Dimenticherò presto "Il tango della Vecchia Guardia" grazie a questo:
Me lo ha prestato mia mamma, ne ho letto più della metà in Sardegna (bello leggere un libro su streghe e incantesimi, di sera, davanti al camino in una isolata casa in campagna!!!) ed è davvero molto carino. Ve ne parlerò ancora.
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sabato 16 novembre 2013
mercoledì 30 gennaio 2013
LIBEROS - Sardegna, isola di lettori
"Nel 2010 il 46,8% della popolazione di 6 anni e più (26 milioni e 448 mila persone) dichiara di aver letto, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali, almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista. Rispetto al 2009 si registra un aumento della quota dei lettori di libri dal 45,1% al 46,8%.
Il 44,3% della popolazione ha dichiarato di aver letto fino a 3 libri nell'ultimo anno, mentre soltanto il 15,1% ne ha letti 12 o più.
Nel 2010 il 90,1% delle famiglie dichiara di avere libri in casa: il 62% ne possiede al massimo 100, il 12,2% da 101 a 200 e il 15,9% più di 200. Il 9,6% (pari a 2 milioni e 338 mila famiglie) dichiara di non possedere alcun libro.
Avere tanti libri in casa e vivere con genitori che leggono libri, in particolare quando sono entrambi i genitori a leggere, rappresenta un fattore di forte influenza sui comportamenti di lettura dei figli." (ISTAT)
Non è espresso in queste righe che ho estratto dal sito ISTAT a proposito dei dati sulla lettura in Italia relativi all'anno 2010 ma, sempre l'ISTAT ha reso noto che il livello della quota di lettori supera decisamente la media italiana in Sardegna, dove i lettori sono il 49,1% della popolazione. La Sardegna presenta un altro dato positivo per quanto riguarda la presenza di libri in famiglia, fattore che favorisce nei giovani l'abitudine alla lettura: a fronte di un 10% di famiglie che non hanno neanche un libro in casa, la Sardegna riduce il dato al 5%.
Vi ho riportato questi dati perché molti di voi avranno sentito parlare di LIBEROS, specialmente in questi giorni in cui è stato reso noto il progetto vincitore del premio CHEFARE.
Per scoprire cosa sia LIBEROS vi rimando al sito e vi consiglio di visionare subito il video in apertura che con una grafica molto chiara vi permetterà di capire lo scopo di questa associazione.Poi, se vi incuriosisce, leggete tutto il resto. Riporto solo un brano tratto dalla home page che mi ha emozionato in modo particolare, ricordandomi che sono figlia e sorella di grandi lettori, nipote di chi aveva o ha ancora sempre tanto da raccontare e da cui ho avuto e ho tanto da imparare:
Vi ho riportato questi dati perché molti di voi avranno sentito parlare di LIBEROS, specialmente in questi giorni in cui è stato reso noto il progetto vincitore del premio CHEFARE.
Per scoprire cosa sia LIBEROS vi rimando al sito e vi consiglio di visionare subito il video in apertura che con una grafica molto chiara vi permetterà di capire lo scopo di questa associazione.Poi, se vi incuriosisce, leggete tutto il resto. Riporto solo un brano tratto dalla home page che mi ha emozionato in modo particolare, ricordandomi che sono figlia e sorella di grandi lettori, nipote di chi aveva o ha ancora sempre tanto da raccontare e da cui ho avuto e ho tanto da imparare:
"Quando ci si rincontra dopo molto tempo, qui ci si saluta chiedendosi reciprocamente un racconto.Non sono la strada o la casa, ma è la domanda ite mi contas? che diventa il luogo dell'incontro, il punto esatto in cui due storie si ascoltano a vicenda e possono riconoscersi l'una come parte dell'altra.
Ecco perché la Sardegna è l'isola delle storie: siamo figli di un antico racconto orale e quella voce ce la siamo portata dentro fino al giorno in cui è diventata parola scritta. Dai poeti improvvisatori all'ultimo dei romanzieri odierni, nella nostra terra chi sa raccontare bene è stato sempre accolto e ha trovato un orecchio attento e una mano piena di rispetto nel voltare le pagine. Essere un popolo per noi significa prima di tutto essere una comunità narrante e per questo amare i libri significa amare anche le persone che li leggono, quelle che li scrivono, quelle che li fanno bene e quelle che li rendono disponibili a tutti.
Lìberos nasce come espressione naturale di questa realtà di senso.
Il libro in Lìberos non è mai solo un oggetto, ma rappresenta la sintesi di tutte le relazioni che lo hanno costruito e incarna la continuità tra la storia che leggiamo e le storie che siamo. Per questo ci piace tanto andare ai festival letterari, per questo fondiamo associazioni culturali dove si parla di storie e per questo continuiamo a preferire librerie e biblioteche, luoghi dove le persone si incontrano e intorno alle storie si riconoscono."
Lìberos nasce come espressione naturale di questa realtà di senso.
Il libro in Lìberos non è mai solo un oggetto, ma rappresenta la sintesi di tutte le relazioni che lo hanno costruito e incarna la continuità tra la storia che leggiamo e le storie che siamo. Per questo ci piace tanto andare ai festival letterari, per questo fondiamo associazioni culturali dove si parla di storie e per questo continuiamo a preferire librerie e biblioteche, luoghi dove le persone si incontrano e intorno alle storie si riconoscono."
I libri non sostituiscono la vita, ma neppure la vita sostituisce i libri. Joan Fuster
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domenica 5 febbraio 2012
Charlotte Bronte - Jane Eyre
Non è mai tempo sprecato quello trascorso a rileggere un libro già letto soprattutto se il libro in questione è un classico come Jane Eyre di Charlotte Bronte. Non ricordo quanti anni avessi la prima volta che lo lessi ma probabilmente ne avrò avuti al massimo 15. Io amo da sempre le atmosfere trasmesse dai grandi classici inglesi dell' Ottocento...brughiere ventose, bufere di neve, estati miti e fioriture rigogliose, camini e candele accese. Immagino quanto la vita ai quei tempi fosse difficile, in particolare per le donne e quanto la voglia di una donna di bastare a se stessa, di essere economicamente indipendente e di condurre la propria vita secondo i propri desideri potesse stonare a quell'epoca...per certi versi stona ancora adesso! Pensando alla trama, in linea di massima abbastanza scontata, potrebbe anche non essere un libro indimenticabile: una bimba orfana viene accolta in casa da un fratello di sua madre il quale a sua volta muore presto. La piccola Jane vivrà per 8 anni in casa con la zia e i suoi tre cugini, per niente amata e anzi maltrattata da tutti fino a quando la zia decide di mandarla in collegio. Ovviamente Lowood si rivelerà presto un lager dove le ragazze vivono sotto i dettami di un preside bigotto che soffoca ogni loro tentativo di caratterizzazione e di civetteria femminile. A causa del freddo e della scarsità di cibo le condizioni di vita all'interno del collegio sono veramente difficili e ogni anno tante alunne muoiono tra cui Helen Burns, la ragazza con cui Jane lega di più (e qui inizio a pensare...). Comunque Jane si salva, cresce, studia e alla fine del corso diventa a sua volta insegnante all'interno del collegio. Ma ha voglia di evasione e così, quasi per scherzo pubblica su un giornale un annuncio: "Una signorina abituata all'insegnamento desidera trovare un posto in una famiglia privata con bambini al di sotto dei quattordici anni. E' qualificata ad insegnare le normali materie per una buona educazione inglese, compreso il francese, il disegno e la musica. J.E."
Poco tempo dopo qualcuno risponde alla sua inserzione e Jane parte per la sua nuova destinazione: Thornfield Hall dove sarà l'istitutrice di Adele, una bimba francese di circa quattro anni, protetta del suo padrone, il signor Rochester che, al suo arrivo è via per affari e che Jane incontrerà per caso mesi dopo...facendolo addirittura cadere da cavallo. Comunque, ve la faccio breve: pur essendo burbero e incostante, il quasi quarantenne signor Rochester conquista subito il cuore della diciotenne Jane e dopo incomprensioni, delusioni, amare sorprese, fughe, inaspettate eredità milionarie, un'altra proposta di matrimonio, Jane riesce a sposare il signor Rochester che intanto, a causa di un incendio ha perso la sua splendida dimora, la vista e una mano!!!
La prima riflessione che mi è venuta da fare arrivata alla fine del libro, venerdi, dopo cena, davanti al camino è stata. "Mamma mia cara Jane Eyre...porti proprio sfiga!!! E i genitori, e lo zio, e la migliore amica, e il signor Rochester che diventa cieco e monco....." Ma poi ho riflettuto non tanto su Jane Eyre quanto su Charlotte Bronte, la sua scrittrice. Il libro per tanti versi è autobiografico perchè anche Charlotte ha vissuto tante disavventure e probabilmente tante delusioni, anche amorose. Lei non era una gran bellezza, non era ricca e trasmette queste caratteristiche alla sua eroina la quale però riesce a riscattarsi e a essere una vincente nel mondo in cui è difficile farsi strada con pochi punti in partenza: pur essendo uno scricciolo bruttino riesce a diventare bellissima agli occhi del suo padrone, abituato a girare l'Europa a far strage di ballerine, attrici di teatro, ereditiere ecc.( la piccola Adele è infatti figlia di una sua relazione con una ballerina francese). Forse voleva dirci che gli uomini cascano ai piedi delle bellone ma poi si ravvedono, si pentono delle loro conquiste e sposano le donne più semplici ?! Che a volte anche una donna non baciata dalla fortuna può riuscire a essere ammirata, stimata e a diventare indispensabile per un uomo che prima cercava solo effimere illusioni ?! Forse Charlotte è stata innamorata di un uomo che l'ha scartata per una più bella e più ricca? Forse lei sognava di poter avere l'occasione per farsi notare e apprezzare da lui? Voglio illudermi di sapere quanti sia bello sentirsi ammirate da un uomo, il proprio compagno in modo particolare e sentirsi indispensabili per lui, non solo come cuoca, lavandaia, segretaria, ecc ma totalmente, come dire...animamente??? E leggendo le ultime pagine del libro Jane si presenta a noi sotto una veste nuova: una donna che ha saputo ottenere quello che voleva, non solo un marito ma un marito che la stima e la apprezza e la considera un vero tesoro. Non so, non riesco a spiegare adesso tutto quello che questo libro mi ha trasmesso ma vi assicurò che lo rincomincerei subito, forse qualcosa che Charlotte voleva dirci mi è sfuggito ancora, anche in questa seconda lettura. Quello che non ho condiviso è stata la troppa "bacchettagine" della protagonista e la sua opinione negativa sull'educazione francese di Adele ( forse un pò più frivola e libertina ma molto più divertente di quella ricevuta dalla piccola Jane)....lo ammetto, forse io non sarei stata cosi "inglese" con il signor Rochester ma alla fine ha vinto lei, ottenendo proprio quello che voleva e come lo voleva.
Vorrei anche citare il traduttore dell'edizione che ho letto (I grandi libri Garzanti ed.1974.....comprato per 1 euro al mercatino di Mirandola) che credo sia stato strepitoso: una scrittura scorrevolissima e chiarissima, mai una ripetizione, descrizioni con carrellate di aggettivi mai noiosi e non è facile trovare così piacevole la lettura di libri scritti così tanti anni fa....signor Ugo Dèttore.
Ringrazio mia cugina Francesca che lo scorso agosto mi ha regalato un bellissimo libro:
BIANCA PITZORNO - LA BAMBINAIA FRANCESE di cui però non voglio parlare adesso....vorrei che chi mi legge e ama Jane Eyre leggesse anche questo libro....che sorpresa meravigliosa sarà per voi!
Vi lascio con qualche riga del libro che mi ha colpito in modo particolare:
"E' inutile dire che gli esseri umani dovrebbero essere soddisfatti di un'esistenza tranquilla: essi sono infatti per l'azione e la creeranno se non potranno trovarla. Milioni di persone sono condannate a un destino più monotono del mio e milioni sono in silenziosa rivolta contro la loro condanna. (...) In genere si suppone che le donne siano molto calme; ma le donne hanno gli stessi sentimenti degli uomini: hanno bisogno di esercitare le loro facoltà e di una palestra per i loro sforzi, al pari dei loro fratelli; soffrono per una costrizione troppo rigida, per un troppo completo ristagno esattamente come soffrirebbero gli uomini; ed è segno di ristrettezza mentale sostenere che queste creature privilegiate dovrebbero limitarsi a infornar sformati, far la calza, suonar il piano e ricamar borsette. E' stupido condannarle e prendersi gioco di loro se cercano di fare e imparare più di quanto il costume abbia stabilito necessario per il loro sesso."
Charlotte Bronte
domenica 11 settembre 2011
Freya Stark
Questa mattina sveglia presto...be, non poi tanto presto ma per essere domenica le 8:30 credo si possano ritenere "presto" e dopo i soliti "dai! sei pronta? dai! porto fuori la macchina? ancora? devi ancora farti la treccia? anche l'ombretto? ecc ecc poco dopo siamo partiti direzione Asolo, per il mercatino dell'antiquariato. Il centro storico è bellissimo e il panorama intorno sembra dipinto, magari con meno foschia sarebbe stato ancora più bello ma l'atmosfera era molto romantica.
Il bottino del mercatino è stato un bellissimo vasetto in ceramica marcato AUGARTEN WIEN, una raccolta di poesie di Emily Dickinson (ebbene si, Emily non era ancora nella mia libreria!) e un bellissimo libro sulla Sardegna del 1952. Ma Asolo aveva in serbo per me una sorpresa: ho conosciuto una bella signora inglese che in questo bel borgo sui colli ha vissuto vari periodi della sua vita tra cui gli ultimi anni.
| Dame Freya Stark |
Nata a Parigi da genitori britannici nel 1893, ad Asolo è morta nel 1993, dopo una vita davvero interessante e avventurosa che ci ha tramandato nei suoi libri. Come ho fatto a non conoscerla prima? Indipendente, viaggiatrice, affascinata dalla cultura islamica, coraggiosa...donna.
Ad Asolo c'è ancora la villa, ora di proprietà della Provincia di Treviso, dove ha vissuto con sua mamma e sua sorella, che una volta custodiva un raro esempio di giardino all'inglese. Credo non sia però visitabile, ho fatto scattare alcune foto a mio marito oltre il muro di cinta...ma mi sembra un pò trascurato!!!
Dei libri della signora Stark se ne trovano in commercio solo tre, domani passerò in libreria ad ordinare quello che mi attira di più: Le porte dell'Arabia.
Grazie Asolo....
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