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Questa è l'acqua
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A volte mi diverto a fare delle associazioni tra possibili protagonisti di romanzi distinti, o tra autori.
Tipo Mrs Bridge, verso la quale ho uno stupido pregiudizio di insofferenza (senza peraltro averne nemmeno letto il libro) la vedrai ben maritata insieme al suo corrispettivo maschile Mr Stoner, magari di due noiosi ne verrebbe fuori una persona sufficientemente simpatica.
Leggendo i racconti di Wallace ho pensato che sarebbe stato carino fare conoscere a DFW, non platonicamente o per via letteraria, ma in carne ed ossa la protagonista di Una campana di vetro, ovvero la sua autrice Sylvia Plath, i due autori hanno alcuni punti, non tutti ma alcuni, in cui collimano e lo stesso Wallace in uno dei racconti la cita esplicitamente.
Magari conoscendosi e unendo le loro due depressioni che invece se li sono risucchiati via, lei sotto una campana di vetro, lui appeso ad un cappio, si sarebbero salvati e il mondo non avrebbe dovuto suonare ancora una volta la campana (cit.)
Due personalità estremamente sensibili profonde, ironiche, e specchio di come sono questi bellissimi racconti.
Sono racconti molto lunghi e dai titoli difficilmente memorizzabili, strutturati e affatto semplici da leggere e seguire, ma credo che nulla uscito dalla testa di DFW sia mai stato semplice.
Solomon Silverfish è uno dei racconti sull’amore coniugale più bello che io abbia mai incontrato, senza un minimo di retorica o di sentimentalismo appicicaticcio, di una tenerezza sconfinata, c’è un marito coinvolto in una situazione assurda che si dedica alla moglie malata terminale, prendendola anche in giro dolcemente, come solo con le persone a cui si vuole davvero bene si può fare
Sophie […] Una moglie priva di importanti attributi femminili, che le pupille di quest’uomo ancora si dilatano quando i suoi occhi la guardano. Un uomo che mi guarda ridurmi a un mucchietto d’ossa e protuberanze e odora il mio odore e asciuga le mie lacrime e quando serve porta via i miei escrementi come fossero regali e pulisce il mio vomito quando non faccio in tempo ad andare in bagno e non mi fa mai sentire debole, sporca, o meno persona, o meno Sophie del giorno in cui ha ballato insieme a me.
[…]
Sophie è la vita di Solomon e viceversa, non si discute. Dopo trentadue anni di simile fortuna e felicità, Sophie non sa nemmeno da dove cominciare a ringraziare Dio in ginocchio. Il tempo da malata insieme a Solomon è molto meglio del tempo normale in qualsiasi altro luogo, e viceversa: Solomon considera allo stesso modo il tempo passato con Sophie malata
In Ordine e fluttuazione a Northampton Wallace racconta di un tentativo di arrembaggio amoroso pianificato a tavolino da un certo Mr Dingly, uomo di mezza età che gestisce un negozio di prodotti macrobiotici.
Questo singolare uomo è strabico, con i denti sporgenti e i calzini bianchi dentro i sandali, goffo e impacciato e gran misantropo ma! Si è innamorato della commerciante dirimpettaia del suo negozio.
Emblematica l’immagine che Wallace suggerisce quando descrive l’uomo innamorato come posseduto dall’amore che alberga dentro di lui quasi fosse una cosa separata da se stesso elemento estraneo con cui Dingly colloquia, si confida e a cui chiede consiglio per portare a termine il suo assalto amoroso.
Poi c’è il racconto sulla depressione Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta, autobiografico, come un testamento che lo scrittore consegna prima di lasciarci e lo si legge con un senso di angoscia e simbiosi crescente, senza che Wallace faccia mancare quel senso di lievità e di ironia che accenna ai tormenti dell’esistenza come fossero situazioni che possiamo invece facilmente risolvere e controllare.
Finora, tranne una breve incursione in Infinite Jest rimandata alle prossime calende greche, avevo sempre letto DFW solo nella sua veste di saggista o di filosofo del reale, questa volta invece ho voluto metterlo alla prova dentro il ring della narrazione, tout court.
Non solo non mi ha delusa, ma al contrario ho trovato i suoi racconti di una piacevolezza, originalità e tenerezza inaudita.
David Foster Wallace novello Schliemann che gratta via i nove strati che si nascondono sotto la superficie o di Troia o di un qualsiasi fenomeno, svelandone sfaccettature e realtà che il nostro sguardo microscopico e miope fatica a mettere a fuoco, riesce eccellentemente a farlo anche quando si cimenta a confezionare storie, seppur brevi fatte di un inizio, con uno svolgimento e di un epilogo, con una sensibilità direttamente proporzionale alla sua intelligenza, e le due cose non è detto che sempre si accompagnino.
Tipo Mrs Bridge, verso la quale ho uno stupido pregiudizio di insofferenza (senza peraltro averne nemmeno letto il libro) la vedrai ben maritata insieme al suo corrispettivo maschile Mr Stoner, magari di due noiosi ne verrebbe fuori una persona sufficientemente simpatica.
Leggendo i racconti di Wallace ho pensato che sarebbe stato carino fare conoscere a DFW, non platonicamente o per via letteraria, ma in carne ed ossa la protagonista di Una campana di vetro, ovvero la sua autrice Sylvia Plath, i due autori hanno alcuni punti, non tutti ma alcuni, in cui collimano e lo stesso Wallace in uno dei racconti la cita esplicitamente.
Magari conoscendosi e unendo le loro due depressioni che invece se li sono risucchiati via, lei sotto una campana di vetro, lui appeso ad un cappio, si sarebbero salvati e il mondo non avrebbe dovuto suonare ancora una volta la campana (cit.)
Due personalità estremamente sensibili profonde, ironiche, e specchio di come sono questi bellissimi racconti.
Sono racconti molto lunghi e dai titoli difficilmente memorizzabili, strutturati e affatto semplici da leggere e seguire, ma credo che nulla uscito dalla testa di DFW sia mai stato semplice.
Solomon Silverfish è uno dei racconti sull’amore coniugale più bello che io abbia mai incontrato, senza un minimo di retorica o di sentimentalismo appicicaticcio, di una tenerezza sconfinata, c’è un marito coinvolto in una situazione assurda che si dedica alla moglie malata terminale, prendendola anche in giro dolcemente, come solo con le persone a cui si vuole davvero bene si può fare
Sophie […] Una moglie priva di importanti attributi femminili, che le pupille di quest’uomo ancora si dilatano quando i suoi occhi la guardano. Un uomo che mi guarda ridurmi a un mucchietto d’ossa e protuberanze e odora il mio odore e asciuga le mie lacrime e quando serve porta via i miei escrementi come fossero regali e pulisce il mio vomito quando non faccio in tempo ad andare in bagno e non mi fa mai sentire debole, sporca, o meno persona, o meno Sophie del giorno in cui ha ballato insieme a me.
[…]
Sophie è la vita di Solomon e viceversa, non si discute. Dopo trentadue anni di simile fortuna e felicità, Sophie non sa nemmeno da dove cominciare a ringraziare Dio in ginocchio. Il tempo da malata insieme a Solomon è molto meglio del tempo normale in qualsiasi altro luogo, e viceversa: Solomon considera allo stesso modo il tempo passato con Sophie malata
In Ordine e fluttuazione a Northampton Wallace racconta di un tentativo di arrembaggio amoroso pianificato a tavolino da un certo Mr Dingly, uomo di mezza età che gestisce un negozio di prodotti macrobiotici.
Questo singolare uomo è strabico, con i denti sporgenti e i calzini bianchi dentro i sandali, goffo e impacciato e gran misantropo ma! Si è innamorato della commerciante dirimpettaia del suo negozio.
Emblematica l’immagine che Wallace suggerisce quando descrive l’uomo innamorato come posseduto dall’amore che alberga dentro di lui quasi fosse una cosa separata da se stesso elemento estraneo con cui Dingly colloquia, si confida e a cui chiede consiglio per portare a termine il suo assalto amoroso.
Poi c’è il racconto sulla depressione Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta, autobiografico, come un testamento che lo scrittore consegna prima di lasciarci e lo si legge con un senso di angoscia e simbiosi crescente, senza che Wallace faccia mancare quel senso di lievità e di ironia che accenna ai tormenti dell’esistenza come fossero situazioni che possiamo invece facilmente risolvere e controllare.
Finora, tranne una breve incursione in Infinite Jest rimandata alle prossime calende greche, avevo sempre letto DFW solo nella sua veste di saggista o di filosofo del reale, questa volta invece ho voluto metterlo alla prova dentro il ring della narrazione, tout court.
Non solo non mi ha delusa, ma al contrario ho trovato i suoi racconti di una piacevolezza, originalità e tenerezza inaudita.
David Foster Wallace novello Schliemann che gratta via i nove strati che si nascondono sotto la superficie o di Troia o di un qualsiasi fenomeno, svelandone sfaccettature e realtà che il nostro sguardo microscopico e miope fatica a mettere a fuoco, riesce eccellentemente a farlo anche quando si cimenta a confezionare storie, seppur brevi fatte di un inizio, con uno svolgimento e di un epilogo, con una sensibilità direttamente proporzionale alla sua intelligenza, e le due cose non è detto che sempre si accompagnino.
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Questa è l'acqua.
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Reading Progress
November 18, 2017
–
Started Reading
November 18, 2017
– Shelved
November 18, 2017
– Shelved as:
racconti
November 18, 2017
– Shelved as:
letteratura-americana
December 2, 2017
–
Finished Reading
Comments Showing 1-14 of 14 (14 new)
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message 1:
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Laura V.
(new)
04 déc. 2017 21:37
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@Zum il discorso ai giovani laureati è vero è molto bello pochissima retorica e tanta sensibilità, poco a che vedere con il corrispettivo che scrisse Vonnegut…la disorganicità dei racconti non credo sia un limite forse è un pregio perchè non sono monotematici
@Nood se fai una lettura da reader’s digest di racconti forse perdi molto (tutto?), io invece quando mi annoio fisso il vuoto :)
@Emilio non sarai un Mr Stoner? Scherzo ;)
@Zum il discorso ai giovani laureati è vero è molto bello pochissima retorica e tanta sensibilità, poco a che vedere con il corrispettivo che scrisse Vonnegut…la disorganicità ..."
No, Evi. Forse proprio per questo, in alcuni momenti della sua vicenda, l'ho ammirato.