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Infinite Jest
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Di Wallace ho già letto il brillante saggio: "una cosa divertente che non farò mai più" che ho davvero apprezzato, una fusione ben riuscita di umorismo e sociologia e dopo aver acquistato e tenuto lì a prendere polvere per un paio d'anni in libreria il suo romanzo più famoso mi sono deciso e l'ho finalmente iniziato.
"Infinite Jest", mostro venerato e temuto.
A vedersi appare come un bel tomo grassoccio di circa 1300 pagine, più o meno la lunghezza di un "Signore degli anelli" o uno dei romanzi Malazan o ancora un tomo della Folgoluce di Sanderson, insomma niente di spaventoso per un lettore di fantasy, siamo abituati a questi numeri.
Quello che invece colpisce come un gancio diretto alla bocca dello stomaco è la capacità di Wallace nel fregarsene completamente del lettore medio e nell'evitare attentamente di essere accessibile ai più. Lui scrive a modo suo e pazienza, sta a noi cercare la concentrazione necessaria per seguirlo nei suoi voli pindarici lessicali oppure utilizzare il volume cartaceo come semplice fermaporte.
La trama di Infinite Jest è riassumibile pressappoco in una manciata di righe ma Wallace si sente in dovere di riempire le restanti 1300 pagine iniziando a raccontarci di tutto; eventi, situazioni e pensieri a ruota libera, senza freni e regole, tutti però racchiusi nell'immobilità, nella depressione cronica, nella dipendenza senza speranza, raccontati con un tono che fa dell'umorismo il suo punto di forza utilizzando una struttura narrativa a incroci e salti temporali differenti e non sequenziali che legano il lettore con una camicia di forza inamovibile e indistruttibile e lo costringono alla lettura forzata del testo dimenticando di mangiare e andare di corpo. Talmente surreale da sembrare reale. Ho trovato difficilissimo staccarmi dalle sue pagine, è come un buco nero supermassiccio, impossibile rimanere indifferenti.
Lo stile e l'abilità di scrittura di Wallace stupisce e affascina, cattura l'attenzione tra neologismi, vocaboli inusuali, ripetizioni ossessive, frasi talmente lunghe che cerchi ancora il punto dopo una pagina, dialoghi sopra le righe studiati con una cura maniacale e la capacità di dettagliare ogni cosa a livello molecolare.
In poche parole Wallace si diverte, ancor più che nei suoi saggi, a mischiare le carte in tavola e stupire con la sua indiscussa, mostruosa abilità. Volutamente.
La sensazione è quella di ascoltare una radio accesa saltando per brevi secondi da una stazione all'altra cercando di intuire al volo di quali canzoni si tratta e infine trascriverne il testo a memoria.
E così passano le prime 600 pagine, che sembrano molte ma siamo solo a metà romanzo, e ci portano lentamente in questo mondo quasi futuristico ma che somiglia tristemente ai nostri giorni in cui però tutto è alquanto bizzarro.
Bizzarra è la situazione politica con un bel muro di plexiglass ai confini degli Stati, bizzarra è la società con le sue regole social consumistiche eccessive e i suoi numerosissimi personaggi, tutti con seri problemi esistenziali, autentici prodotti della loro società malata.
Il consumismo senza limiti la fa da padrone e detta le leggi ad ogni livello, la pubblicità entra fin dentro le ossa.
Pensate alla statua della libertà con al posto della fiaccola un bel prodotto da pubblicizzare tipo un hamburger gigante di plastica di svariate tonnellate o il novero degli anni che acquisisce il nome di un bene di consumo tipo: "siamo nell'anno del pannolone per adulti Depend". Per citarne ancora abbiamo anche delle enormi catapulte che sparano nello spazio capsule con la spazzatura prodotta dagli abitanti e le scorie radioattive, quando non cadono accidentalmente sulla città stessa e sulle loro teste annebbiate dalle droghe.
Ma Wallace non è uno scrittore di fantascienza, si vede e non vuole esserlo. Il suo mondo è solo una parodia che affascina e racchiude le infinite storie dei suoi personaggi. Come un cerchio, non inizia e non finisce, procede avanti e torna indietro.
Una parodia, un mezzo artificioso, come il suo "Intrattenimento": un video che assorbe la mente di chi lo vede annullandone ogni volontà fino alla morte. Unica possibilità di libertà. Servizi segreti composti da assassini senza gambe su sedie a rotelle. Agenti segreti speciali che adottano tattiche di travestimento bizzarre e discutibili come l'utilizzare persone di colore per impersonare uomini bianchi e uomini bianchi per impersonare individui di colore. Un delirio.
Si procede avanzando a piccoli passi mettendo ordine, soffermandoci maggiormente sulle vicissitudini dei tanti personaggi descritti in modo ossessivo e microscopico donandogli una connotazione da vicini problematici della porta accanto o conoscenti di vecchia data ormai perduti. Si finisce per conoscerli talmente bene nelle loro specificità fisiche e psicologiche ma ci si dimentica, stranamente, di provare emozioni per le loro azioni che rimangono distanti. Soli e abbandonati anche dal lettore.
Infinite Jest è un romanzo sulla dipendenza brutale in ogni sua declinazione: dipendenza dalle droghe, dipendenza dal consumismo sfrenato, dai mass media invasivi.
Abbiamo la casa di recupero per tossicodipendenti, la scuola di tennis per giovani promesse, le strade piene di disperati, drogati e senzatetto, questi i luoghi principali dove Wallace, da maestro giocoliere delle parole, ci trasporta in mille situazioni diverse toccando sempre vette di dolore, mancanza e rimpianto, mai una gioia per nessuno e la speranza scivola via tra le dita come polvere al vento. I suoi personaggi sono prigionieri del loro mondo e ne sono consapevoli.
I giovani tennisti non hanno modo di crescere, occlusi dalla loro conoscenza enciclopedica e da una società che li guida su percorsi già delineati fin dalla loro tenera età. I residenti della casa di recupero sono protagonisti e allo stesso tempo spettatori della loro triste e solitaria vita, accumunati dalle disgrazie agli altri residenti ma imprigionati tutti nella loro stessa disperata condizione.
Tutta questa prima metà è magnetica, la parte che ho seguito con maggior interesse. 5 stelle.
Poi nella seconda metà, il "gioco" di Wallace, per quanto mi riguarda, inizia a cedere e rischia di rompersi involvendo su se stesso.
Si raggiunge, forse, una maggiore chiarezza della trama principale riuscendo a collegare i pochi punti nascosti nel caleidoscopio proposto, ma viene meno quel senso di novità, stupore e divertimento che mi aveva accompagnato nelle fasi iniziali. Continuano ad essere narrati eventi e situazioni con l'aggiunta di altri personaggi che vanno a sommarsi ai precedenti.
Leggere ancora e ancora di tizi che si divertono ad ammazzare cani e gatti soffocandoli in sacchi di plastica, altri in piena fase finale da dipendenza cronica immersi nelle loro feci e stupri di minorenni tetraplegici inizia a sfiancarmi mentalmente e la pazienza termina. Il trucco ormai consumato dello scioccare il lettore con questi mezzi non basta più, la novità è perduta e lo schema tende a ripetersi, all'infinito. Tutto già visto nelle precedenti 600 pagine.
La trama non decolla mai, evidentemente non serve, è un pretesto, gli eventi e le innumerevoli situazioni secondarie, descritte per pagine intere, arrivano anche ad annoiarmi. La concentrazione si arrende e quel senso di divertimento e stupore provato all'inizio sfuma inesorabilmente e collassa completamente verso un finale che sembra non voler chiudere un bel niente. 3 stelle.
Buon Infinite Jest per tutti.
Si dice che è il viaggio che conta, sono pienamente d'accordo ma aggiungo: al termine di un romanzo mi chiedo sempre cosa mi ha lasciato? cosa mi hanno dato questi personaggi? Qual è il messaggio?
Analizzando le 1200 pagine, oltre allo stile indiscutibile e dotato dell'autore, fonte di meraviglia, e le risate situazionali delle tante scene al limite del grottesco, mai in me questo Infinite Jest è riuscito a suscitare emozioni vere, nulla mi ha legato veramente a questi individui rotti, malati e senza speranza che vagano in un mondo di cui sono immagine riflessa. Forse anche questo isolamento lettore/personaggio era voluto da Wallace.
Eppure mi inchino alla sconfinata abilità di Wallace nel catapultarmi, come la sua spazzatura volante, in questo mondo degenerato, triste e chiuso, con le sue scene surreali, a volte vomitevoli, ma anche divertenti, che rimarranno impresse nella mia memoria a lungo.
Cosa mi rimane di questo romanzo? Sicuramente anche la sua straordinaria capacità di saper intrattenere.
Certamente non ho detto tutto, ma forse ho detto anche troppo, non è un romanzo facile da leggere ne un romanzo da venerare o mitizzare, senza alcun dubbio un'utile esperienza di lettura.
Scusate la lunghezza.
"Infinite Jest", mostro venerato e temuto.
A vedersi appare come un bel tomo grassoccio di circa 1300 pagine, più o meno la lunghezza di un "Signore degli anelli" o uno dei romanzi Malazan o ancora un tomo della Folgoluce di Sanderson, insomma niente di spaventoso per un lettore di fantasy, siamo abituati a questi numeri.
Quello che invece colpisce come un gancio diretto alla bocca dello stomaco è la capacità di Wallace nel fregarsene completamente del lettore medio e nell'evitare attentamente di essere accessibile ai più. Lui scrive a modo suo e pazienza, sta a noi cercare la concentrazione necessaria per seguirlo nei suoi voli pindarici lessicali oppure utilizzare il volume cartaceo come semplice fermaporte.
La trama di Infinite Jest è riassumibile pressappoco in una manciata di righe ma Wallace si sente in dovere di riempire le restanti 1300 pagine iniziando a raccontarci di tutto; eventi, situazioni e pensieri a ruota libera, senza freni e regole, tutti però racchiusi nell'immobilità, nella depressione cronica, nella dipendenza senza speranza, raccontati con un tono che fa dell'umorismo il suo punto di forza utilizzando una struttura narrativa a incroci e salti temporali differenti e non sequenziali che legano il lettore con una camicia di forza inamovibile e indistruttibile e lo costringono alla lettura forzata del testo dimenticando di mangiare e andare di corpo. Talmente surreale da sembrare reale. Ho trovato difficilissimo staccarmi dalle sue pagine, è come un buco nero supermassiccio, impossibile rimanere indifferenti.
Lo stile e l'abilità di scrittura di Wallace stupisce e affascina, cattura l'attenzione tra neologismi, vocaboli inusuali, ripetizioni ossessive, frasi talmente lunghe che cerchi ancora il punto dopo una pagina, dialoghi sopra le righe studiati con una cura maniacale e la capacità di dettagliare ogni cosa a livello molecolare.
In poche parole Wallace si diverte, ancor più che nei suoi saggi, a mischiare le carte in tavola e stupire con la sua indiscussa, mostruosa abilità. Volutamente.
La sensazione è quella di ascoltare una radio accesa saltando per brevi secondi da una stazione all'altra cercando di intuire al volo di quali canzoni si tratta e infine trascriverne il testo a memoria.
E così passano le prime 600 pagine, che sembrano molte ma siamo solo a metà romanzo, e ci portano lentamente in questo mondo quasi futuristico ma che somiglia tristemente ai nostri giorni in cui però tutto è alquanto bizzarro.
Bizzarra è la situazione politica con un bel muro di plexiglass ai confini degli Stati, bizzarra è la società con le sue regole social consumistiche eccessive e i suoi numerosissimi personaggi, tutti con seri problemi esistenziali, autentici prodotti della loro società malata.
Il consumismo senza limiti la fa da padrone e detta le leggi ad ogni livello, la pubblicità entra fin dentro le ossa.
Pensate alla statua della libertà con al posto della fiaccola un bel prodotto da pubblicizzare tipo un hamburger gigante di plastica di svariate tonnellate o il novero degli anni che acquisisce il nome di un bene di consumo tipo: "siamo nell'anno del pannolone per adulti Depend". Per citarne ancora abbiamo anche delle enormi catapulte che sparano nello spazio capsule con la spazzatura prodotta dagli abitanti e le scorie radioattive, quando non cadono accidentalmente sulla città stessa e sulle loro teste annebbiate dalle droghe.
Ma Wallace non è uno scrittore di fantascienza, si vede e non vuole esserlo. Il suo mondo è solo una parodia che affascina e racchiude le infinite storie dei suoi personaggi. Come un cerchio, non inizia e non finisce, procede avanti e torna indietro.
Una parodia, un mezzo artificioso, come il suo "Intrattenimento": un video che assorbe la mente di chi lo vede annullandone ogni volontà fino alla morte. Unica possibilità di libertà. Servizi segreti composti da assassini senza gambe su sedie a rotelle. Agenti segreti speciali che adottano tattiche di travestimento bizzarre e discutibili come l'utilizzare persone di colore per impersonare uomini bianchi e uomini bianchi per impersonare individui di colore. Un delirio.
Si procede avanzando a piccoli passi mettendo ordine, soffermandoci maggiormente sulle vicissitudini dei tanti personaggi descritti in modo ossessivo e microscopico donandogli una connotazione da vicini problematici della porta accanto o conoscenti di vecchia data ormai perduti. Si finisce per conoscerli talmente bene nelle loro specificità fisiche e psicologiche ma ci si dimentica, stranamente, di provare emozioni per le loro azioni che rimangono distanti. Soli e abbandonati anche dal lettore.
Infinite Jest è un romanzo sulla dipendenza brutale in ogni sua declinazione: dipendenza dalle droghe, dipendenza dal consumismo sfrenato, dai mass media invasivi.
Abbiamo la casa di recupero per tossicodipendenti, la scuola di tennis per giovani promesse, le strade piene di disperati, drogati e senzatetto, questi i luoghi principali dove Wallace, da maestro giocoliere delle parole, ci trasporta in mille situazioni diverse toccando sempre vette di dolore, mancanza e rimpianto, mai una gioia per nessuno e la speranza scivola via tra le dita come polvere al vento. I suoi personaggi sono prigionieri del loro mondo e ne sono consapevoli.
I giovani tennisti non hanno modo di crescere, occlusi dalla loro conoscenza enciclopedica e da una società che li guida su percorsi già delineati fin dalla loro tenera età. I residenti della casa di recupero sono protagonisti e allo stesso tempo spettatori della loro triste e solitaria vita, accumunati dalle disgrazie agli altri residenti ma imprigionati tutti nella loro stessa disperata condizione.
Tutta questa prima metà è magnetica, la parte che ho seguito con maggior interesse. 5 stelle.
Poi nella seconda metà, il "gioco" di Wallace, per quanto mi riguarda, inizia a cedere e rischia di rompersi involvendo su se stesso.
Si raggiunge, forse, una maggiore chiarezza della trama principale riuscendo a collegare i pochi punti nascosti nel caleidoscopio proposto, ma viene meno quel senso di novità, stupore e divertimento che mi aveva accompagnato nelle fasi iniziali. Continuano ad essere narrati eventi e situazioni con l'aggiunta di altri personaggi che vanno a sommarsi ai precedenti.
Leggere ancora e ancora di tizi che si divertono ad ammazzare cani e gatti soffocandoli in sacchi di plastica, altri in piena fase finale da dipendenza cronica immersi nelle loro feci e stupri di minorenni tetraplegici inizia a sfiancarmi mentalmente e la pazienza termina. Il trucco ormai consumato dello scioccare il lettore con questi mezzi non basta più, la novità è perduta e lo schema tende a ripetersi, all'infinito. Tutto già visto nelle precedenti 600 pagine.
La trama non decolla mai, evidentemente non serve, è un pretesto, gli eventi e le innumerevoli situazioni secondarie, descritte per pagine intere, arrivano anche ad annoiarmi. La concentrazione si arrende e quel senso di divertimento e stupore provato all'inizio sfuma inesorabilmente e collassa completamente verso un finale che sembra non voler chiudere un bel niente. 3 stelle.
Buon Infinite Jest per tutti.
Si dice che è il viaggio che conta, sono pienamente d'accordo ma aggiungo: al termine di un romanzo mi chiedo sempre cosa mi ha lasciato? cosa mi hanno dato questi personaggi? Qual è il messaggio?
Analizzando le 1200 pagine, oltre allo stile indiscutibile e dotato dell'autore, fonte di meraviglia, e le risate situazionali delle tante scene al limite del grottesco, mai in me questo Infinite Jest è riuscito a suscitare emozioni vere, nulla mi ha legato veramente a questi individui rotti, malati e senza speranza che vagano in un mondo di cui sono immagine riflessa. Forse anche questo isolamento lettore/personaggio era voluto da Wallace.
Eppure mi inchino alla sconfinata abilità di Wallace nel catapultarmi, come la sua spazzatura volante, in questo mondo degenerato, triste e chiuso, con le sue scene surreali, a volte vomitevoli, ma anche divertenti, che rimarranno impresse nella mia memoria a lungo.
Cosa mi rimane di questo romanzo? Sicuramente anche la sua straordinaria capacità di saper intrattenere.
Certamente non ho detto tutto, ma forse ho detto anche troppo, non è un romanzo facile da leggere ne un romanzo da venerare o mitizzare, senza alcun dubbio un'utile esperienza di lettura.
Scusate la lunghezza.
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Infinite Jest.
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June 1, 2020
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Started Reading
June 1, 2020
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classici
June 1, 2020
– Shelved
June 1, 2020
– Shelved as:
wallace
June 3, 2020
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to-read
May 29, 2022
– Shelved as:
2022
June 1, 2022
–
15.61%
"Wallace mi piega in due. E' una calamita e inizio a vorticare attorno alla sua orbita. Non riesco a fermarmi."
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200
June 8, 2022
–
Finished Reading
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Mi toccherà leggerlo.
Grazie per la condivisione e una possibile visione del labirinto

“Io credo che un libro debba essere davvero una ferita, che debba cambiare in qualche modo la vita del lettore. Il mio intento, quando scrivo un libro, è di svegliare qualcuno, di fustigarlo. Poiché i libri che ho scritto sono nati dai miei malesseri, per non dire dalle mie sofferenze, è proprio questo che devono trasmettere in qualche maniera al lettore. No, non mi piacciono i libri che si leggono come si legge un giornale: un libro deve sconvolgere tutto, rimettere tutto in discussione.”