CC, in particolare di RANTES, MIP-1α e ΜΙP-1β,e loro derivati.
I peptidi dell'invenzione sono utili per il trattamento di patologie associate all'infezione da virus quali l'HIV-1, altri lentiretrovirus dei primati (HIV-2, SIV)e altri virus che utilizzino i recettori per le chemiochine per legarsi alla superficie cellulare e/o penetrare nella cellula bersaglio, oppure anche per il trattamento di tutte le affezioni, quali ad esempio malattie su base allergica o autoimmunitaria, nelle quali le chemiochine svolgono un importante ruolo patogenetico.
Sfondo dell'invenzione
II termine chemiochine è usato per identificare una famiglia di citochine chemiotattiche caratterizzate da un grado significativo di analogia genetica, strutturale e funzionale {Immunol. Today 1993, 14:24).
La maggior parte delle chemiochine note è classificata in due famiglie principali note con le sigle C-X-C e C-C,a seconda della configurazione di un motivo conservato di due cisteine nella loro sequenza (Ann. Rev. Immunol. 1994, 55:97-179).
Le chemiochine sono importanti mediatori delle risposte infiammatorie attraverso il reclutamento di specifiche popolazioni cellulari del sistema immunitario verso il sito dell'infiammazione; le chemiochine C-X-C sono generalmente attive sui granulociti neutrofili mentre le chemiochine C-C sono attive sui granulociti eosinofili e basofili, sui linfociti e sui monociti.
Alle chemiochine C-C appartengono RANTES, MIP-1α e MIP-1β che sono state proposte come possibili mediatori di malattie autoimmuni e allergiche.
Recentemente, è stato descritto per queste tre chemiochine uno specifico effetto antivirale nei confronti di lentiretrovirus di primati (Science, 1995, 270:1811-1815).
L'attività antivirale osservata è stata attribuita alla capacità di alcune chemiochine (quali RANTES; MIP-1α e MIP-1β) di interagire con il co-recettore CCR5 di HIV-1 (Celi, 1996, 85:1135-1148; Science 1996 272:1955-1956; Nature, 1996, 381:651-666; ibidem, 667-678; Celi, 1996, 85:1149-1158). Un'altra chemiochina, appartenente alla famiglia C-X-C e denominata SDF-1, interagisce invece con il recettore CXCR4 o fusina che viene utilizzato come corecettore dai ceppi di HIV-1 e HIV-2 capaci di crescere in linee cellulari continue. L'SDF-1 blocca pertanto la crescita di tali ceppi che si riscontrano in una elevata percentuale di pazienti (superiore al 50%) dopo la comparsa dei sintomi clinici della malattia da HIV.
L'uso terapeutico delle chemiochine naturali è tuttavia ostacolato dalla loro attività pro-infiammatoria che è dovuta principalmente alla loro capacità, attraverso il legame e l'attivazione del proprio recettore sulla superficie cellulare, di indurre chemiotassi (cioè movimento direzionale della cellula guidato da un gradiente chimico e quindi accumulo locale delle cellule responsive), attivazione funzionale della cellula (ad es. liberazione di istamina da parte dei granulociti basofili) e proliferazione cellulare con secrezione di fattori di crescita (ad es. attivazione del ciclo cellulare e liberazione di interleuchina 2 da parte dei linfociti T). L'attività pro-infiammatoria rappresenta al momento uno degli ostacoli principali all*utilizzo delle chemiochine nella loro forma naturale nella terapia dell'infezione da HIV. Le dosi che sarebbero necessarie per ottenere un effetto terapeutico potrebbero infatti produrre effetti tossici dovuti all'induzione di gravi infiammazioni generalizzate o localizzate negli organi di maggiore accumulo del farmaco (ad es.nel rene, glomerulonefriti,nel fegato epatiti, etc.).
Attualmente esistono già informazioni preliminari relative ai domini responsabili dell'attività pro-infiammatoria di alcune chemiochine, ma non dell'attività antivirale. Numerosi studi condotti negli ultimi anni hanno suggerito che un elemento chiave per l'attivazione del recettore da parte della chemiochina si trova all'estremità NH-terminale della molecola (J. Biol. Chem. 1991; 266:23128-23134; Biochem. Biophys.Comm. 1995, 211:100-105), un segmento che non sembra avere, all’analisi mediante NMR, una struttura ben definita in soluzione, e quindi apparentemente "mobile" (Biochemistry M:5329-5342: 1995). Uno studio preliminare ( Nature, 1996, 383:400) ed uno studio più completo ( Science; 1997, 276-282) pubblicati di recente hanno infatti dimostrato come analoghi della chemiochina RANTES modificati all'estremità NH2-terminale (mediante delezione di 8 aa. nel primo studio o legame covalente di un radicale chimico complesso [ammino-ossi-pentanó o AOP] nel secondo) mantengano l'attività anti-HIV pur avendo una ridotta od assente capacità di indurre chemiotassi in vitro.
Questi risultati confermano che l'attività prò-infiammatoria e antivirale di RANTES sono dissociabili e pertanto dipendono, presumibilmente,da due o più domini proteici distinti sulla molecola.
Sommario dell'invenzione
Si è ora trovato un dominio o frammento di RANTES, omologo con segmenti co-lineari di MIP-1α e ΜΙP-1β, che è capace di bloccare l'infezione da HIV-1.Tale dominio antivirale è indicato di seguito come dominio ni.
In un suo primo aspetto, l'invenzione fornisce pertanto peptidi aventi da 5 a 30 amminoacidi, con sequenza corrispondente o omologa alla sequenza 5-34 di RANTES o alla sequenza 6-35 di MIP-1α e ΜΙΡ-1β o alle sequenze colineari di altre chemiochine che siano capaci di legare il recettore CCR5. La sequenza 5-34 di RANTES e 6-35 di MIP-1α e HIP 1-β comprendono la sequenza tra la seconda e la terza cisteina che è ritenuta essenziale per la capacità di legare i corecettori virali. L'invenzione comprende inoltre peptidi derivati dalla regione conpresa fra la seconda e la terza cisteina della chemiochina SDF-1 od altre chemiochine in grado di legare CXCR4, nonché di altre chemiochine che siano in grado di legare questi od altri recettori utilizzati dal virus HIV-1 come corecettore sulla membrana della cellula bersaglio.
Per sequenza omologa si intende una sequenza amminoacidica che abbia almeno il 60%, preferibilmente almeno l'80% e ancora più preferibilmente alméno il 90% di omologia con la sequenza compresa tra le posizioni 5 e 34 di RANTES o 6-35 di ΜΙP-1α o 1β.
In un aspetto, l'invenzione fornisce derivati di detti peptidi, modificati chimicamente allo scopo di aumentarne la stabilità in vivo.
Un ulteriore aspetto dell'invenzione fornisce proteine chimeriche ottenute inserendo mediante tecniche convenzionali il dominio antivirale descritto sopra in proteine dotate di caratteristiche biologiche desiderate.
L'invenzione riguarda infine composizioni farmaceutiche antivirali, antiinfiammatorie e antiallergiche contenenti come principio attivo i peptidi o le proteine sopra definiti.
I peptidi dell'invenzione sono preferibilmente rappresentati dalla seguente formula (I):
in cui C, F, Y e R corrispondono rispettivamente agli amminoacidi cisteina, fenilalanina, tirosina e arginina in accordo con l'abbreviazione a una lettera degli amminoacidi;
X rappresenta il gruppo NH2 terminale della cisteina oppure è una cisteina o un peptide comprendente da 2 a 5 amminoacidi con sequenza corrispondente alle posizioni 6-10 di RANTES, ΜΙP-1α, MIP-1β riportata in Figura 1;
X1 è alanina o serina (A o S);
X2 è isoleucina o treonina (I o T);
X3 è alanina o serina (A o S);
X4 è prolina, lisina o glutammina {P, K o Q) oppure è una sequenza peptidica comprendente da 2 a 18 amminoacidi il cui primo amminoacido è prolina, lisina o glutammina e gli altri corrispondono alla sequenza degli amminoacidi nelle posizioni 19-35 di RANTES, ΜΙP-1α, ΜΙP-1β riportate in Figura 1.
Preferibilmente, i peptidi dell'invenzione comprendono da 8 a 20 amminoacidi, più preferibilmente da 8 a 16 amminoacidi e ancora più preferibilmente da 8 a 12 amminoacidi.
In formula (I), X è preferibilmente il grvppo NH2 terminale della cisteina e X4 è preferibilmente scelto fra prolina, glutammina e lisina eppure è un peptide di sequenza scelta fra PL, PLP, PLPR, PLPRA, QI, QIP, QIPQ, KL, KLP, KLPR.
Esempi di peptidi di formula (I) sono i seguenti:
La sequenza CFAYIARP è particolarmente preferita. Tali sequenze, anche parziali, o sequenze che differiscono da questa per sostituzione di non più di due amminoacidi con altri amminoacidi dello stesso tipo {neutro, acido o basico, idrofobico o idrofilico, grande o piccolo) possono essere inserite in o collegate a sequenze di proteine fisiologiche che agiscono da carrier non tossico per il dominio πΐ antivirale,più specificamente HIV-soppressivo.
Esempi di proteine fisiologiche sono costituiti da albumina umana o dal frammento Fcy dell'irrmunoglobulina IgG umana.
L'invenzione conprende anche derivati o analoghi dei peptidi di formula (I), che presentino amminoacidi non naturali della serie D, legami retro-invertiti o funzionalizzazioni dei gruppi -NH2- o -COOH terminali o dei gruppi, COOH, OH, SH e NH2 degli amminoacidi della sequenza, allo scopo di aumentare la resistenza metabolica del peptide senza influenzare negativamente le proprietà antivirali. Sono altresì compresi peptidi che presentano la sequenza di formula (I)ripetuta da 2 a 10 volte ("tandem repeats")e peptidi circolarizzati.
L’invenzione conprende anche peptidi dotati di omologia di almeno il 60%, preferibilmente di almeno l’80%, con le sequenze conprese in formula (I).
Sono note in particolare sostituzioni di amminoacidi che non alterano in genere l'attività biologica dei corrispondenti peptidi. Si veda ad esempio H. Neurath e R.L. Hill "The proteine", Academic Press, N.Y. (1979). Le più frequenti sostituzioni che sono di norma poco o nulla influenti sull'attività biologica sono Ala/Ser, Val/Ile, Asp/Glu, Thr/Ser, Ala/Gly, Ala/Thr, Ser/Asn, Ala/Val, Ser/Gly, Ala/Pro, Lys/Arg, Asp/Asn, Leu/Ile, Leu/Val,Ala/Gly,Asp/Gly, e vice versa.
Descrizione delle Figure
La Figura 1 riporta le sequenze amminoacidiche delle chemiochine CC umane RANTES,ΜΙP-1α,ΜΙP-1β;
la Figura 2 illustra il legame con linfociti-T di peptidi aventi 15 amminoacidi, di cui 12 derivati dalla sequenza integrale di RANTES, e sovrapposti sequenzialmente, ciascuno con uno scarto di 2 amminoacidi e gli altri 3 (G-S-G) aggiunti ad ogni peptide all'estremità COOH-terminale per permettere la biotinilazione del peptide stesso. I numeri in ascissa designano i vari peptidi secondo il residuo amminoacidico di inizio della sequenza del peptide maturo (dopo aver staccato il peptide segnale);
la Figura 3 illustra l'attività di inibizione della formazione di sincizi indotti da HIV-1 in cellule linfoidi T PM1 da parte degli stessi peptidi della Figura 2.
Descrizione dettagliata dell'invenzione
I peptidi dell’invenzione sono preparati con metodi convenzionali di sintesi peptidica,sia in fase solida sia in fase omogenea.
Un tipico procedimento in fase solida consiste:
a) nel condensare un amminoacido protetto al gruppo α-amminico ad un supporto solido insolubile,mediante una reazione di ammidazione fra il suo gruppo carbossilico e il gruppo amminico del supporto solido; b) nel rimuovere il gruppo α-ammino protettore;
c) nel condensare l'amminoacido legato al supporto solido insolubile, con un secondo amminoacido protetto al gruppo α-amminico mediante reazione fra il gruppo amminico deprotetto del primo amminoacido ed il gruppo carbossilico del secondo amminoacido attivato;
d) nel rimuovere il gruppo α-ammino protettore del secondo amminoacido; e) nell'introdurré gli amminoacidi, a stadi successivi, secondo le strategie riportate negli stadi b-d, sino a completamento della catena peptidica desiderata;
f) nel rimuovere il peptide così sintetizzato dal supporto solido insolubile e purificarlo.
Come supporto solido impiegato nella sintesi dei peptidi di formula (I) sono preferibilmente impiegate resine polistireniche reticolate con circa 1%-2% di divinilbenzene, funzionalizzate con uno spacer di polietilenglicole.
Alla resina così attivata viene quindi condensato l'ammino acido C-terminale, opportunamente protetto al gruppo amminico, mediante una reazione di esterificazione o ammidazione fra il gruppo carbossilico ed il linker presente sulla resina.
Quale gruppo protettore dell'α-ammino gruppo viene scelto il 9-fluorenilmetilossicarbonil (Fmoc) in quanto facilmente asportabile in condizioni operative blande.
La rimozione di detto gruppo protettore viene condotta mediante trattamento con una soluzione basica di piperidina 20% in dimetilformammide.
I gruppi funzionali reattivi presenti nelle catene laterali degli amminoacidi vengono generalmente protetti con gruppi protettori noti nella sintesi dei peptidi stabili nelle condizioni di allontanamento del gruppo α-amminoprotettore.
Negli stadi c) ed e) del procedimento della presente invenzione, gli amminoacidi vengono introdotti nella catena peptidica in crescita, mediante estere attivo, utilizzando come solventi inerti dimetilformammide o cloruro di metilene.
Al termine della reazione di sintesi del peptide, si procede nello stadio f) alla sua rimozione dal supporto solido mediante idrolisi acidolitica. Il peptide-resina viene quindi sospeso in una soluzione di acido trifluoroacetico contenente il 10-12% di scavengers quali: tioanisolo, acqua, fenolo, tritilsilano, etanditiolo. Si mantiene la sospensione a temperatura ambiente per tre ore, quindi si separa la resina e si concentra la soluzione. Il peptide viene precipitato e lavato più volte con etere etilico. Il peptide così ottenuto viene solubilizzato in solvente acquoso acido e quindi purificato mediante cromatografia. Le frazioni contenenti il peptide vengono quindi recuperate e liofilizzate.
Con questa tecnica, è stata sintetizzata una serie di peptidi conposti da 15 amminoacidi, di cui 12 derivati dalla sequenza integrale di RANTES, sovrapposti sequenzialmente, ciascuno con uno scarto di due amminoacidi rispetto al precedente, e gli altri tre (Gly-Ser-Gly) aggiunti ad ogni peptide all'estremità COOH-terminale per permettere la biotinilazione del peptide stesso, così da studiarne il legame alle cellule umane.
Allo scopo, si è utilizzata la linea linfoide T CD4<+>PM1 (Lusso et al.,J.Virology,1995, 69:3712-3720).
La capacità di legame dei peptidi ai linfociti T non è risultata connessa a una singola zona della sequenza, ma appare piuttosto condivisa da peptidi corrispondenti ad almeno tre regioni distanti e separate sulla sequènza completa.
Sorprendentemente, invece, l'attività antivirale è risultata connessa ai peptidi di una singola regione con sequenza compresa fra la seconda e la terza cisteina della sequenza delle chemiochine C-C, come sopra definita.
Il test di attività antivirale era quello dell'inibizione della formazione di sincizi (cellule giganti multinucleate prodotte dalla fusione di cellule infettate con cellule non infettate) dopo incubazione per 18 ore di cellule PM1 non infettate con cellule PM1 stabilmente infettate con il ceppo virale HIV-BaL (che utilizza come co-recettore CCR5). I risultati ottenuti con alcuni peptidi dell'invenzione sono riportati in Figura 3.
I peptidi dell'invenzione sono risultati inefficaci nello stesso test nei confronti del ceppo IIIB di HIV-1, adattato alla crescita in linee cellulari continue, che utilizza un diverso co-recettore di membrana (CXCR4) e che non è sensibile alla chemiochina suddetta. Gli stessi risultati di attività nei confronti di HIV-1 BaL e HIV-1 IIIB sono stati confermati anche utilizzando dodecapeptidi di sequenza identica ai peptidi sopra elencati ma privi del tripeptide GSG di biotinilazione.
I peptidi dell'invenzione o loro derivati, o proteine chimeriche che li contengono, possono essere utilizzati nella terapia o profilassi dell'AIDS e delle altre patologie associate all'infezione da parte di lentiretrovirus dei primati, ovvero di altri virus che utilizzino recettori per le chemiochine come recettori di membrana. I peptidi dell'invenzione possono essere utilizzati anche per il trattamento di malattie allergiche o autoimmuni di ogni altra.patologia in cui le chemiochine giochino un ruolo nella patogenesi e nelle manifestazioni cliniche. Allo scopo, saranno somministrati opportunamente formulati in composizioni farmaceutiche secondo quanto descritto ad esempio in "Remington's Pharmaceutical Sciences Handbook",Mack Publishing Company, New York, U.S.A..
Le composizioni secondo l'invenzione conterranno una quantità efficace dei peptidi (o loro derivati e proteine chimeriche), per esempio da 0,1 a 100 mg e saranno somministrate preferibilmente per via parenterale, in particolare per via sottocutanea o intramuscolare. Il dosaggio giornaliero dipenderà ovviamente da più fattori, quali gravità della patologia, peso, sesso ed età del paziente e sarà scelto di volta in volta sulla base degli studi tossicologici, farmacocinetici e farmacodinamici di ogni singolo peptide o derivato. In linea di massima, il dosaggio giornaliero di peptide potrà comunque essere compreso tra 10 e 1500 pmol/kg di peso corporeo e il trattamento potrà essere continuato anche per lunghi periodi. Sono anche possibili altre vie di somministrazione, ad esempio quella orale, ricorrendo alla formulazione dei peptidi in liposomi o altre tecniche note per la somministrazione di peptidi o proteine per via gastroenterica, quali quelle descritte in W093/25583.
I peptidi dell'invenzione possono essere anche utilizzati per produrre anticorpi anti-peptidi e quindi anticorpi anti-idiotipo diretti contro 1'anticorpo antipeptide, simulando così il peptide originale con il sito attivo di un anticorpo o ancora per lo sviluppo di peptidomimetici ad azione antivirale o per lo sviluppo di farmaci antagonisti dei recettori delle chemiochine.
L'uso di tali anticorpi, eventualmente umanizzati, offrirebbe il vantaggio di diffusibilità e stabilità, nonché di una lunga emivìta in vivo.
Le tecniche per la produzione di anticorpi anti-idiotipi e gli anticorpi umanizzati sono descritte ad esempio in WO 86/1539 e in EP-A-481790.
I peptidi dell'invenzione sono anche utili per applicazioni diagnostiche o di ricerca, ad esenpio per la caratterizzazione strutturale del. sito di attività mediante modellistica molecolare computerizzata e/o studi cristallografici o NMR.
I seguenti esempi illustrano ulteriormente l'invenzione.
ESEMPIO 1
I peptidi biotinilati sintetizzati sono stati disciolti in DMSO puro e successivamente diluiti in tampone fosfato (PBS)per ottenere uno stock di 1,66 mg/ml in DMSO al 66%.
Per il test di legame alla superficie cellulare, i peptidi coniugati a biotina sono stati incubati alla concentrazione di 100 pg/ml in un volume di 100 μl di PBS con 100.000 cellule della linea PM1, previamente lavate due volte con PBS. Un test di controllo utilizzava la linea PM1 incubata con NDMSO al 66% in acqua. Dopo 30 minuti alla temperatura di 4°C, le cellule venivano lavate due volte con PBS ed incubate in un volume di 100 μl di PBS con avidina coniugata al fluorocromo FITC (Sigma) alla concentrazione di 5 μg/ml. Dopo 30 minuti a 4°C, le cellule venivano nuovamente lavate con PBS e risospese in 500 μl di PBS per la lettura al citofluorimetro (Becton Dickinson). Per ogni campione venivano accumulati 10.000 eventi. I valori assegnati al grado di legame con la superficie cellulare erano i seguenti: no legame (profilo di fluorescenza sovrapponibile al controllo negativo) = - (0); picco di fluorescenza inferiore a 20 = /- (10); picco di fluorescenza tra 20 e 100 = (30); picco di fluorescenza tra 100 e 500 = + (60); picco di fluorescenza superiore a 500 = ++ (90). I risultati sono riportati in Figura 2.
ESEMPIO 2
Per il test di inibizione della formazione di sincizi indotti da HIV, sono stati utilizzati due tipi di peptidi sintetici: quelli coniugati a biotina precedentemente descritti (15mer) ed alcuni peptidi di sequenza identica ma privi di legame a biotina e di coda (GSG (12mer) (Neosystem) dissolti in acqua alla concentrazione di 5 mg/ml e quindi in PBS ad una concentrazione stock di 1 mg/ml. Due coppie di linee cellulari continue sono state utilizzate: 1) la linea PM1 non infettata e la medesima linea infettata cronicamente con il virus HIV-1BaL; 2) la linea Molt-3 non infettata e la medesima linea infettata cronicamente con il virus HIV-1IIIB. Quando vengono poste a contatto nella stessa coltura, le due linee di ciascuna di queste coppie danno origine rapidamente alla formazione di cellule giganti multinucleate, o sincìzi, dovute alla capacità fusogenica delle proteine dell'involucro virale presenti sulla linea infettata. Condizione essenziale per la formazione di tali sincizi è la disponibilità dell'intero complesso recettoriale per il virus HIV-1 sulla cellula non infettata. Inizialmente le cellule delle quattro linee cellulari sono state lavate ripetutamente con PBS.
100.000 cellule della linea non infettata (PM1 o Molt-3) sono state quindi poste in piastre a 96 pozzetti con fondo piatto (Costar) ed incubate per 30 minuti a temperatura ambiente con ciascuno dei peptidi alla concentrazione finale di 10 μg/ml in un volume di 100 μl di mezzo di coltura RPMI completo. Successivamente, senza rimuovere il peptide, venivano analogamente aggiunte 10.000 cellule della linea omologa infettata (PMl/HIV-1BaL o Molt-3/HIV+1IIIB) in un volume di 100 μl di RPMI completo. Veniva quindi aggiunta un'adeguata quantità di ciascun peptide per avere una concentrazione finale di 10 μg/ml in un volume finale di 200 μl. Dopo 18 ore, le cellule venivano visualizzate al microscopio. Due diversi operatori erano designati separatamente (in cieco)alla conta dei sincizi. I valori assegnati al grado di inibizione della formazione di sincizi nel grafico erano i seguenti: no sincizi = - (90); rari sincizi di piccola taglia = /- (60); sincizi numerosi di piccola taglia = (30); sincizi numerosi di media taglia = + (10); sincizi molto numerosi di grande taglia = ++ (0). I risultati sono riportati in Figura 3.
Claims (17)
- RIVENDICAZIONI 1. Peptidi aventi da 5 a 30 amminoacidi, con sequenza corrispondente o omologa alla sequenza 5-34 di RANTES o 6-35 di ΜΙP-1α, ΜΙΡ-1β o alle sequenze colineari di altre chemiochine che siano capaci di legare il recettore CCR5.
- 2. Peptidi aventi da 5 a 30 amminoacidi con sequenza corrispondente o omologa alla sequenza compresa tra la seconda e la terza cisteina di SDF-1 o altre chemiochine in grado di legare CXCR4.
- 3. Peptidi secondo la rivendicazione 1 aventi da 5 a 20 amminoacidi.
- 4. Peptidi secondo la rivendicazione 1 aventi da 8 a 12 amminoacidi.
- 5. Peptidi secondo una qualunque delle rivendicazioni 1-3 con sequenza corrispondente alla sequenza compresa tra la seconda e la terza cisteina di RANTES.
- 6. Peptidi secondo una qualunque delle rivendicazioni da 1 a 4 aventi la sequenzain cui C, F, Y e R corrispondono rispettivamente agli amminoacidi cisteina, fenilalanina, tirosina e arginina in accordo con l'abbreviazione a una lettera degli amminoacidi; X rappresenta il gruppo NH2 terminale della cisteina oppure è una cisteina o un peptide conprendente da 2 a 5 amminoacidi con sequenza corrispondente alle posizioni 6-10 di RANTES, ΜΙP-1α, ΜΙP-1β riportata in Figura 1; X1 è alanina o serina (A o S); X2 è isoleucina o treonina (I o T); X3 è alanina o serina (A o S); X4 è prolina, lisina o glutammina (P, K o Q) oppure è una sequenza comprendente da 2 a 18 amminoacidi il cui primo amminoacido è prolina, lisina o glutammina e gli altri corrispondono alla sequenza degli amminoacidi nelle posizioni 19-35 di RANTES,ΜΙP-1α,ΜΙΡ-1β.
- 7. Peptidi secondo la rivendicazione 5 in cui X è il gruppo NH2 terminale della cisteina e X4 è scelto fra prolina,glutammina e lisina oppure è un peptide di sequenza scelta fra PL, PLP, PLPR, PLPRA, QI, QIP,QIPQ, KL, KLP,KLPR.
- 8. Peptidi secando la rivendicazione 6 aventi la sequenza scelta nel gruppo costituito da:
- 9. Proteine chimeriche ottenibili inserendo i peptidi delle rivendicazioni 1-8 in proteine fisiologiche.
- 10. Proteine secondo la rivendicazione 9 in cui le proteine fisiologiche sono scelte fra albumina o frazioni Fcγ di immunoglobuline G.
- 11. Analoghi dei peptidi delle rivendicazioni 1-9 in cui uno o più amminoacidi appartengono alla serie D oppure sono stati funzionalizzati ai gruppi NH2 , COOH terminali o ai gruppi COOH, ΝH2 , OH o SH con gruppi capaci di aumentare la stabilità metabolica dei peptidi.
- 12. Peptidi dotati di omologia di almeno il 60% con i peptidi della rivendicazione 5.
- 13. Composizioni farmaceutiche contenenti come principio attivo i peptidi delle rivendicazioni 1-12.
- 14. Uso dei peptidi delle rivendicazioni 1-12 per la preparazione di medicamenti ad attività antilentiretrovirus.
- 15. Uso secondo la rivendicazione 14 in cui il lentiretrovirus è l'HIV-1.
- 16. Uso dei peptidi delle rivendicazioni 1-12 per la preparazione di medicamenti ad attività antiallergica e antiinfiammatoria.
- 17. Anticorpi diretti contro il sito attivo di anticorpi che riconoscono i peptidi delle rivendicazioni 1-12.
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