lunedì 19 gennaio 2026
Fantascienza
domenica 18 gennaio 2026
Fammi fessa
Io e Secondogenita siamo sempre state caratterialmente molto diverse, lei straordinariamente simile al padre. Abbiamo passato anni di scontri, di incompatibilità e difficoltà. La nostra dinamica più frequente funzionava bene o male così:
Secondogenita fa una richiesta di solito non compatibile con quanto da me voluto
Un secco NO da parte mia che però interiormente mi crea possibilità di ripensamenti
Proteste inkazzose e vivaci da parte sua
Il secco NO diventa sempre più definitivo mano a mano che le proteste si fanno più voluminose e insistenti
Urla da parte sua
Fine
Per anni le ho detto di farsi furba, che sapendo come sono fatta di carattere, il modo per farmi fessa è estremamente semplice: dopo il mio NO iniziale basterebbe darmi il tempo di pensare, senza insistere, e se ci si aggiunge anche qualche dolcezza allora quasi sicuramente, compatibilmente con la richiesta, quel NO diventerebbe un SI. Niente. La ragazzina, caparbia e dal carattere forte, andava sempre e inevitabilmente allo scontro. Fatti furba, fammi fessa! le ripetevo spesso. D'altra parte se sai che tua mamma ha questo carattere qui e se vuoi qualcosa puoi anche ingegnarti per ottenerlo tanto alle urla e all'inkazzo da me, toro testone, non otterrai davvero mai nulla. Anzi. Più urli e più ti inkazzi più il mio NO diventa totale e indiscutibile.
Non so esattamente quando sia avvenuta la metamorfosi, forse è stato qualcosa di graduale avvenuto con l'impegno di entrambe. La dinamica ora è diametralmente cambiata. Quando lei mi chiede qualcosa io non le dico no, le chiedo cinque minuti per pensarci in modo da valutare l'idea e da vedere se riesco ad accontentarla. Lei da parte sua non insiste, mi da il tempo, e quando si ripresenta mi chiede dolcemente la decisione. E se la decisione è ancora no, allora me lo richiede ma senza insistere troppo e nel caso diventi un sì allora mi domanda se ne sono sicura, se non è troppo un peso, se va bene così e va sempre bene così. Il mio SI una volta che è tale non torna più indietro (domani scriverò qui un esempio lampante successo sabato). E' una dinamica sana, per nulla forzata, naturale, che si è stabilita fra noi con spontaneità ed equilibrio. Credo che stia maturando, che stia crescendo. E io con lei.
giovedì 15 gennaio 2026
Mi manca...
Come sapete le vacanze di Natale non sono state proprio tutta questa gran passeggiata (per chi se lo fosse perso leggere qui) tuttavia, e pare davvero assurdo, ci sono stati anche dei lati positivi e il mio garmin me lo ricorda con nostalgia. Avendo a disposizione tanti giorni di ferie e l'impossibilità di correre il mio fisico si è rilassato così tanto da farmi dormire dalle 8 ore in su, ho toccato picchi anche di 9 ore e mezzo. Non ho memoria di quando fosse stata l'ultima volta e questo perché
il mio fisico è naturalmente portato a svegliarsi presto anche quando non ci sono sveglie fastidiose a ricordarglielo. Dal lunedì al venerdì ho la sveglia puntata alle 6,30 ma sono già in piedi senza bisogno di nulla già dalle 6,10-6,15. Il sabato e la domenica il mio cervellino malato non abbandona questa abitudine e per quanto mi sforzi a un certo punto sono costretta ad abbandonarmi all'evidenza e ad alzarmi dal letto
potrei rilassarmi e svegliarmi più tardi quando sono in ferie tuttavia l'unico momento dell'anno in cui ho abbastanza ferie di filato è l'estate e d'estate mi sveglio tre volte alla settimana moooooolto presto (diciamo alle 5,00) per andare a correre col “fresco”. Inutile dire che i giorni intermedi il mio cervello rimane settato su quell'orario
non ho mai avuto ferie in inverno, questa è stata la prima volta tuttavia mi sarei comunque alzata presto per correre visto che sarebbe stato l'unico momento, avendo figli a casa, in cui non avrei disturbato il naturale andamento familiare. In questo siamo grati all'ernia ombelicale che mi ha imposto un riposo forzato
Finita questa parentesi di eventi mai successi prima mi ritrovo a pensare con nostalgia ai giorni in cui il mio garmin si complimentava con me chiamandomi “esperto del sonno”. Ah... bei tempi andati...
Today I don't feel like doing anithing
martedì 13 gennaio 2026
Di pene d'amor perduto
La porta che separa la stanza delle due sorelle è una porta che ha una parte di vetro smerigliato per cui io riesco a vedere se Primogenita è seduta alla scrivania (si suppone a studiare) oppure no. In questo periodo non l'ho vista applicarsi ma ci sta, fra la pausa didattica (che teoricamente servirebbe per recuperare le materie sotto, e lei ne ha eh) e la pausa natalizia si è giustamente concessa un pochino di relax però ora basta. Raramente con le ragazze alzo la voce, ritengo che ormai siano abbastanza grandi per un confronto pacato e semi-adulto, ma mi ero preparata a irrompere nella stanza stile Hulk e farle notare che occorreva mettersi a studiare. Ho aperto in modo dirompente (di solito busso ed entro piano) e la scena parata davanti era decisamente diversa da quanto mi fossi immaginata.
“Tutto bene Amore mio?”
“Sì mamma” rispose l'adolescente sbottando in un pianto singhiozzante.
Me la sono presa fra le braccia, me la sono coccolata senza chiedere spiegazioni, ranicchiata come quando era piccola piccola. Pare fosse indecisa se lasciare il PoveroRagazzo dopo due anni insieme. Abbiamo parlato molto, fra singhiozzi e confidenze. Mi sono accertata che ne avesse parlato con qualche amica, che non si sentisse sola e mi sono resa conto in quel momento molto più che in altri che sono sua mamma, non una sua amica. Può sembrare banale ma non lo è. Primogenita l'ho fatta abbastanza giovane, c'è chi ci scambia per sorelle, e abbiamo sempre avuto un rapporto molto sincero, affettuoso e diretto. Siamo molto simili, raramente andiamo in contrasto e quand'anche fosse risolviamo in fretta e senza strascichi. Ma in quel momento, parlando con lei sul letto, la realtà del mio ruolo mi è piombata addosso in modo dolce ma netto. Qualche decina di minuti dopo casa nostra è stata invasa da una bellissima processione: un'amica recante caramelle gommose di consolazione, un'altra amica che chiamava me con insistenza perchè preoccupata visto che Primogenita non rispondeva più e infine il PoveroRagazzo che, ignaro di tutto, ha voluto fare una sorpresa a mia figlia. Abbiamo preso una pausa, e mi sento molto meglio perché gli voglio bene e non voglio perderlo ma non credo di amarlo più mi ha detto dopo.
Tutto questo è successo prima. Ieri sera invece ha pianto tanto nel silenzio di una casa dove tutti dormivano tranne noi due, e mi ha confidato di aver deciso. Mi ha confidato la rabbia, la frustrazione, la tristezza, la paura. Me la sono coccolata, me la sono abbracciata, l'ho consolata oltre a darle i consigli più neutri e maturi di cui sono capace. E' davvero una ragazza dal cuore d'oro.
lunedì 12 gennaio 2026
Che si aprano le danze
Oggi è un giorno un po' particolare perché dovrò iscrivere due dei miei figli alle prossime scuole, i due più piccoli, e la cosa mi fa davvero strana. Il pensiero che Birullulo prossimo anno andrà alle elementari, lui, il piccolo di casa, mi riempie il cuore. E' vero che lui è di dicembre e che sarà uno dei più piccoli però andrà comunque alle elementari e nel giro di pochissimo, io lo so, avrà una crescita esponenziale che mi farà domandare Ma dove è finito il mio piccolino? E poi c'è Secondogenita, lei che prima del fratello è sempre stata considerata davvero la piccola peste di casa, oggi la iscriverò alle superiori. E' riuscita a scegliere e a parte una débâcle iniziale ha preso la decisione secondo me migliore: seguire il suo cuore fregandosene dei consigli spesso contrastanti di chi le stava intorno. E che scientifico tradizionale sia.
domenica 11 gennaio 2026
Ancò
Si potrebbe pensare a una mia assenza causa altre ferie, e invece no. Tralasciando la visita all'ernia e successivi aggiornamenti (che vi posterò nei prossimi giorni) ho avuto anche il controllo al seno. Mi hanno chiamato (come sempre fanno) da un giorno per il giorno successivo per cui mercoledì sono andata per l'ernia e giovedì mi sono ritrovata a senologia oncologica. Sulla carta doveva essere il controllo a 6 mesi dal mammotome, una mammografia senza altre torture. E invece. Al di là del fatto che ormai mi conoscono tutti e la sensazione è bella, è un po' come sentirsi a casa. Gli infermieri ti chiamano per nome, ci si aggiorna delle proprie ferie e delle proprie vite e cercano di agevolarti in tutto e per tutto. Insomma, dopo la mammografia mi hanno fatto una ecografia e la dottoressa sempre carinissima mi ha detto che le dispiaceva, ma occorreva fare un altro prelievo.
“Nessun inserto in titanio a questo giro eh”
“Ah ok, agoaspirato?”
“Eh no cara, andiamo di biopsia, una core biopsy. Invece di prelevare cellule preleviamo dei pezzi di tessuto. Mi spiace ma serve”
Ormai non sono più una novellina ma mi ero convinta a questo giro che sarei tornata a lavorare per le 10,30 con il responso tutto invariato, torni fra sei mesi. Ero così convinta che sono andata lì in bicicletta e ho dovuto chiamare Mr D. perché dopo non sarei più stata in grado di tornare a casa da sola. Appena entrata nella micro saletta operatoria l'infermiere mi ha guardato con stupore:
“B!! Ma non avrai mica paura!! Ormai dovresti essere quasi abituata”
“Eh M. questa non è la faccia di chi ha paura, è la faccia di una che sa cosa sta per affrontare. Non è che sia proprio piacevole eh”
E così, due anestesie e sei spari dopo (di cui tre dolorosi perché pare abbiano dovuto prelevare più tessuto) mi sono accucciata in macchina con Mr D. e il mio ghiaccio sulla tetta. Tre giorni di riposo, niente lavoro, e via. Ora attenderò due settimane prima di essere chiamata a sentire il responso di persona (non lo danno sul fascicolo sanitario nà al telefono perché potrebbero essere brutte notizie come no, questa è la procedura). In tutto questo io come sto? Sono convinta che sia sempre un B3, quindi né benigno né maligno e sono convinta che mi dicano di tornare ai vecchi controlli annuali/semestrali e questo perché la dottoressa mi ha detto che comunque le variazioni al nodulo sono compatibili con l'ultimo prelievo fatto. Sarà così, ne sono quasi certa.
mercoledì 7 gennaio 2026
Finale col botto
Per passare insieme gli ultimi tre giorni dell'anno tutti insieme in famiglia si è deciso di partire per un viaggetto in macchina, destinazione: Monaco di Baviera. In ordine di comparsa:
Prima notte mi giro nel letto e ZAC! Dolore atroce all'addome. Vado in bagno e scopro una simpatica ernia ombelicale. Chiamo il medico alla mattina:
“Signora venga subito in ambulatorio”
“Ma io sarei all'estero, torno il 30”
“Allora il 30 venga subito in ambulatorio”
“Ma io torno di sera”
“Allora il 31 mattina appena si sveglia venga qui. E nel caso le faccia molto male o diventi viola vada in pronto soccorso. Intanto le ho già fissato la visita chirurgica”
Bene ma non benissimo. Per farla breve mi dovrò operare, ma questa è un'altra storia destinata a un altro post
Prima mattina, Primogenita si sveglia con un enorme sfogo su metà del volto e su tutta una mano. Prude, è viola. Penso subito alle cimici del letto unita a una qualche reazione allergica visto che lei è soggetta. Unisco questa richiesta al medito insieme alla richiesta dell'ernia. Per farla breve: dopo aver dormito le notti rimanenti tutti comodamente (e immaginerete molto larghi) in uno stesso letto che presumevo non essere contaminato, siamo rientrati e l'ho portata dal medico il quale ha escluso le cimici (ci saremmo dovuti ricoprire anche noi) ma ha introdotto la variabile acari della polvere. Yeeeee. Visto che continua a non stare bene sono giorni che lavo la qualunque. Alla facciaccia di chi non dovrebbe fare sforzi
Giorno prima della partenza Secondogenita inizia a sentirsi male. Primo ciclo in assoluto della sua vita, amoremiodolce. Secondo giorno di vacanza non ci sta più dentro. Piange e mi chiede di tornare in albergo perché deve andare in bagno. Le provo a spiegare che l'intestino non centra nulla, che sta scoprendo le gioie di essere donna, ma lei non ci crede per cui rinuncio al Museo della scienza e della tecnologia, smollo Mr D, Primogenita e Sbirullulo e me la porto in hotel dove, dopo una tachipirina e tante coccole comprende che, ahimè, avevo ragione io. Inutile dire che non è felicissima della scoperta
Insomma: bene ma non benissimo.