Quando una serie tv si rivela un successo mondiale già dalla prima stagione, creare un seguito che possa eguagliare e mantenere la stessa qualità e lo stesso riscontro non è semplice.
Io stesso più e più volte ho abbandonato la visione di alcuni telefilm che spesso si rivelano ben al di sotto della prima stagione e delle mie aspettative. E quando le attese sono particolarmente alte, il rischio di cadere molto in basso è ancora più forte.
Con questo quasi patema d'animo ho visto la seconda stagione di The Crown ma devo dire che hanno saputo mantenere alto il valore di questa serie, dando spazio a una parte intricata dell'impero di Elisabetta II (Claire Foy), che su più fronti viene colpita e rischia anche di affondare.
Nel secondo ciclo di episodi di The Crown infatti iniziano a crearsi le prime fratture in quello che fino ad allora era uno degli stati più potenti nel panorama mondiale.
Queste fratture coinvolgono la Regina Elisabetta stessa non solo nel suo ruolo di sovrano, ma riusciranno a toccare anche il lato più personale. Elisabetta si sente mancare il terreno sotto i piedi sotto tanti punti di vista, e la sua vita e la sua carriera saranno ad uno snodo importante.
Intanto il regno. Elisabetta si trova in un mondo a cui non era preparata: quello della modernità, di una realtà che muta ad una velocità raddoppiata e a cui importa sempre meno di una donna chiusa nelle mura dei suoi castelli. Colei che è talmente in alto, da essere sopra tutti, ma da rischiare di risultare invisibile ad un'opinione pubblica che non guarda più in alto, ma solo davanti a sé.
Elisabetta quindi dovrà iniziare a piegarsi, a trovare il compromesso, a rivedere le sue regole, aprirsi, trasformarsi pur restando la stessa, e far tutto questo da sola, perché anche chi dovrebbe starle vicino le dichiara guerra dall'interno.
A mettere in difficoltà la nostra Lilibet come donna e moglie c'è infatti il marito, il principe Filippo (Matt Smith), impulsivo e forte, con le sue intemperanze e le sue presunte scappatelle, ma soprattutto con la sua tenacia nel volersi imporre tanto quanto la regina agli occhi di tutti. A Filippo viene dedicata una delle parti più commoventi di questa seconda stagione, ci raccontano il suo passato, le sue ombre, le difficoltà che l'hanno forgiato e che forse adesso lo spingono a cercare una rivalsa a tutti i costi.
In generale il suo capitolo mi è sembrato molto interessante, la parte se vogliamo emotivamente e personalmente più tensiva, nonostante sia ovvio non sarebbero arrivati al culmine del divorzio che già dai primi episodi aleggia come un fantasma. Ma interessante anche perché entriamo in un'altra parentesi quando ci viene raccontato Filippo come padre, che cerca di forgiare il figlio Carlo esattamente come lui era stato temprato da una adolescenza complicata, dandoci un'umanità complessa e affascinante.
Ma Filippo non è l'unico personaggio verso cui la storia si apre e da più spazio. C'è anche la sorella di Elisabetta, la principessa Margaret (Vanessa Kirby) che sarà nel pieno del suo periodo più burrascoso. Periodo che culminerà con un bell'evento in parte, dall'altro lato però con un ulteriore periodo di crisi personale.
Per me quello di Margaret è il capitolo in parte più noioso di questa seconda stagione di The Crown. Non so perché ma l'ho trovato lento, ripetitivo e pur non conoscendo le vicende della principessa, scontato. Sarà perché, una volta capito il suo carattere, ogni cosa sembra conseguenziale. È strano come il personaggio che più sembra folle e che potrebbe fare più colpi di testa, alla fine però si appiattisce nel suo stesso ruolo.
Senza contare che, se siamo stati abituati fin dall'inizio al fatto che qualsiasi cosa la famiglia reale compie ha un riflesso, delle conseguenze e smuove l'opinione pubblica, Margaret sembra muoversi in una bolla tutta sua. Anche la reazione della sorella mi è parsa un po' più fredda di quanto mi sarei aspettato, e un po' in ritardo.
Margaret inaugura la stagione degli scandali, volente o nolente, che prepareranno Elisabetta ad affrontare un futuro da giornale di gossip, e proprio per questo mi aspettavo che le sue vicende di venissero affrontate in modo diverso.
Comunque nulla di grave, perché tutta questa parte ha ripreso subito quota quando è ritornato il contraltare di Elisabetta, quando tornano a scontrarsi la sua freddezza calcolata alla passionalità di Maragaret e quando noi (o meglio io) spettatori veniamo ritirati in mezzo al dramma.
A far tremare la corona ci sono poi tutti i problemi socio-politici che si susseguono alla fine degli anni '50, dal tentativo di tenere unito il Commonwealth, ai rapporti con l'America e soprattutto la Crisi di Suez. Tutte componenti che in The Crown mostrano una Elisabetta insicura ma tenace nel suo ruolo. Un momento in cui deve dimostrare quanto vale non solo come simbolo del suo regno, ma anche quali capacità possiede davvero.
Tutte componenti che a me son piaciute moltissimo, non solo nel modo in cui vengono raccontate ma perché danno alla regina il ruolo che merita, ovvero una delle figure che, nel bene o nel male, ha avuto un'importante influenza nel corso del 1900 e non è solo la vecchina con i completi fluo che conosciamo.
Il quasi magico incontro con Jacqueline Kennedy è forse il centro di una Elisabetta affacciata su un nuovo mondo in cui l'apparenza ha quasi superato la sostanza.
Jacqueline è una delle tante donne forti (almeno all'apparenza) che costellano The Crown e che sono poi il motore degli eventi.
L'incontro con i Kennedy ci viene raccontato ancora una volta senza cadere nel caricaturale, nell'eccesso in personaggi posticci, ma anzi dando loro una profondità psicologica tale da scatenare tensioni anche solo nel vederli tutti nella stessa stanza.
Un altro capitolo non facile, eppure, anche da questo incontro un po' strano, Elisabetta imparerà molto, farà tesoro della lezione e andrà avanti come sempre, a testa alta e con dignità.
La seconda stagione di The Crown per me ha saputo portare alta la bandiera di una delle serie tv migliori degli ultimi anni. Mi ha emozionato, mi ha sorpreso, ha saputo mantenere costantemente accesa la mia attenzione, cosa importante per un telefilm in cui i passaggi fra gli avvenimenti sono articolati e parecchi.
Una scrittura ottima, scenografie e costumi sempre precisi e dettagliati, ma anche momenti recitativi così intensi che ti fanno venir voglia di alzarti dalla sedia (o dalla poltrona, o dal letto) ed applaudire, o che ti lasciano senza fiato. Una stagione in parte di passaggio che ci apre verso un altro capitolo ancora più ignoto e probabilmente ci allontana dal "one woman show" per darci un'ulteriore maggiore coralità fra i personaggi.
Un grazie va a tutto il cast per una recitazione sempre impeccabile e per averci accompagnati fino ad ora con questa seconda stagione. Ma un grazie soprattutto a Claire Foy, che nella terza stagione verrà sostituita dalla più matura Olivia Colman, per la sua Elisabetta fredda ma complessa, emotiva ma mai eccessiva, controllata ma istintiva, regina ma pur sempre donna.
Voi seguite The Crown? Vi è piaciuta questa season two? O vi ha delusi?