ITAN20110089A1 - Attrezzatura modulare per impianti dentali. - Google Patents
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Description
DESCRIZIONE
a corredo di una domanda di brevetto per invenzione industriale avente per titolo:
“ATTREZZATURA MODULARE PER IMPIANTI DENTALI”.
TESTO DELLA DESCRIZIONE
La presente domanda di brevetto per invenzione industriale ha per oggetto un’attrezzatura modulare per la realizzazione di impianti (o protesi) dentali.
Le peculiarità ed i vantaggi dell’ invenzione in oggetto risulteranno più evidenti a seguito di una breve descrizione dello stato dell’arte.
Allorquando si tratti di sostituire uno o più denti caduti, si ricorre alla posa in opera di rispettivi impianti dentali nel cavo orale del paziente.
Una simile tecnologia prevede innanzitutto che il dentista innesti dapprima nell’osso del paziente un perno metallico (definito “impianto” nel gergo del settore) che assolve alla funzione di radice in favore del dente artificiale da installare.
Una volta che un simile impianto si sia stabilizzato nell’osso, è previsto che su di esso venga poi fissato, solitamente per il tramite di una vite, un sovrastante stelo metallico, definito usualmente “moncone”.
A sua volta un tale moncone è destinato a supportare la vera e propria protesi dentaria (la cosiddetta “corona”), vale a dire la capsula metallica, rivestita di ceramica, che riproduce fedelmente il dente naturale mancante.
La maggior parte degli impianti adotta un indice antirotazionale che ha contemporaneamente una funzione stabilizzatrice nei confronti dei rispettivi monconi ed una funzione di facilitare il compito al clinico nelle varie fasi protesiche.
Per stabilizzare maggiormente Γ accoppiamento tra rimboccatura deirimpianto e la corrispondente estremità del moncone è previsto che tra di esse si stabilisca un accoppiamento prismatico antirotazionale.
Un simile accorgimento viene previsto in considerazione delle forti sollecitazioni che, durante la masticazione, potrebbero trasmettersi ad un simile impianto dentale, con il rischio di vedere insorgere giochi indesiderati tra impianto e moncone.
Attualmente gli anzidetti accoppiamenti possono essere del tipo definito comunemente “fiat to fiat”, nell’ambito del quale è previsto un accoppiamento prismatico tra un’appendice sfaccettata (che ricorda la testa di un bullone) prevista su uno dei componenti da accoppiare e da una corrispondente sede sfaccettata prevista sull’altro componente.
Nel gergo del settore si dice che l’accoppiamento prismatico realizzato tra i due anzidetti componenti cooperanti generi un “indice antirotazionale”; essendo previsto che le forme geometriche più utilizzate per realizzarlo siano il triangolo, l’esagono, l’ottagono e il dodecagono.
Ebbene gli anzidetti impianti dentali “fiat to fiat” possono essere realizzati alternativamente con la logica della connessione esterna o della connessione interna.
Nel caso degli impianti dentali a connessione esterna è previsto che l’anzidetta appendice sfaccettata sia ottenuta alla sommità deH’impianto, mentre la corrispondente sede di alloggiamento è ottenuta alla base del sovrastante moncone.
Nel caso degli impianti dentali a connessione interna è previsto invece che l’appendice sfaccettata sia ottenuta alla base del moncone, mentre la corrispondente sede di alloggiamento è ottenuta alla sommità del sottostante impianto.
Nell’ambito di una simile alternativa gli impianti dentali a connessione esterna si fanno preferire per la loro versatilità e per la notevole comodità di utilizzo, che derivano sostanzialmente dal fatto che l’anzidetta appendice sfaccettata che risulta prevista alla sommità deH’impianto abbia un’altezza piuttosto contenuta.
Allorquando si adotti una simile tecnologia, infatti, risulta molto facile prendere l’impronta di un impianto dentale (anche in caso di impianti multipli disparalleli tra loro), ottenere armature passive e, in definitiva, realizzare protesi avvitate senza l’uso dei componenti intermedi noti come MUA (multi-unit abutment).
A fronte di tali vantaggi, una protesi dentale a connessione esterna risulta tuttavia penalizzata - proprio in ragione della ridotta altezza dell’anzidetta appendice sfaccettata del relativo impianto - da una notevole tendenza allo svitamento e ad una maggiore incidenza di rottura della vite protesica in quanto componente maggiormente sollecitato.
Da parte loro le protesi dentali a connessione interna si fanno preferire per il fatto che l’appendice sfaccettata prevista sui rispettivi monconi adotta solitamente una notevole altezza, tale da consentire da conferire una maggiore altezza anche all’ anzidetto indice antirotazionale, vale a dire all’accoppiamento prismatico tra impianto e moncone.
In tal modo questi impianti a connessione interna sono in condizione di manifestare una soddisfacente resistenza alle indesiderate sollecitazioni rotazionali; va detto però che la maggiore altezza dell’anzidetta appendice sfaccettata va a discapito della versatilità di utilizzo di una simile componentistica, la quale - non per niente - richiede obbligatoriamente l’utilizzo degli anzidetti MUA nel momento in cui si debbano realizzare protesi avvitate.
Più in generale occorre segnalare che Γ anzi detta tecnologia “fiat to fiat” genera comunque, sia nella versione a connessione interna, che nella versione a connessione esterna, due problematiche di notevole portata.
Si consideri intanto che per realizzare il desiderato accoppiamento prismatico tra impianto e moncone è sempre necessario prevedere una certa tolleranza tra le due componenti da accoppiare, vale a dire tra l’appendice sfaccettata dell’uno e la corrispondente sede di alloggiamento dell’altro.
Si dà il caso però che una simile tolleranza tenda inevitabilmente a generare una certa mobilità del moncone rispetto al sottostante impianto, nel momento in cui il moncone medesimo si trovi sottoposto ai carichi obliqui che possono manifestarsi, tutt’ altro che infrequentemente, in occasione della masticazione.
Un’ulteriore problematica deriva dal fatto che le anzidette tolleranze necessarie tra i due componenti accoppiati prismaticamente fa sì che tra l’uno e l’altro possano generarsi piccoli spazi vuoti (dovuti ad un non perfetto centraggio degli stessi) che tendono facilmente ad essere colonizzati da batteri in grado di causare infiammazioni dell’osso peri-implantare.
Anche in considerazione di tali inconvenienti si è ricorsi ormai da tempo ad una tecnologia alternativa; si è provveduto cioè a realizzare impianti dentali che sfruttano un accoppiamento conico tra i rispettivi impianti e monconi.
In tale prospettiva ciascun moncone adotta inferiormente un’appendice conica, definita nel gergo “cono morse”, mentre il rispettivo impianto adotta in sommità una corrispondente cavità conica.
Una volta che il cono morse del moncone sia stato esattamente inserito entro la corrispondente cavità dell’impianto, i due componenti possono essere stabilizzati preferibilmente ad opera di una vite, che attraversa l’intero moncone e si impegna verso il fondo dell’impianto.
Si comprende bene come un simile accoppiamento conico consenta di evitare categoricamente che tra moncone e impianto si generino indesiderati spazi vuoti colonizzabili dai batteri; d’altro canto però risulta evidente come questo accoppiamento non sia in grado di per sé di garantire alcun effetto antirotazione tra moncone ed impianto, soprattutto in occasione dell’ utilizzo di monconi corti, laddove le superimi coniche a contatto sono poco estese.
A tale scopo si provvede a realizzare, sulfestemo della zona apicale del cono morse del moncone a connessione conica (laddove, cioè, quest’ultimo raggiunge la sua massima rastremazione), un profilo perimetrale prismatico atto ad insediarsi esattamente entro una corrispondente sede ottenuta sul fondo dell’anzidetta cavità conica dell’ impianto.
Volendo utilizzare la terminologia introdotta in precedenza, si può affermare che tra il moncone a connessione conica ed il rispettivo impianto si stabilisca un“indice apicale”.
Un ulteriore vantaggio di una simile connessione conica risiede nel fatto che il moncone tende a risultare - specie se la connessione con il rispettivo impianto sia sufficientemente lunga - del tutto insensibile nei confronti di sollecitazioni anche forti, dovute a carichi trasversali.
A ciò si aggiunga che lo stress masticatorio viene ad essere distribuito lungo una maggiore altezza deirimpianto, con la conseguenza di evitare quei picchi di stress a carico della zona coronale dello stesso (vale a dire della sua zona di sommità) che - ove dovessero effettivamente verificarsi -potrebbero provocare facilmente svitamenti e fratture a carico dell’impianto medesimo, così come una trasmissione eccessiva di carico a livello dell’osso corticale.
Occorre segnalare, tuttavia, che anche la riferita tecnologia ad accoppiamento conico non manca di presentare alcuni inconvenienti.
Va detto in particolare che l’anzidetta presenza dell’indice antirotazionale in posizione apicale rende assai difficile l’operazione della presa dell’impronta ai fini della protesizzazione di un impianto dentale (specie allorquando si tratti di predisporre impianti multipli disparalleli) ed inoltre rende indispensabile l’utilizzo degli anzidetti MUA nel caso in cui si vogliano ottenere protesi avvitate.
Sulla base di questa breve rassegna della tecnica anteriore, è facile comprendere come attualmente non esista una tipologia di impianto dentale “perfetta” e soprattutto facilmente adattabile a tutte le differenti necessità contingenti.
Ciò comporta che un odontoiatra sia obbligato ad utilizzare alternativamente le diverse tipologie di protesi, cercando di ottenere comunque il migliore compromesso tra vantaggi e svantaggi in relazione alle specifiche esigenze del caso clinico.
In tale contesto uno studio odontoiatrico è dunque costretto a costituire un grande magazzino di più linee implantari, sì da poter avere sempre a disposizione la componentistica ritenuta di volta in volta più appropriata.
Naturalmente una simile scelta si rivela estremamente penalizzante, sia in termini di risorse economiche impegnate, sia dal punto di vista dell’ organizzazione e della gestione quotidiana di un simile grande magazzino impiantare.
Partendo da queste valutazioni critiche, si è giunti a concepire l’attrezzatura modulare secondo il trovato che si propone di superare la tecnica anteriore sotto due differenti aspetti.
Il suo primo scopo è infatti quello di consentire la realizzazione di impianti dentali che assommino in sé i principali vantaggi delle differenti tecnologie tradizionali, ma che tendano contemporaneamente ad evitarne i corrispondenti difetti
Il suo secondo scopo è quello di consentire ad ogni odontoiatra di configurare a discrezione l’attrezzatura secondo il trovato, in maniera da ottenere, di volta in volta, un impianto dentale dalle caratteristiche strutturali e funzionali più adeguate alle varie esigenze contingenti.
Più precisamente va detto innanzitutto che l’attrezzatura secondo il trovato permette di ottenere un impianto dentale che preveda una connessione conica tra il rispettivo moncone ed il rispettivo impianto, ma che, al tempo stesso, garantisca che tra questi due componenti si stabilisca anche un efficace accoppiamento prismatico o “indice antirotazionale” (paragonabile a quelli del tipo di quello noto come “fiat to fiat”).
È peraltro previsto che un simile indice antirotazionale si stabilisca all’altezza della zona coronale dell’impianto anzidetto; in effetti quest’ultimo accorgimento risulta quanto mai vantaggioso, visto che facilita le attività dell’odontoiatra e soprattutto quella relativa alla presa dell’impronta.
Allo stesso modo va rilevato che Γ anzidetto indice antirotazionale coronale è ottenuto secondo modalità idonee a garantire - a differenza di quanto avviene nella tradizionale tecnologia “fiat to fiat” - una perfetta “sigillatura” tra le superfici interfacciate di ciascun moncone e del rispettivo impianto, tale da non lasciare il benché minimo spazio all’ insediamento di batteri.
Una simile sigillatura è stata ottenuta prevedendo - a livello dell’ anzidetto indice antirotazione coronale - la cooperazione di opportune superfici inclinate che favoriscono, del resto, anche la perfetta stabilità tra impianto e moncone.
Ma, come anticipato, rulteriore interessante prerogativa dell’ attrezzatura secondo il trovato risiede nel fatto di consentire al rispettivo utente di realizzare con essa impianti dentali in grado di adottare indifferentemente monconi corti o monconi lunghi, laddove la maggiore o minore lunghezza di tali monconi è riferita in realtà alla lunghezza dei loro rispettivi coni morse.
Per maggiore chiarezza esplicativa la descrizione del trovato prosegue con riferimento alle tavole di disegno allegate, aventi solo valore illustrativo e non certo limitativo, in cui:
- la figura 1 mostra, con una rappresentazione assonometrica in esploso, le modalità di cooperazione di tre componenti dell’attrezzatura in questione;
- la figura 2 mostra, con un disegno in sezione, i medesimi componenti di figura 1, al termine del loro reciproco assemblaggio;
- la figura 3 è una rappresentazione assonometrica del moncone mostrato nelle due precedenti figure;
- la figura 4 è analoga alla figura 1 , ma serve ad illustrare una differente componentistica;
- la figura 5 mostra, con un disegno in sezione, i medesimi componenti di figura 4, al termine del loro reciproco assemblaggio;
- la figura 6 è una rappresentazione assonometrica del moncone mostrato nelle figure 4 e 5;
- la figura 7 mostra, con una rappresentazione assonometrica, rimpianto mostrato nelle precedenti figure 1, 2, 4 e 5.
Si ribadisce innanzitutto che l’attrezzatura modulare secondo il trovato risulta composta da una pluralità di componenti atti ad essere utilizzati in combinazione o in alternativa.
Con particolare riferimento alle figure 1, 2 e 7, il primo di tali componenti consiste in un impianto (1), usualmente consistente in uno stelo cilindrico filettato esternamente che reca, in corrispondenza della sua imboccatura (altrimenti definibile “tratto coronale”), una sede conica (10), le cui pareti laterali (11) risultano convergenti verso il tratto apicale dell’impianto medesimo (1).
In corrispondenza di dette pareti laterali (11) sono realizzate alcune impronte (12) sostanzialmente ad “U”, disposte nel senso dell’altezza e regolarmente distanziate.
In particolare la parete posteriore di ciascuna di tali impronte (12) reca un profilo inclinato, tale per cui la profondità di ogni impronta risulta crescente dall’imboccatura dell’impianto (1) in direzione alla zona terminale dello stesso.
La parete di fondo (IOa) dell’anzidetta sede conica (10) risulta raccordata con un foro conico (13), dotato di pareti lisce, che sfocia a sua volta in un foro cilindrico (14) dotato di pareti filettate.
Il secondo componente dell’attrezzatura secondo il trovato consiste in un primo moncone (2), usualmente consistente in uno stelo tubolare dotato in posizione apicale (e cioè in corrispondenza dell’ estremità rivolta verso il rispettivo impianto) di una testa allargata (20)
Dal centro di questa testa (20) aggetta inferiormente un collare (21) - configurabile a tutti gli effetti come un cono morse - dotato di un’altezza compatibile con la profondità dell’anzidetta sede (10) dell’ impianto (1).
Detto collare (1) è attraversato da un foro (20a) che risulta delimitato, sull’interno del moncone medesimo (2), da uno spallamento perimetrale (20b); vedasi al riguardo la figura 2.
Il medesimo collare (21) presenta una conicità sia in corrispondenza delle sue pareti interne (2 la), che delle sue pareti esterne (21b); essendo altresì previsto che il foro di uscita (2 le) di detto collare (21) rechi una sezione identica alla sezione di imboccatura dell’anzidetto foro conico (13) dell’impianto (1).
In particolare le anzidette pareti esterne (21b) dell’anzidetto collare (21) presentano una conicità esattamente corrispondente a quella delle anzidette pareti laterali (11) della sede (10) deirimpianto (1).
In corrispondenza di tali pareti esterne (21b) del collare (21) risulta peraltro ottenuta una serie di risalti (22), sostanzialmente ad “U”, aventi forma e profilo compatibili con quelli delle anzidette impronte (12) della medesima sede (10) dell’impianto (1).
La parete frontale di ciascuno di tali risalti (22) reca peraltro un profilo spiovente, tale per cui i risalti medesimi (22) presentano uno spessore crescente coerentemente con quanto previsto per la profondità delle anzidette impronte (12) dell’impianto (1).
Per ciò che attiene le anzidette pareti interne (2 la) di tale primo moncone (2), si precisa che le stesse adottano una conicità tale da potersi raccordare esattamente con la conicità delle pareti che circoscrivono l’anzidetto foro conico (13) dell’impianto (1).
Ebbene un simile moncone (2) è destinato ad essere accoppiato a maschio e femmina con il rispettivo sottostante impianto (1), secondo quanto mostrato in figura 2.
In particolare questo accoppiamento si completa nel momento in cui l’anzidetta testa (20) del moncone (2) si porta a battuta contro il bordo d’imboccatura (15) dell’ impianto (1).
Nello stesso tempo, infatti, il collare (21) del moncone (2) si insedia perfettamente entro l’anzidetta sede conica (10) dell’impianto (1), in una condizione in cui i suoi rispettivi risalti (22) possono trovare esatto alloggiamento entro le corrispondenti impronte (12) deirimpianto (1).
Naturalmente un simile accoppiamento prismatico tra risalti (22) ed impronte (12) è quello che realizza il desiderato “indice antirotazionale” tra moncone (2) ed impianto (1), esattamente all’altezza del cosiddetto tratto coronale di quest’ultimo.
A questo punto occorre menzionare il terzo componente dell’attrezzatura in questione: si allude ad una particolare vite (3) che consente il definitivo fissaggio tra rimpianto (1) e l’ anzidetto primo moncone (2) e che risulta mostrata in figura 1 e 2.
La peculiarità di questa vite (3) consiste nel fatto di presentare, immediatamente al di sotto della propria testa allargata (30), uno stelo che comprende superiormente un tratto conico (31), con pareti lisce, che risulta raccordato con un sottostante un tratto cilindrico (32), con pareti filettate.
La figura 2 mostra le specifiche modalità di posa in opera della vite anzidetta (3).
Essa deve essere usualmente infilata entro il moncone (2), in maniera tale che il suo stelo possa penetrare all’interno del sottostante impianto (1).
Inutile dire che in questa fase l’ anzidetto tratto filettato (32) della vite (3) è destinato ad impegnarsi progressivamente all’intemo dell’anzidetto foro cilindrico filettato (14) dell’impianto (1).
Un simile accoppiamento elicoidale favorisce la progressiva discesa della vite (3) verso il fondo dell’impianto (1), fino al punto in cui la sua testa allargata (30) non giunga a battuta contro quell’ anzidetto spallamento (20b) che delimita internamente Γ anzidetto foro (20a) che attraversa il collare (21) del moncone medesimo (2).
In questa condizione l’ulteriore conseguenza che si verifica è relativa al fatto che Γ anzidetto tratto conico (31) della vite (3) si insedia esattamente e contemporaneamente all’interno del foro (20a) del collare (21) del moncone (2) e all’ interno del foro cilindrico (13) dell’impianto (1).
Un simile perfetto accoppiamento conico diminuisce di molto la possibilità che tra Γ impianto (1) e Γ anzidetto primo moncone (3) restino degli spazi vuoti che potrebbero favorire la proliferazione di pericolosi batteri.
L’attrezzatura secondo il trovato comprende anche un quarto componente, sostanzialmente consistente in un secondo moncone (4), atto ad essere fissato all’ anzidetto impianto (1) in alternativa al primo moncone (2); si consultino, al riguardo, le figure 4, 5 e 6.
Questo secondo moncone (4), usualmente consistente in uno stelo cilindrico tubolare, reca un’estremità rastremata (40), attraversata da un foro cilindrico (41), configurabile a tutti gli effetti come un cono morse.
Nell’ ambito di questa estremità rastremata (40) si individua la presenza di un primo tratto (42), dotato di un profilo conico, raccordato con un secondo tratto (43), assottigliato, ugualmente dotato di un profilo conico.
Il raccordo tra questi due tratti (42, 43) avviene in corrispondenza di uno spallamento perimetrale (44) interposto ad essi.
In particolare l’ anzidetto primo tratto (42) del secondo moncone (4) risulta capace di insediarsi esattamente all’interno dell’anzidetta sede conica (10) dell’ anzidetto impianto (1), prima che l’ anzidetto spallamento (44) previsto inferiormente ad esso si porti a battuta contro la parete di fondo (IOa) dell’anzidetta sede conica (10), sì da generare un accoppiamento a forzamento.
A tale scopo è dunque previsto che la conicità delle pareti dell’ anzidetto primo tratto (42) del secondo moncone (4) corrisponda a quella delle pareti che circoscrivono l’ anzi detta sede conica (10) dell’impianto (1).
Da parte sua l’ anzidetto secondo tratto (43) del medesimo secondo moncone (4) risulta capace di insediarsi all’interno del foro conico (13) previsto sull’impianto (1), inferiormente all’anzidetta sede conica (10).
In tale prospettiva è previsto che la conicità delle pareti dell’ anzidetto secondo tratto (43) corrisponda esattamente a quelle delle pareti che circoscrivono il medesimo foro conico (13) deirimpianto (1).
Una volta che rimpianto (1) e l’ anzidetto secondo moncone (4) siano stati effettivamente accoppiati a maschio e femmina, secondo le modalità sopra descritte, è previsto che i due componenti siano stabilizzati definitivamente ad opera di una tradizionale vite cilindrica (V).
Lo stelo di detta vite (V), dopo essere penetrato nel moncone (4) ed averne attraversato l’ anzi detta estremità rastremata (40), può normalmente impegnarsi entro l’ anzidetto foro filettato (14) previsto verso il fondo dell’impianto (1).
Anche in questo caso la posa in opera di detta vite (V) può dirsi completata nel momento in cui la testa della stessa giunge a battuta contro lo spallamento (45) che delimita superiormente l’ anzidetto foro cilindrico (41) che attraversa l’ estremità rastremata (40) di tale secondo moncone (4).
È importante sottolineare che anche questo secondo moncone (4) reca, in corrispondenza delle pareti esterne del primo tratto (42) della sua anzi detta estremità rastremata (40), una serie di risalti (22) che corrispondono perfettamente a quelli previsti sull’ anzidetto primo moncone (2) e che risultano capaci, al pari di quelli, di insediarsi esattamente all’intemo delle anzi dette impronte (12) realizzate in corrispondenza delle pareti che delimitano l’anzidetta sede conica (10) prevista all 'imboccatura deH’impianto (1).
In virtù di queste indicazioni si comprende come, anche in occasione dell’adozione di questo secondo moncone (4), rimpianto dentale così ottenuto possa vantare un efficiente indice antirotazionale - ottenuto per il tramite dell’ anzidetto accoppiamento dei risalti (22) e delle impronte (12) - e come risulti parimenti capace - grazie all’esatto accoppiamento che si stabilisce tra Γ anzidetto secondo tratto (43) del moncone medesimo (4) ed il foro cilindrico (13) deH’impianto (1) - di evitare la formazione di qualsiasi spazio vuoto, attaccabile dai batteri, tra l’uno e l’altro di questi componenti cooperanti.
Anche se fino ad ora si è ipotizzato che Γ anzidetto primo moncone (2) rechi gli anzidetti risalti perimetrali (22), nulla vieta di realizzarne una versione costruttiva alternativa, in cui la rispettiva estremità rastremata (21) pareti esterne (21b) perfettamente lisce e dunque prive degli anzidetti risalti (22).
Allo stesso modo si precisa che Γ anzidetto impianto (1) reca internamente, lungo il suo anzidetto foro assiale, anche una sede perimetrale prismatica (16), formata da una serie di nervature verticali, atta ad essere sfruttata per eseguire, in virtù dell’impegno di un corrispondente utensile, Γ avvitamento dell’impianto medesimo nell’osso del paziente.
Claims (2)
- RIVENDICAZIONI 1) Attrezzatura modulare per impianti dentali, caratterizzata per il fatto di comprendere i seguenti componenti modulari, - un impianto (1) consistente in uno stelo cilindrico filettato esternamente che reca, in corrispondenza della propria imboccatura, una sede conica (10), le cui pareti laterali (11) risultano convergenti verso il tratto apicale deirimpianto medesimo (1); essendo previsto che le anzi dette pareti laterali (11) rechino alcune impronte (12), sostanzialmente ad “U”, disposte nel senso dell’ altezza e regolarmente distanziate, ciascuna delle quali presenta una parete posteriore di profilo inclinato, tale per cui la profondità di ciascuna di dette impronte (12) risulta crescente dall’ imboccatura dell’impianto (1) in direzione del tratto apicale dello stesso; essendo altresì previsto che la parete di fondo (IOa) dell’anzidetta sede conica (10) sia raccordata con un sottostante foro conico (13), dotato di pareti lisce, che sfocia a sua volta in un foro cilindrico (14) dotato di pareti filettate, l’uno e l’altro eseguiti assialmente al centro dell’impianto anzidetto (1) - un primo moncone (2) consistente in uno stelo cilindrico tubolare dotato in posizione apicale di una testa allargata (20) dalla quale aggetta un collare conico (21) attraversato centralmente da un foro (20a) che risulta delimitato, sulfintemo del medesimo primo moncone (2), da uno spallamento perimetrale (20b); essendo previsto che Γ anzidetto collare conico (21) sia atto ad insediarsi esattamente all’interno dell’anzidetta sede conica (10) dell’anzidetto impianto (1) e sia altresì dotato di una serie perimetrale di risalti (22) atti ad insediarsi esattamente entro le anzidette impronte (12) eseguite in corrispondenza delle pareti perimetrali (11) della medesima sede conica (10) dell’impianto (1); essendo previsto che Γ anzidetto collare (21) rechi un foro di uscita (2 le) dotato di una sezione identica alla sezione d’imboccatura dell’ anzidetto foro conico (13) dell’impianto (1), nonché pareti interne (2 la) dotate di una conicità che consente loro di raccordarsi esattamente con la conicità delle pareti (11) che delimitano Γ anzidetto foro conico (13) dell’impianto (1) e pareti esterne (21b) dotate di una conicità esattamente corrispondente a quella delle anzidette pareti laterali (11) della sede conica (10) del medesimo impianto (1); - una vite (3) atta a stabilizzare l’accoppiamento tra Γ anzidetto impianto (1) e l’anzidetto primo moncone (2) e dotata all’uopo di una testa allargata (30), atta a portarsi a battuta contro Γ anzidetto spallamento (20b) del primo moncone (2), di un tratto conico (31) con pareti lisce, atto ad insediarsi esattamente e contemporaneamente all’ interno dell’ anzidetto foro (20a) del collare (21) del primo moncone (2) e all’intemo dell’anzidetto foro conico (13) dell’ impianto (1), nonché di un tratto cilindrico (32) con pareti filettate, atto ad impegnarsi elicoidalmente entro Γ anzidetto foro cilindrico filettato (14) dell’impianto medesimo (1); - un secondo moncone (4) consistente in uno stelo cilindrico tubolare dotato di un’estremità rastremata (40) attraversata da un foro cilindrico (41) ed altresì formata da un primo tratto (42), di profilo conico, raccordato, con l’interposizione di uno spallamento perimetrale (44), con un secondo tratto (43), assottigliato, ugualmente dotato di profilo conico; essendo previsto che Γ anzidetto primo tratto (42) sia atto ad insediarsi esattamente all’interno dell’anzidetta sede conica (10) dell’impianto (1) e che Γ anzidetto secondo tratto (43) sia atto ad insediarsi esattamente all’interno dell’ anzidetto foro conico (13) dell’impianto (1); essendo previsto altresì che l’anzidetto primo tratto (42) dell’ anzi detta estremità rastremata (40) del secondo moncone (4) rechi esternamente una serie di risalti (22) atti ad insediarsi esattamente all’interno delle anzi dette impronte (12) realizzate in corrispondenza delle pareti perimetrali (11) dell’anzidetta sede conica (10) dell’impianto (1).
- 2) Attrezzatura secondo la rivendicazione 1, caratterizzata per il fatto che Γ anzidetto impianto (1) reca internamente una sede perimetrale prismatica (16).
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