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ITAQ940002A1 - Procedimento per la produzione di piante tartufigene - Google Patents

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ITAQ940002A1
ITAQ940002A1 IT000002A ITAQ940002A ITAQ940002A1 IT AQ940002 A1 ITAQ940002 A1 IT AQ940002A1 IT 000002 A IT000002 A IT 000002A IT AQ940002 A ITAQ940002 A IT AQ940002A IT AQ940002 A1 ITAQ940002 A1 IT AQ940002A1
Authority
IT
Italy
Prior art keywords
truffle
point
process according
respect
carboxymethylcellulose
Prior art date
Application number
IT000002A
Other languages
English (en)
Inventor
Giovanni Pacioni
Original Assignee
Uni Degli Studi Dell Aquila
Vi Ab A Vivaio Abruzzese Per L Ambiente
Priority date (The priority date is an assumption and is not a legal conclusion. Google has not performed a legal analysis and makes no representation as to the accuracy of the date listed.)
Filing date
Publication date
Application filed by Uni Degli Studi Dell Aquila, Vi Ab A Vivaio Abruzzese Per L Ambiente filed Critical Uni Degli Studi Dell Aquila
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Publication of ITAQ940002A0 publication Critical patent/ITAQ940002A0/it
Publication of ITAQ940002A1 publication Critical patent/ITAQ940002A1/it
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  • Fertilizers (AREA)

Description

DESCRIZIONE
dell'invenzione industriale dal titolo: PROCEDIMENTO PER LA PRODUZIONE DI PIANTE TARTUFICENE
di:
La presente invenzione riguarda un procedimento innovativo e di accertata efficacia per la produzione vivaistica di piante (arboree ed arbustive) micorrizate con varie specie di Tuber, da impiegare nella coltura indiretta dei tartufi di interesse commerciale: "tartufo nero di Norcia e Spoleto" "truffe du Périgord" Tuber melanosporum Vitt., "tartufo bianco d'Alba e Acqualagna" Tuber magnatimi Pico, "tartufo estivo" "truffe de Bourgogne" Tuber aestivum Vitt. e Tuber uncinatum Chatin, "bianchetto" Tuber borchii Vitt., "tartufo di Bagnoli" Tuber mesentericum Vitt., "tartufo nero liscio" Tuber macrosporum Vitt. e "tartufo nero d'inverno" Tuber brumale Vitt.
Attualmente vengono impiegati tre diversi procedimenti:
1) piantine prodotte sterilmente che vengono trasferite in fitocella o vaso con terreno contenente l'inoculo di tartufo;
2) piantine prodotte sterilmente il cui apparato radicale viene immerso in una sospensione densa di inoculo prima dell'invasamento;
3) "sistema delle piante madri", ovvero impiego di piante micorrizate con uno dei due sistemi precedenti come sorgente di infezione secondaria su altre piante sterili;
L'inoculo è costituito solitamente da un omogenato acquoso o da una farina di tartufi maturi. Raramente, ovvero per esperienze ridotte, si impiegano colture miceliari.
I primi due procedimenti sono quelli maggiormente impiegati per la produzione di piante tartufigene, che al momento interessano un mercato di vaste dimensioni, principalmente attivo in Italia, Francia e Spagna, che supera le cinquecentomila piante vendute l'anno.
Il terreno per la fase di vaso o fitocella è rappresentato solitamente da suolo proveniente da aree tartuficole o da una miscela di scorze di pini triturate, cenere di lignite, torba e fertilizzante a cessione lenta, detto MELFERT (MELange FERTilisé), realizzato da CHEVALIER GERARD (1984) Agronomie 4:211.
Gli inconvenienti imputabili ai procedimenti in atto riguardano:
a) i costi di produzione;
b) i risultati ottenibili nella sintesi micorrizica;
c) i risultati in campo.
Eseguendo correttamente le indicazioni per i sistemi di micorrizazione indicati in precedenza come 1) e 2) il quantitativo di tartufo necessario per ogni pianta è di circa 3-5 gr. Per ottenere risultati migliori infatti anche il metodo n.2, immersione dell'apparato radicale in una sospensione sporale, prevede la distribuzione di almeno un altro centimetro cubo di sospensione sporale intorno al colletto della pianta messa in vaso. Il costo del solo inoculo di tartufo è di diverse migliaia di lire, variabile in relazione alle specie di tartufo impiegate ed al costo del tartufo nell'anno di produzione vivaistica. Nell'anno corrente (1994) il costo dell'inoculo per quello che riguarda le specie più pregiate è stato di Lit. 2,000—3.000 per Tuber melanosporum e di Lit. 9.000-15.000 per Tuber magnatum. In ogni caso sia il metodo l) che il 2) non assicurano, nella fase critica che precede l'istaurarsi della simbiosi micorrizica (fase di sintesi micorrizica), un rapporto totale e continuo tra apparato radicale in espansione ed inoculo. Il metodo n.3, benché oggetto di brevetto, si è rivelato inattuabile per produzioni vivaistiche su larga scala date le difficoltà a mantenere le condizioni di axenia su grandi superfici per tempi lunghi.
L'impiego di terreni naturali provenienti da aree già naturalmente tartuficole od idonee alla tartuficoltura introduce nella delicata fase di sintesi micorrizica i microrganismi tellurici del suolo che non sempre vengono adeguatamente eliminati con la sterilizzazione a caldo (stufa o vapore sotto pressione) o con le fumigazioni con bromuro di etile. Con l'uso di suoli naturali permane pertanto il rischio dell'istaurarsi di simbiosi micorriziche estranee a quelle del tartufo. La utilizzazione del MELFERT previene in gran parte questa possibilità, in quanto presenta una carica microbica molto bassa ed è più facilmente sterilizzabile in quanto non presentante grumi argillosi. Il suo relativamente elevato contenuto nutritivo sia organico (frammenti di scorza e torba) che inorganico (ceneri di lignite e fertilizzante osmotico) e la difficoltà a realizzare un pH stabile nel tempo per la diversa solubilità di sostanze alcaline presenti nelle ceneri di lignite e le sostanze acide dei frammenti fini di scorza e della torba, limita la percentuale di micorrizazione con Tuber. Anche questo substrato, inoltre, come il precedente nella fase di messa a dimora non è sufficientemente competitivo per quel che riguarda l'ingresso di organismi fungini micorrizogeni estranei. Si tratta infatti di substrati che nei confronti del terreno circostante dove avviene la messa a dimora rappresentano un volume di suolo colonizzabile da parte della flora microbica autoctona, in quanto più ricco o meno sfruttato di quest'ultimo.
E' dimostrato infatti che le micorrize di tartufo hanno scarsa competitività nei confronti della maggior parte degli altri funghi micorrizogeni, per cui nella fase di messa a dimora la eventualità della colonizzazione del substrato del vaso di sintesi da parte della microflora autoctona va limitato quanto più possibile.
Il presente procedimento è il frutto di una sperimentazione laboratoriale, vivaistica ed in campo, iniziata nel 1982 ed ha come oggetto l'innovazione della tecnica di inoculo e la formulazione del substrato di sintesi micorrizica.
I risultaci ottenuti indicano:
1) che la tecnica di inoculo individuata mantiene un continuo contatto tra le radici in accrescimento e l'inoculo del tartufo;
2) che il quantitativo di inoculo necessario per ottenere una percentuale di micorrizazione ottimale è notevolmente ridoto rispetto ai procedimenti noti, circa 500 mg invece di 3-5 gr;
3) che il substrato utilizzato per la sintesi assicura un alto grado di axenicità anche in assenza di sterilizzazione; 4) che detto substrato assicura un pH stabilmente neutro ottimale per le esigenze fisiologiche della micorriza di Tuberi
5) che detto substrato per la scarsità di nutrienti costringe ad un intimo rapporto di collaborazione dei due partner della simbiosi (pianta e tartufo);
6) che in fase di messa a dimora, sempre a causa della scarsissima disponibilità di nutrienti non si verifica la colonizzazione del substrato di sintesi da parte dei microorganismi autoctoni del suolo, ma sono le radici micorrizate ed il micelio del tartufo quelli che si accrescono rapidamente verso il terreno circostante.
D E S C R I Z I O N E D E L M E T O D O
Le plantule delle specie arboree ed arbustive da micorrizare vengono ottenute in condizioni axeniche, sterilizzando i semi in una soluzione acquosa all'l,53⁄4 di NaClO per 15'-20' e lavandoli poi ripetutamente in acqua distillata.
La semina viene effettuata in vermiculite sterile in cassette di polistirolo nuove di fabbrica con un adeguato contenuto di fertilizzante a cessione controllata.
La germinazione e la produzione delle plantule avviene in ambiente protetto fino al raggiungimento della terza foglia (maggio- giugno).
L'inoculo proviene da sporofori di varie specie di Tuber selezionati, lavati e spazzolati accuratamente, posti in contenitori con sabbia sterile a 4°C fino alla utilizzazione. PREPARAZIONE INOCULO E MICORRIZAZIONE
La sospensione sporale per la inoculazione delle plantule viene preparata omogenizzando circa 100 gr di tartufo in un litro di soluzione acquosa allo 0,7-1,0 %, a seconda del tipo di apparato radicale, di carbossimetilcellulosa ad alta viscosità.
Nella sospensione così preparata si immergono gli apparati radicale delle plantule che poi vengono immediatamente sistemate in fitocelle in polietilene nero con fori a 5 cm dal fondo.
Le fitocelle contengono il seguente substrato: vermiculite, torba russa bionda di sfagno sterile, brecciolino calcareo di cava di 0,l-2 irai di diametro nel rapporto volumetrico 3:1:1.
IMPIEGO DELLA CARBOSSIMETILCELLULOSA AD ALTA VISCOSITÀ '
La qualità della carbossimetilcellulosa (alta viscosità) è stata individuata dopo prove e verifiche con altre sostanze addensanti: carbossimetilcellulosa bassa e media viscosità, carbossietilcellulosa, gomma di xantano, agar-agar, carraghenine, glucosio, maltosio, saccarosio, amido a varie concentrazioni.
La concentrazione di carbossimetilcellulosa è stata individuata dopo prove e verifiche a varie concentrazioni : 0,1-0,25-0,5-0,7- 0,9-1,0-1,5-2,0 % peso/volume.
La utilizzazione della sospensione sporale in soluzione di carbossimetilcellulosa ad alta viscosità:
a) migliora la adesione delle spore di tartufo su tutta la superficie dell'apparato radicale riducendo la carica di inoculo;
b) il rivestimento di carbossimetilcellulosa permane a lungo sulle radici mantenendole sempre a contatto con le spore; c) il manicotto gelatinoso aumenta la sopravvivenza e la vitalità delle spore e concentrando gli essudati radicali facilita il processo di germinazione delle stesse;
d) con l'inizio della germinazione delle spore, il micelio del tartufo trova in questo manicotto gelatinoso umido condizioni ottimali di sviluppo;
e) costituisce una barriera verso l'ingresso di eventuali altri miceli micorrizogeni estranei.
SUBSTRATO DI SINTESI
L'efficienza del substrato cosituito da vermicuiite-torba bionda- brecciolino è stata verificata rispetto a terreni naturali ricavati da tartufaie naturali, MELFERT e miscele varie di composti organici ed inorganici.
I componenti del substrato ed i loro rapporti relativi sono stati verificati in relazione principalmente all'apporto nutritivo ad i valori di pH iniziale ed alle sue capacità tampone.
Soltanto il substrato individuato risponde alle caratteristiche necessarie per assicurare uno sviluppo ottimale della micorriza di tartufo. Altri tipi di torba o granulometrie diverse di brecciolino fanno cambiare in maniera complessa i rapporti tra le componenti.
Le tre componenti (vermiculite confezionata in sacchi, torba sterile confezionata in secchi e brecciolino calcareo di cava) già all'origine possono essere considerate pressocché sterili e quindi non necessitano di ulteriori trattamenti.
Data la carenza di sostanze nutritive facilmente disponibili il micelio di tartufo è costretto ad istaurare rapidamente il rapporto micorrizico e, d'altro canto, lo stesso tipo di rapporto viene "obbligatoriamente” realizzato dall'apparato radicale per poter accedre alle scarse risorse nutrizionali contenute nella torba e nella vermiculite.
In fase di messa a dimora, sempre a causa della povertà del substrato di sintesi, sono gli apparati radicali micorrizati ed il micelio fungino ad invadere il terreno circostante, prevenendo l'ingresso di funghi micorrizici già presenti nel suolo.
Il substrato inoltre crea attorno all’apparato radicale originario un microambiente più fresco ed aerato rispetto al contesto pedologico, facilitando l'attecchimento delle piante.

Claims (6)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Procedimento per la produzione di piante tartufigene caratterizzato dalle seguenti peculiarità: a) inoculo costituito da una sospensione sporale prodotta da un omogenato di sporofori della specie Tuber desiderato in soluzione acquosa di Carbossimetilcellulosa; b) substrato di coltura post-inoculazione per sintesi micorrizica costituito da vermiculite, torba russa bionda di sfagno sterile e brecciolino calcareo di cava di 0,1-2 mm di diametro.
  2. 2. Procedimento secondo la rivendicazione 1 (punto a) caratterizzato dal fatto che la sospensione sporale è realizzata in una soluzione di Carbossimetilcellulosa ad alta densità allo 0,7-1,02;
  3. 3. Procedimento secondo le rivendicazioni 1 (punto a) e 2 anche rispetto a concentrazioni diverse di Carbossimetilcellulosa ad alta, media e bassa densità;
  4. 4. Procedimento secondo le rivendicazioni 1 (punto a) e 2 anche rispetto a concentrazioni diverse delle altre sostanze adesive saggiate, citate in precedenza alle pgg. 7 e 8: Carbossietilcellusa, gomma di xantano, agar-agar, carraghenine, glucosio, maltosio, saccarosio, amido;
  5. 5. Procedimento secondo la rivendicazione 1 (punto b) anche rispetto a diversi rapporti volumetrici delle componenti del substrato;
  6. 6. Procedimento secondo la rivendicazione 1 (punto b) e 5 anche rispetto a diversi tipi di torba e di brecciolino calcareo. Il tutto sostanzialmente come descritto ed illustrato e per gli scopi specificati.
ITAQ940002A 1994-04-20 1994-04-20 Procedimento per la produzione di piante tartufigene IT1272786B (it)

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