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IT201800003894U1 - Dispositivo di presa a ventosa - Google Patents

Dispositivo di presa a ventosa

Info

Publication number
IT201800003894U1
IT201800003894U1 IT202018000003894U IT201800003894U IT201800003894U1 IT 201800003894 U1 IT201800003894 U1 IT 201800003894U1 IT 202018000003894 U IT202018000003894 U IT 202018000003894U IT 201800003894 U IT201800003894 U IT 201800003894U IT 201800003894 U1 IT201800003894 U1 IT 201800003894U1
Authority
IT
Italy
Prior art keywords
suction
gripping device
suction cup
head
support body
Prior art date
Application number
IT202018000003894U
Other languages
English (en)
Inventor
Riccardo Sighinolfi
Original Assignee
Raimondi Spa
Priority date (The priority date is an assumption and is not a legal conclusion. Google has not performed a legal analysis and makes no representation as to the accuracy of the date listed.)
Filing date
Publication date
Application filed by Raimondi Spa filed Critical Raimondi Spa
Priority to IT202018000003894U priority Critical patent/IT201800003894U1/it
Priority to ES201931988U priority patent/ES1243775Y/es
Publication of IT201800003894U1 publication Critical patent/IT201800003894U1/it

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Landscapes

  • Control And Other Processes For Unpacking Of Materials (AREA)
  • Supplying Of Containers To The Packaging Station (AREA)
  • Table Devices Or Equipment (AREA)
  • Manipulator (AREA)

Description

DESCRIZIONE
del Brevetto Italiano per Modello di Utilità dal titolo:
“DISPOSITIVO DI PRESA A VENTOSA”
CAMPO TECNICO
La presente invenzione riguarda generalmente un dispositivo di manipolazione e/o movimentazione di oggetti, più in particolare un dispositivo di presa a ventosa, ovvero che impiega il principio del vuoto per afferrare, in modo removibile, una superficie, relativamente liscia e impermeabile all’aria, di un oggetto. Ad esempio, il dispositivo di presa della presente invenzione può essere impiegato per afferrare, manipolare e/o movimentare vari oggetti, come ad esempio una lastra ceramica (piastrella o simile) o di vetro o metallo o simile.
TECNICA PREESISTENTE
Sono noti vari dispositivi di presa a ventosa utilizzati per afferrare e movimentare oggetti, come lastre di vetro, di metallo o lastre ceramiche.
Tali dispositivi di presa di tipo noto generalmente comprendono un corpo di supporto dotato di una impugnatura; una ventosa deformabile dotata di un bordo periferico chiuso ad anello, in cui la ventosa è connessa al corpo di supporto; una pompa di aspirazione dell’aria fissata al corpo di supporto e connessa ad una bocca di aspirazione provvista in una zona interna al bordo periferico della ventosa mediante un condotto di aspirazione; e una valvola di non ritorno disposta nel condotto di aspirazione e dotata di un otturatore mobile tra una posizione di chiusura e una posizione di apertura.
Tali dispositivi di presa noti tuttavia, presentano alcuni inconvenienti tra i quali è riscontrabile il fatto che l’otturatore, specie in talune posizioni assunte dal dispositivo di presa o in caso di urti subiti, non chiude efficacemente e – quindi – può verificarsi la perdita del vuoto tra la ventosa e l’oggetto afferrato, con conseguente rilascio indesiderato dell’oggetto afferrato.
Un altro inconveniente riscontrato nei dispositivi di presa noti è il fatto che la ventosa (generalmente fissata al corpo di supporto in modo irremovibile, ad esempio costampata con esso o incollata ad esso) è, per prima, soggetta ad usura durante l’utilizzo e la sua sostituzione può essere fatta solo da personale specializzato che, con un intervento mirato, ripristina e rigenera il dispositivo di presa nella sua interezza ogni qualvolta la ventosa è usurata.
Ancora, un ulteriore inconveniente riscontrato nei dispositivi di presa noti è il fatto che il vuotometro, che indica il grado di vuoto raggiunto dalla ventosa in contatto con l’oggetto afferrato, è spesso soggetto ad urti che portano alla rottura dello stesso. Anche in tal caso, la sua sostituzione può essere fatta solo da personale specializzato che, con un intervento mirato, ripristina e rigenera il dispositivo di presa nella sua interezza ogni qualvolta il vuotometro viene rotto.
Inoltre, si riscontra in tali dispositivi di tipo noto il fatto che il pulsante di apertura della valvola di sfiato può essere azionato in modo involontario dal personale durante la movimentazione degli oggetti afferrati dal dispositivo di presa e, questo, provoca il rilascio indesiderato dell’oggetto afferrato.
Inoltre, si è riscontrato che la corsa del pistone della pompa di aspirazione dei dispositivi di presa di tipo noto è limitata ed il vuoto lo crea la corsa di ritorno automatica del pistone, fatti questi che rendono necessari un numero elevati di azionamenti del pistone per conseguire il grado di vuoto desiderato e che, comunque, limita il valore massimo di vuoto raggiungibile, al valore massimo della spinta di ritorno automatico esercitabile sul pistone.
Uno scopo della presente invenzione è quello di superare i menzionati inconvenienti della tecnica nota, nell’ambito di una soluzione semplice, razionale e dal costo contenuto.
Tali scopi sono raggiunti dalle caratteristiche dell’invenzione riportate nella rivendicazione indipendente. Le rivendicazioni dipendenti delineano aspetti preferiti e/o particolarmente vantaggiosi dell’invenzione.
ESPOSIZIONE DELL’INVENZIONE
L’invenzione, particolarmente, rende disponibile un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende:
- un corpo di supporto dotato di una impugnatura;
- una ventosa deformabile dotata di un bordo periferico chiuso ad anello, in cui la ventosa è connessa al corpo di supporto;
- una pompa di aspirazione dell’aria associata, ovvero fissata al (o a bordo del) corpo di supporto e connessa ad una bocca di aspirazione provvista in una zona interna al bordo periferico della ventosa mediante un condotto di aspirazione; e
- una valvola di non ritorno disposta nel condotto di aspirazione (in modo da intercettarlo) e dotata di un otturatore mobile tra una posizione di chiusura (del condotto di aspirazione) e una posizione di apertura (del condotto di aspirazione), in cui l’otturatore è operabile dalla pompa di aspirazione dalla posizione di chiusura alla posizione di apertura in contrasto ad una forza di spinta esercitata da un corpo di spinta sull’otturatore.
Grazie a tale soluzione, la sicurezza del dispositivo di presa è aumentata, infatti la valvola di non ritorno rimane saldamente in posizione di chiusura in qualsiasi posizione ed orientazione spaziale si trovi il dispositivo di presa stesso e, quindi, non risulta apribile in modo accidentale durante l’utilizzo del dispositivo di presa, ovvero quando questo afferra un oggetto da movimentare.
Secondo un aspetto vantaggioso dell’invenzione, il corpo di spinta può comprendere (o essere costituito da) una molla.
Vantaggiosamente, poi, cui la pompa di aspirazione può essere integrata nella impugnatura.
Grazie a tale soluzione, il dispositivo di presa risulta particolarmente compatto e comodo da utilizzare.
Ancora, la pompa di aspirazione può comprendere:
- una camera cilindrica realizzata nell’impugnatura, in cui una estremità della camera cilindrica è chiusa da una testata connessa alla valvola di non ritorno; e - un pistone mobile all’interno della camera cilindrica e delimitante, con la camera cilindrica e la testata, una camera di aspirazione a volume variabile.
Secondo una forma di attuazione, il pistone può essere mobile da una posizione allontanata dalla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume massimo, a una posizione avvicinata alla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume minimo, in contrasto ad una forza di attuazione esercitata da un organo di attuazione.
Grazie a tale soluzione, la corsa di aspirazione del pistone (ovvero la corsa dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata) che crea il vuoto tra la ventosa e l’oggetto da afferrare è demandata alla forza di attuazione esercitata dall’organo di attuazione.
Secondo una alternativa e vantaggiosa forma di attuazione, il pistone può essere mobile da una posizione avvicinata alla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume minimo, a una posizione allontanata dalla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume massimo, in contrasto ad una forza di attuazione esercitata da un organo di attuazione.
Grazie a tale soluzione, la corsa di aspirazione del pistone (ovvero la corsa dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata) che crea il vuoto tra la ventosa e l’oggetto da afferrare è demandata all’azione dell’utilizzatore.
Si è riscontrato, infatti, che quando la corsa di aspirazione del pistone è demandata all’organo di attuazione tale corsa può risultare limitata e, quindi, si richiede un numero elevato di pompaggi per raggiungere il valore di depressione (vuoto) desiderato tra la ventosa e l’oggetto da afferrare.
Inoltre, si è riscontrato che quando la corsa di aspirazione del pistone è demandata all’organo di attuazione la forza di attuazione esercitata dall’organo di attuazione può rappresentare un limite per il valore di depressione (vuoto) che si può raggiungere tra la ventosa e l’oggetto da afferrare e, quindi, per la forza di presa che la ventosa può esercitare sull’oggetto (che si traduce in carico massimo sollevabile dalla ventosa).
Demandando all’organo di attuazione la sola corsa di ritorno del pistone, ovvero la corsa passiva opposta a quella di aspirazione, è invece possibile esercitare una corsa di aspirazione indipendente dalla forza di attuazione esercitabile con l’organo di attuazione ed è possibile, quindi, incrementare il valore di depressione (vuoto) che si può raggiungere tra la ventosa e l’oggetto da afferrare e, quindi, la forza di presa che la ventosa può esercitare sull’oggetto (che si traduce in carico massimo sollevabile dalla ventosa).
Secondo un aspetto ulteriore, l’impugnatura e/o la pompa di aspirazione può comprendere un elemento di ritegno, atto a definire un finecorsa meccanico antisfilamento per il pistone dalla camera cilindrica.
Grazie a tale soluzione è impedito lo sfilamento del pistone nell’uso in verticale del dispositivo di presa.
Vantaggiosamente, poi, il dispositivo di presa può comprendere una valvola di sfiato azionabile manualmente, in cui la valvola di sfiato è posta sul condotto di aspirazione interposta tra la valvola di non ritorno e la bocca di aspirazione.
Grazie a tale soluzione è possibile operare il rilascio controllato e volontario dell’oggetto afferrato dal dispositivo di presa.
Preferibilmente, la valvola di sfiato può comprendere un pulsante di azionamento manuale normalmente chiuso, in cui il pulsante di azionamento è connesso alla testata.
Vantaggiosamente, poi, la testata può comprendere due fiancate di protezione entro cui è alloggiato, sostanzialmente a scomparsa, il pulsante di azionamento. Grazie a tale soluzione è sostanzialmente limitato, se non addirittura impedito, che il pulsante di azionamento possa essere azionato inavvertitamente dall’utilizzatore e, quindi, si riduce o minimizzano i rilasci accidentali degli oggetti afferrati dal dispositivo di presa.
Secondo un aspetto vantaggioso dell’invenzione, la ventosa può essere associata in modo removibile al corpo di supporto.
Grazie a tale soluzione, quando si usura la ventosa, ovvero l’organo attivo nella presa dell’oggetto e più soggetto ad usura, è possibile rimuovere e sostituire lo stesso in modo semplice, veloce e senza richiedere l’intervento di ripristino necessario nei dispositivi di presa di tipo noto, in cui la ventosa è costampata o incollata al corpo di supporto.
Secondo tale aspetto dell’invenzione, il corpo di supporto può comprendere un piatto di supporto rigido, la ventosa essendo calzata perimetralmente su detto piatto di supporto.
Vantaggiosamente, la ventosa può comprendere un labbro perimetrale saliente dalla parte opposta rispetto al bordo periferico e configurato per abbracciare circonferenzialmente il piatto di supporto.
Grazie a tale soluzione, il collegamento removibile tra la ventosa e il corpo di supporto risulta particolarmente affidabile ed efficace.
Ancora, la ventosa può presentare una forma anulare.
Un ulteriore aspetto dell’invenzione prevede che il dispositivo di presa possa comprendere un vuotometro connesso al corpo di supporto mediante organi di fissaggio risolvibili e a tenuta.
Grazie a tale soluzione, il vuotometro – che sovente è soggetto ad urti che compromettono l’utilizzo dello stesso e/o del dispositivo di presa – può essere sostituito all’occorrenza in modo semplice, veloce e senza richiedere l’intervento di ripristino necessario nei dispositivi di presa di tipo noto, in cui il vuotometro è incollato o saldamente fissato al corpo di supporto.
Vantaggiosamente, il corpo di supporto può comprendere una parete di protezione affiancata al vuotometro.
Secondo un aspetto dell’invenzione, inoltre, il corpo di supporto può comprendere una staffa di attacco ausiliaria distanziata dalla impugnatura e atta a connettere, in modo removibile, il dispositivo di presa (o più dispositivi di presa dotati ciascuno di tale staffa di attacco) ad una barra di supporto.
Grazie a tale soluzione è possibile rendere disponibile un sistema di presa in cui uno o più dispositivi di presa sono associati (ad esempio in modo mobile e/o regolabile) a tale barra di supporto, ad esempio per il trasporto di lastre di grosse dimensioni.
Un aspetto ulteriore dell’invenzione, tutelabile anche in modo indipendente rispetto a quanto sopra descritto, rende disponibile un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende:
- un corpo di supporto dotato di una impugnatura;
- una ventosa deformabile dotata di un bordo periferico chiuso ad anello, in cui la ventosa è connessa al corpo di supporto in modo removibile; e - una pompa di aspirazione dell’aria fissata al corpo di supporto e connessa ad una bocca di aspirazione provvista in una zona interna al bordo periferico della ventosa mediante un condotto di aspirazione.
Grazie a tale soluzione, quando si usura la ventosa, ovvero l’organo attivo nella presa dell’oggetto e più soggetto ad usura, è possibile rimuovere e sostituire lo stesso in modo semplice, veloce e senza richiedere l’intervento di ripristino necessario nei dispositivi di presa di tipo noto, in cui la ventosa è costampata o incollata al corpo di supporto.
Secondo un aspetto vantaggioso, il corpo di supporto può comprendere un piatto di supporto rigido, la ventosa essendo calzata perimetralmente su detto piatto di supporto.
Vantaggiosamente, la ventosa può comprendere un labbro perimetrale saliente dalla parte opposta rispetto al bordo periferico e configurato per abbracciare circonferenzialmente il piatto di supporto.
Grazie a tale soluzione, il collegamento removibile tra la ventosa e il corpo di supporto risulta particolarmente affidabile ed efficace.
Ancora, la ventosa può presentare una forma anulare.
Un aspetto ulteriore dell’invenzione, tutelabile anche in modo indipendente rispetto a quanto sopra descritto, rende disponibile un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende:
- un corpo di supporto dotato di una impugnatura;
- una ventosa deformabile; e
- un vuotometro connesso al corpo di supporto mediante organi di fissaggio risolvibili e a tenuta.
Grazie a tale soluzione, il vuotometro – che sovente è soggetto ad urti che compromettono l’utilizzo dello stesso e/o del dispositivo di presa – può essere sostituito all’occorrenza in modo semplice, veloce e senza richiedere l’intervento di ripristino necessario nei dispositivi di presa di tipo noto, in cui il vuotometro è incollato o saldamente fissato al corpo di supporto.
Vantaggiosamente, il corpo di supporto può comprendere una parete di protezione affiancata al vuotometro.
Un aspetto ulteriore dell’invenzione, tutelabile anche in modo indipendente rispetto a quanto sopra descritto, rende disponibile un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende:
- un corpo di supporto dotato di una impugnatura;
- una ventosa deformabile; e
- una pompa di aspirazione dell’aria fissata al corpo di supporto, in cui - la pompa di aspirazione può comprendere:
una camera cilindrica, in cui una estremità della camera cilindrica è chiusa da una testata connessa ad una valvola di non ritorno; e
un pistone mobile all’interno della camera cilindrica e delimitante, con la camera cilindrica e la testata, una camera di aspirazione a volume variabile, in cui il pistone è mobile da una posizione avvicinata alla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume minimo, a una posizione allontanata dalla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume massimo, in contrasto ad una forza di attuazione esercitata da un organo di attuazione. Grazie a tale soluzione, la corsa di aspirazione del pistone (ovvero la corsa dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata) che crea il vuoto tra la ventosa e l’oggetto da afferrare è demandato all’utilizzatore.
Si è riscontrato, infatti, che quando la corsa di aspirazione del pistone è demandata all’organo di attuazione tale corsa può risultare limitata e, quindi, si richiede un numero elevato di pompaggi per raggiungere il valore di depressione (vuoto) desiderato tra la ventosa e l’oggetto da afferrare.
Inoltre, si è riscontrato che quando la corsa di aspirazione del pistone è demandata all’organo di attuazione la forza di attuazione esercitata dall’organo di attuazione può rappresentare un limite per il valore di depressione (vuoto) che si può raggiungere tra la ventosa e l’oggetto da afferrare e, quindi, per la forza di presa che la ventosa può esercitare sull’oggetto (che si traduce in carico massimo sollevabile dalla ventosa).
Demandando all’organo di attuazione la sola corsa di ritorno del pistone, ovvero la corsa passiva opposta a quella di aspirazione, è invece possibile esercitare una corsa di aspirazione indipendente dalla forza di attuazione esercitabile con l’organo di attuazione ed è possibile, quindi, incrementare il valore di depressione (vuoto) che si può raggiungere tra la ventosa e l’oggetto da afferrare e, quindi, la forza di presa che la ventosa può esercitare sull’oggetto (che si traduce in carico massimo sollevabile dalla ventosa).
Un aspetto ulteriore dell’invenzione, tutelabile anche in modo indipendente rispetto a quanto sopra descritto, rende disponibile un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende:
- un corpo di supporto dotato di una impugnatura;
- una ventosa deformabile; e
- una pompa di aspirazione dell’aria fissata al corpo di supporto, in cui - la pompa di aspirazione può comprendere:
una camera cilindrica, in cui una estremità della camera cilindrica è chiusa da una testata connessa ad una valvola di non ritorno; e
un pistone mobile all’interno della camera cilindrica e delimitante, con la camera cilindrica e la testata, una camera di aspirazione a volume variabile; in cui la pompa di aspirazione comprende un elemento di ritegno, atto a definire un finecorsa meccanico anti-sfilamento per il pistone dalla camera cilindrica.
Grazie a tale soluzione è impedito lo sfilamento del pistone nell’uso in verticale del dispositivo di presa.
BREVE DESCRIZIONE DEI DISEGNI
Ulteriori caratteristiche e vantaggi dell’invenzione risulteranno evidenti dalla lettura della descrizione seguente fornita a titolo esemplificativo e non limitativo, con l’ausilio delle figure illustrate nelle tavole allegate.
La figura 1 è una vista assonometrica di un dispositivo di presa secondo l’invenzione.
La figura 2 è una vista frontale di figura 1.
La figura 3 è una vista in pianta dall’alto di figura 1.
La figura 4 è una vista in sezione, lungo la traccia di sezione IV-IV di figura 3. La figura 5 è una vista in sezione, lungo la traccia di sezione V-V di figura 3.
La figura 5A è una vista di una alternativa del particolare Va di figura 5.
Le figure 6a e 6b sono due viste ingrandite del particolare VI di figura 5, secondo due rispettive alternative forme di realizzazione di una valvola di non ritorno secondo l’invenzione.
La figura 7 è una vista in sezione di una ulteriore forma di realizzazione di un pistone di una pompa di aspirazione di un dispositivo di presa secondo l’invenzione.
La figura 8 è una vista assonometrica di una ulteriore forma di realizzazione di un dispositivo di presa secondo l’invenzione.
MODO MIGLIORE PER ATTUARE L’INVENZIONE
Con particolare riferimento a tali figure, si è indicato globalmente con 10 un dispositivo di presa, particolarmente un dispositivo di presa a ventosa per afferrare e rilasciare oggetti, ad esempio oggetti aventi una superficie sostanzialmente liscia (o quasi liscia / leggermente strutturata) e/o impermeabile.
Il dispositivo di presa 10 comprende un corpo di supporto 20, il quale è ad esempio rigido, preferibilmente realizzato in materiale metallico.
Il corpo di supporto 20 comprende (o è costituito da) un piatto di supporto 21, ad esempio sostanzialmente circolare, dotato di una faccia inferiore, ovvero atta ad essere rivolta verso l’oggetto da afferrare in esercizio, e una contrapposta faccia superiore.
Dalla faccia superiore del corpo di supporto 20 si ergono due orecchie 22 parallele, ad esempio contrapposte diametralmente e ciascuna disposta in prossimità di una zona di bordo del corpo di supporto 20.
Il piatto di supporto 21 comprende almeno un foro passante 23, ad esempio realizzato in prossimità di una zona di bordo del corpo di supporto 20 in squadro rispetto alle zone di bordo in cui sono realizzate le orecchie 22.
Il foro passante 23 è preferibilmente filettato (internamente).
Dalla faccia superiore del corpo di supporto 20 si erge, inoltre, una parete di protezione 24, la quale è ad esempio definita almeno in una zona perimetrale del bordo del corpo di supporto 20 che affianca esternamente il foro passante 23. Nell’esempio illustrato la parete di protezione 24 è una parete a sviluppo circolare che si unisce in corrispondenza delle orecchie 22 e presenta una sporgenza (ovvero una vetta) in corrispondenza della zona di bordo in cui è realizzato il foro passante 23.
Il corpo di supporto 20 comprende, poi, una impugnatura 25, la quale è rigidamente fissata al piatto di supporto 21.
La impugnatura 25 comprende una coppia di montanti 26, ciascuno dei quali è unito alla base ad una delle orecchie 22 in modo da prolungare le stesse in direzione ortogonale alla faccia superiore del piatto di supporto 21, ad esempio mediante un collegamento filettato, preferibilmente mediante una o più viti, in alternativa, la impugnatura 25 è fissata al piatto di supporto 21 e/o alle orecchie 22 mediante opportuni anelli di fissaggio, come anelli elastici (tipo Seeger) o simili. I montanti 26 sono tra loro uniti alla sommità da una traversa 27, il cui mantello esterno, definisce una superficie di presa – nell’esempio sostanzialmente cilindrica – afferrabile da un utilizzatore.
La traversa 27 è sostanzialmente cava, ovvero, presenta una cavità, ad esempio cilindrica, a tutto sviluppo assiale aperta in corrispondenza delle opposte estremità assiali.
Al corpo di supporto 20 è, inoltre, possibile (opzionalmente, come mostrato nella sola figura 8) fissare una staffa di attacco 28, la quale, ad esempio si erge dalla faccia superiore del piatto di supporto 21, preferibilmente dalla parte opposta del foro passante 23 rispetto alla traversa 27 e parallelamente alla traversa 27 stessa (a distanza non nulla da essa, ovvero ad una distanza tale da non impedire che una mano di un utilizzatore possa essere infilata tra la traversa e la staffa di attacco 28).
La staffa di attacco 28 presenta una forma globalmente a “L” (avente uno o più fori di attacco) ed è unita al piatto di supporto 21 mediante un collegamento filettato, preferibilmente mediante una o più viti.
Nell’esempio, la staffa di attacco 28 è fissata rigidamente alle orecchie 22 mediante gli stessi collegamenti filettati con cui i montanti 26 sono uniti a tali orecchie 22.
Il dispositivo di presa 10 comprende, poi, una ventosa 30 (o “vacuum pad”) deformabile, ovvero realizzata in materiale resiliente come gomma o simile.
La ventosa 30 comprende una prima faccia inferiore, ovvero atta ad essere rivolta in esercizio verso l’oggetto da afferrare e destinata ad andare in contatto con la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare, e una contrapposta seconda faccia superiore.
La ventosa 30 è sostanzialmente circolare, nell’esempio la ventosa 30 presenta una forma sostanzialmente anulare, ovvero è dotata di un foro centrale 31, circolare, sostanzialmente coassiale con la periferia esterna (circolare) della ventosa stessa.
La prima faccia inferiore della ventosa 30 comprende un bordo periferico 32 chiuso ad anello, il quale si aggetta dalla prima faccia inferiore in direzione assiale definendo, di fatto una forma sostanzialmente concava della prima faccia inferiore stessa (con concavità rivolta verso l’oggetto da afferrare).
Il bordo periferico 32 può essere composto da uno o più rilievi anulari concentrici (nell’esempio in numero di 3), ad esempio a sezione triangolare, i quali definiscono ciascuno un piano di appoggio deformabile adatto ad appoggiarsi sulla superficie liscia dell’oggetto da afferrare, compensando di fatto le asperità o irregolarità eventualmente presenti nella stessa.
Inoltre, la faccia inferiore della ventosa 30 può comprendere anche una pluralità di rilievi puntuali 33, i quali sono interposti tra il bordo periferico 32 e il perimetro interno della prima faccia che delimita il foro centrale 31.
I rilievi puntuali 33 sono allineati su un una o più circonferenze concentriche al bordo periferico 32 e/o presentano forma sostanzialmente anulare o anulare a tratti.
Inoltre, la ventosa 30 può comprendere, sulla periferia esterna in prossimità della prima faccia inferiore, un intaglio anulare (avente sezione trasversale sostanzialmente conformata come una cuspide), il quale permette una maggiore cedevolezza elastica in direzione assiale del bordo periferico 32 e, quindi, una maggiore adattabilità della ventosa 30 alla superficie liscia (o quasi liscia) dell’oggetto da afferrare.
La seconda faccia superiore della ventosa 30 è delimitata perimetralmente all’esterno da un labbro perimetrale 34 saliente dalla parte opposta rispetto al bordo periferico 32.
Ad esempio, il labbro perimetrale 34 presenta una forma chiusa ad anello (ovvero presenta la forma di un codolo cilindrico) e circonda circonferenzialmente l’intero perimetro esterno della ventosa 30.
Alla base del labbro perimetrale 34, in corrispondenza dello spigolo interno dello stesso che si unisce con la seconda faccia superiore della ventosa 30, è prevista una sede anulare 35 incavata nel labbro perimetrale 34 stesso.
Inoltre, la ventosa 30 (come visibile nelle figure 5 e 7) comprende un canale passante 36, ad esempio sostanzialmente cilindrico, il quale attraversa assialmente (per l’intero spessore) la ventosa 30 stessa.
Il canale passante 36 sfocia (inferiormente) in corrispondenza della prima faccia inferiore della ventosa 30 tramite una bocca di aspirazione 360, la quale è definita in una zona anulare della ventosa 30 radialmente interna rispetto al bordo periferico 32, ovvero da esso circoscritta.
In pratica, la bocca di aspirazione 360 è sostanzialmente eccentrica rispetto all’asse centrale della ventosa 30.
Il canale passante 36, nell’esempio, sfocia (superiormente) in corrispondenza della sommità del labbro perimetrale 34 tramite una bocca di uscita 361 (allineata assialmente alla bocca di aspirazione 360).
Non si esclude che, in alternativa, la bocca di uscita 361 possa essere definita in corrispondenza della seconda faccia superiore della ventosa 30.
Il canale passante 36 presenta una forma globalmente cilindrica.
Ad esempio, come mostrato nel dettaglio Va di figura 5, la sezione trasversale del canale passante 36 è variabile assialmente, ovvero variabile a tratti, preferibilmente divergente dalla bocca di uscita 361 alla bocca di aspirazione 360.
In alternativa, come mostrato nel dettaglio di figura 5A, il canale passante 36 è prolungato assialmente (superiormente) da un ulteriore canale passante 362 e realizzato nel piatto di supporto 21 a sua volta prolungato da un codolo cavo 363, ad esempio rivestito (internamente) o realizzato in gomma, nel quale si innesta a tenuta (la parte terminale contenente) la bocca di ingresso 431 del condotto di aspirazione 43.
La ventosa 30 è connessa al corpo di supporto 20, come meglio verrà descritto nel seguito.
In particolare, secondo un aspetto vantaggioso della presente soluzione, la ventosa 30 è connessa in modo rimovibile al corpo di supporto 20, ovvero è connessa (senza collanti o senza adesioni superficiali, ad esempio ottenute per costampaggio) in modo che possa essere rimossa (facilmente) senza la distruzione o la lacerazione di parti o, ad esempio, senza la necessità di impiegare strumentazione o attrezzi di rimozione.
Più in dettaglio, la ventosa 30 è agganciata al piatto di supporto 21 del corpo di supporto 20.
In pratica, la ventosa 30 è atta ad essere calzata perimetralmente sul piatto di supporto 21, in modo che la seconda superficie superiore della ventosa 30 vada a contatto con la superficie inferiore del piatto di supporto 21 e, ad esempio, la ventosa 30 abbracci circonferenzialmente il piatto di supporto 21 mediante il suo labbro perimetrale 34.
Nell’esempio, il piatto di supporto 21 del corpo di supporto 20 può essere infilato assialmente all’interno del labbro perimetrale 34 della ventosa 30, il quale deformandosi elasticamente si allarga per accogliere sostanzialmente a misura il piatto di supporto stesso.
Inoltre, il bordo perimetrale esterno del piatto di supporto 21 viene accolto a misura nella sede di anulare 35 e, quindi, la ventosa 30 è trattenuta assialmente dal piatto di supporto 21, in modo removibile.
In pratica, tra la ventosa 30 e il piatto di supporto 21 è definito una sorta di aggancio a scatto, o di forma, il quale risulta risolvibile mediante la semplice deformazione elastica della ventosa 30 (ovvero del labbro perimetrale 34).
La ventosa 30, con la sua seconda faccia superiore, si sovrappone assialmente al foro passante 23 realizzato nel piatto di supporto 21, il quale in pratica sfocia inferiormente in una zona anulare della ventosa 30 radialmente interna rispetto al bordo periferico 32 (ovvero interno al labbro perimetrale 34), ovvero da esso circoscritta.
Il dispositivo di presa 10 comprende, poi, una pompa di aspirazione 40 configurata per aspirare l’aria presente in un volume (chiuso e variabile) interposto tra la ventosa 30, ovvero circoscritto tra la sua prima faccia inferiore e il bordo periferico 32, e la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare.
La pompa di aspirazione 40 è una poma volumetrica, ad esempio a stantuffo. La pompa di aspirazione 40 è fissata al corpo di supporto 20, in particolare all’impugnatura 25 dello stesso, come meglio verrà descritto nel seguito.
Più nel dettaglio, la pompa di aspirazione 40 è integrata nella impugnatura 25, ovvero la impugnatura 25 è parte integrante della pompa di aspirazione 40 (e viceversa).
La pompa di aspirazione 40 comprende una camera cilindrica 41, la quale è ad esempio definita all’interno della traversa 27 della impugnatura 25, ovvero coincide con la cavità cilindrica interna della traversa 27 stessa.
Inoltre, la pompa di aspirazione 40 comprende una testata 42, la quale è fissata rigidamente alla impugnatura 25, ad esempio ad uno dei due montanti 26 dello stesso, in modo da occludere una prima estremità assiale della camera cilindrica 41.
La testata 42 comprende un guscio adatto ad infilarsi assialmente a misura e a tenuta all’interno della prima estremità assiale della camera cilindrica 41 definita dalla traversa 27 della impugnatura 25, e una ghiera esterna adatta ad essere fissata, ad esempio mediante organi di fissaggio, come agganci (a pressione o a scatto) o viti o simili, ad almeno uno tra un bordo perimetrale della prima estremità della traversa 27 e il montante 26 prossimale a tale prima estremità della camera cilindrica 41.
La testata 42 definisce o comprende un condotto di aspirazione 43, il quale è configurato per mettere in comunicazione la bocca di aspirazione 360 della ventosa 30 con la camera cilindrica 41, come meglio verrà descritto nel seguito.
Il condotto di aspirazione 43, nell’esempio, comprende una bocca di uscita 430, la quale è definita nella parte della testata 42, ovvero del guscio, che si affaccia all’interno della camera cilindrica 41.
Ad esempio, la bocca di uscita 430 è sostanzialmente circolare (e coassiale alla camera cilindrica 41 ovvero è, di fatto, una apertura assiale rispetto all’asse della camera cilindrica 41).
Il condotto di aspirazione 43 comprende, poi, una bocca di ingresso 431, la quale è definita nella parte della testata 42, ovvero del guscio, che si affaccia all’esterno della cavità cilindrica 4, nell’esempio è la porzione terminale di uno stelo cavo (realizzato di pezzo con la testata 42) che si estende in direzione radiale (rispetto alla camera cilindrica 41) dalla testata 42.
In pratica, la bocca di ingresso 431 è una apertura radiale rispetto all’asse della camera cilindrica 41.
Il condotto di aspirazione 43 mette in comunicazione di fluido la bocca di ingresso 431 con la bocca di uscita 430 e si sviluppa longitudinalmente tra di esse.
Nell’esempio, quindi, il condotto di aspirazione 43 presenta uno sviluppo longitudinale sostanzialmente curvo, ad esempio a “L”, definito da un primo tratto a sviluppo sostanzialmente radiale dotato della bocca di ingresso 431 e un secondo tratto a sviluppo assiale dotato della bocca di uscita 430, tra i quali è interposto un gomito di raccordo.
Ad esempio, il condotto di aspirazione 43 della testata 42, in particolare la porzione estremale libera del suo primo tratto, si inserisce a misura e a tenuta all’interno del canale passante 36 (vd. figura 5) attraverso la sua bocca di uscita 361, in pratica mettendo in comunicazione di fluido (attraverso un tratto del canale passante 36) la bocca di aspirazione 360 con la bocca di ingresso 431 del condotto di aspirazione 43.
In alternativa, come mostrato in figura 5A, il condotto di aspirazione 43 della testata 42, in particolare la porzione estremale libera del suo primo tratto, si inserisce a misura e a tenuta all’interno dell’ulteriore canale passante 362 (definito dal codolo cavo 363) per connettersi, attraverso la sua bocca di uscita 361, con la bocca di aspirazione 360, in pratica mettendo in comunicazione di fluido (attraverso un tratto dell’ulteriore canale passante 362 e il canale passante 36) la bocca di aspirazione 360 con la bocca di ingresso 431 del condotto di aspirazione 43.
Di fatto, il condotto di aspirazione 43, in particolare la porzione estremale libera del suo primo tratto, è prolungato assialmente (e almeno parzialmente definito) da almeno un tratto del canale passante 36 o, in altre parole, il canale passante 36 è parte (terminale) del condotto di aspirazione 43 (connesso in modo removibile alla testata 42, in quanto parte integrante della ventosa 30).
Il condotto di aspirazione 43, presenta, inoltre, una sede di alloggiamento 44 (visibile nei dettagli delle figure 6a e 6b), la quale è definita da un tratto longitudinale di sezione allargata, nell’esempio realizzata nel secondo tratto del condotto di aspirazione stesso.
Nel condotto di aspirazione 43 è prevista una valvola di non ritorno 45, ovvero una valvola unidirezionale ad azionamento automatico, la quale è configurata per intercettare (ovvero selettivamente chiudere e aprire) il collegamento di fluido tra la bocca di uscita 430 e la bocca di ingresso 431 del condotto di aspirazione 43. In pratica, la valvola di non ritorno 45 è atta ad intercettare il condotto di aspirazione 43, nell’esempio il secondo tratto dello stesso, in modo da regolarne l’apertura e la chiusura.
In pratica, la valvola di non ritorno 45 è alloggiata, ad esempio in modo removibile, all’interno del condotto di aspirazione 43, preferibilmente all’interno della sede di alloggiamento 44 realizzata nello stesso.
Nel dettaglio, la valvola di non ritorno 45, come visibile negli ingrandimenti mostrati nelle figure 6a e 6b, comprende un corpo valvola 450 cavo, conformato sostanzialmente come un bicchiere cilindrico, il quale è coassialmente inserito all’interno della sede di alloggiamento 44, mediante un accoppiamento amovibile ad incastro o filettato o simile.
In pratica, la cavità interna del corpo valvola 450 presenta:
- una prima estremità aperta che è prossimale alla bocca di ingresso 431 del condotto di aspirazione 43 ed è in comunicazione di fluido con tale bocca di ingresso 431 mediante una apertura di ingresso, ad esempio definita da un foro centrale passante; e
- una seconda estremità aperta che è prossimale alla bocca di uscita 430 del condotto di aspirazione 43, ad esempio sostanzialmente a filo o coincidente con essa, ed è in comunicazione di fluido con tale bocca di uscita 430 mediante una apertura di uscita, ad esempio definita da un foro centrale passante.
La valvola di non ritorno 45, inoltre, comprende una sede di valvola 451, ad esempio realizzata in prossimità della prima estremità aperta del corpo valvola 450.
La sede di valvola 451 è definita da un restringimento radiale (ad esempio anulare) della cavità interna del corpo valvola 450.
In una prima forma di realizzazione mostrata in figura 6a, la sede di valvola 451 è posizionata (assialmente) all’esterno del corpo valvola 450 ed è definita dalla o associata alla sede di alloggiamento 44.
In una seconda forma di realizzazione mostrata in figura 6b, la sede di valvola 451 è posizionata (assialmente) all’interno del corpo valvola 450 ed è definita dalla o associata alla cavità interna del corpo valvola 450 stessa.
In entrambe le forme di realizzazione, preferibilmente, la sede di valvola 451 è costituita da un anello resiliente, ad esempio un anello o-ring, inserito in una apposita sede anulare realizzata in almeno uno tra la sede di alloggiamento 44 (vd. figura 6b) e il corpo valvola 450 (vd. figura 6a).
Nella cavità interna del corpo valvola 450 è accolto mobile assialmente un otturatore 46, ad esempio un otturatore a sfera (sebbene non si escluda che l’otturatore possa essere di qualsiasi forma opportuna), il quale è atto ad appoggiarsi a misura su un bordo interno (sostanzialmente conico) del foro centrale della sede di valvola 451 (ovvero dell’anello o-ring), in modo da chiudere il condotto di aspirazione 43.
Secondo un aspetto vantaggioso della presente soluzione, l’otturatore 46 è di tipo normalmente chiuso, ovvero è mantenuto spinto (premuto) contro la sede di valvola 451 (in posizione di chiusura del condotto di aspirazione 43) da un corpo di spinta 47, il quale è configurato per esercitare una forza di spinta non nulla sull’otturatore 46 diretta verso la sede di valvola 451.
Il corpo di spinta 47 è preferibilmente un elemento elastico il quale è vincolato al corpo valvola 450.
Come illustrato nelle figure, questo elemento elastico comprende una molla preferibilmente elicoidale (di compressione), la quale è alloggiata coassialmente all’interno della cavità interna del corpo valvola 450, nell’esempio interposta assialmente tra uno spallamento anulare definito nel corpo valvola stesso e l’otturatore 46, in modo da premere quest’ultimo verso la sede di valvola 451 (definita dall’anello o-ring) per chiuderla.
Nella forma di realizzazione mostrata in figura 6a, la sede di valvola 451, una volta messa in posizione all’interno della cavità interna del corpo valvola 450, impedisce anche lo sfilamento dell’otturatore 46 (e del corpo di spinta 47) dal corpo valvola 450.
Il corpo di spinta 47 è configurato in modo che la forza di spinta esercitata sull’otturatore 46 sia maggiore della forza peso agente sullo stesso, in tal modo quando il corpo di spinta 47 è allineato verticalmente al di sotto dell’otturatore 46 quest’ultimo non è in grado, sotto la sua forza peso, di distaccarsi dalla sede di valvola 451, ovvero viene comunque mantenuto premuto dal corpo di spinta 47 contro la sede di valvola 451 occludendola.
Il corpo di spinta 47 e la sua forza di spinta esercitata sull’otturatore 46 può essere differente da quello illustrato, ad esempio potrebbe un corpo magnetico adatto ad esercitare una forza di spinta (o trazione) magnetica o di altra natura.
L’otturatore 46 è, in pratica, configurato per essere mosso (ovvero traslato assialmente) all’interno della cavità interna del corpo valvola 450 tra una posizione di chiusura, in cui è premuto dal corpo di spinta 47 contro la sede di valvola 451 occludendola, e una posizione di apertura, in cui si distacca (leggermente) dalla sede di valvola 451 (in contrasto alla forza di spinta esercitata dal corpo di spinta 47).
In pratica, l’otturatore 46 è configurato per essere mosso dalla posizione di chiusura alla posizione di apertura in contrasto alla forza di spinta (elastica) esercitata dal corpo di spinta 47 sull’otturatore stesso.
In particolare, la valvola di non ritorno 45 è configurata in modo da aprire il condotto di aspirazione 43, ovvero portare l’otturatore 46 nella sua posizione di apertura, quando nella camera cilindrica 41 (ovvero nella cavità interna del corpo valvola 450) si raggiunge un valore di pressione minore ad un pre-determinato valore di pressione di soglia negativo (dipendente dalla forza di spinta e dalla superficie dell’otturatore 46 rivolta all’interno della cavità interna del corpo valvola 450). Quando, invece, nella camera cilindrica 41 (ovvero nella cavità interna del corpo valvola 450) si ha una pressione maggiore del pre-determinato valore di pressione di soglia negativo (o quando si ha una pressione positiva o una pressione ambiente), il corpo di spinta 47 spinge e preme l’otturatore 46 nella sua posizione di chiusura, mantenendo di fatto chiuso il condotto di aspirazione 43.
La pompa di aspirazione 40 comprende, poi, un pistone 48 mobile, ad esempio scorrevolmente in moto alternativo, all’interno della camera cilindrica 41 e delimitante, con la camera cilindrica 41 e la testata 42, una camera di aspirazione a volume variabile.
Il pistone 48 è ad esempio ad azionamento manuale e comprende una testa cilindrica 480 coassialmente inserita sostanzialmente a misura (e a tenuta) all’interno della camera cilindrica 41 e uno stelo di supporto 481 che si protende dalla testa cilindrica 480 in direzione contrapposta alla testata 42 ed esce dalla seconda estremità assiale della camera cilindrica 41 per essere azionato manualmente, ad esempio mediante una estremità allargata o opportunamente sagomata per essere azionata manualmente (ad esempio da un dito o un paio di dita dell’utilizzatore).
Sulla testa cilindrica 480 è calzata una guarnizione anulare 482, ad esempio a labbro.
Il labbro della guarnizione anulare 482 è un labbro flessibile (elasticamente) ed è ripiegato all’indietro verso la seconda estremità della camera cilindrica 41, ovvero dalla parte opposta rispetto alla testata 42.
Inoltre, il pistone 48 può comprendere una camicia 484 cava, la quale è calzata all’interno della camera cilindrica 41 sostanzialmente a misura e la quale accoglie al suo interno, sostanzialmente a misura, lo stelo di supporto 481 del pistone 48 stesso.
Il pistone 48, in particolare la testa cilindrica 480 dello stesso, è mobile alternativamente all’interno della camera cilindrica 41 tra una posizione avvicinata alla testata 42, in cui il volume della camera di aspirazione è minimo (e ad esempio la testa cilindrica 480 è sostanzialmente a contatto con la testata 42), e una posizione allontanata, in cui il volume della camera di aspirazione è massimo (e ad esempio la testa cilindrica 480 è distanziata dalla testata 42 di una distanza pari alla distanza tra l’estremità esterna dello stelo di supporto 481 dalla seconda estremità della camera cilindrica 41, ovvero pari alla corsa massima permessa al pistone 48).
Il pistone 48 comprende, inoltre, un organo di attuazione 485, come ad esempio almeno una molla – preferibilmente elicoidale –, il quale è configurato per esercitare una forza di attuazione (di spinta o di trazione, ad esempio di natura elastica) sulla testa cilindrica 480, in contrasto ad una forza azionamento (di spinta o di trazione) manuale esercitata sul pistone 48, ovvero sullo stelo di supporto 481, dall’utilizzatore.
L’organo di attuazione 485 e la sua forza di attuazione esercitata sulla testa cilindrica 480 del pistone 48 può essere differente da quello illustrato, ad esempio potrebbe essere un corpo magnetico adatto ad esercitare una forza di attuazione (di spinta o di trazione) magnetica o di altra natura.
Ad esempio l’organo di attuazione 485, ovvero la molla, è interposta tra la testa cilindrica 480 o lo stelo di supporto 481 (mobile) e almeno una parete fissa rispetto alla camera cilindrica 41, ad esempio una parete di fondo della camicia 484 o della testata 42.
In una prima forma di realizzazione mostrata in figura 5, il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, è mobile dalla posizione allontanata alla posizione avvicinata (per effetto di una forza di azionamento manuale di spinta) in contrasto alla forza di attuazione (di spinta) esercitata dall’organo di attuazione 485 sullo stesso, ovvero sulla testa cilindrica 480.
In dettaglio, nell’esempio illustrato, l’organo di attuazione 485 (ovvero la molla, di compressione nell’esempio) è interposta assialmente tra una parete interna della estremità allargata o opportunamente sagomata dello stelo di supporto 481 e la parete di fondo della camicia 484, ad esempio è calzata su una porzione assiale dello stelo di supporto 481 interna alla camicia 484.
In pratica, la molla che definisce l’organo di attuazione 485 viene compressa ogni qualvolta lo stelo di supporto 481 viene premuto (dall’utilizzatore) per portare la testa cilindrica 480 nella sua posizione avvicinata e, ogni volta che lo stelo di supporto 481 viene rilasciato la molla che definisce l’organo di attuazione 485 si estende elasticamente esercitando la suddetta forza di attuazione (elastica) sulla testa cilindrica 480 per riportarla nella sua posizione allontanata (di equilibrio stabile).
In questa soluzione, in pratica, l’organo di attuazione 485 è configurato per portare (spingere) il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, nella posizione allontanata, ogni qualvolta il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, venga azionato manualmente (spinto) nella sua posizione avvicinata e poi rilasciato. In questo caso, la forza di attuazione esercitata dall’organo di attuazione 485 è dipendente dalla forza di spinta esercitata dal corpo di spinta 47 sull’otturatore 46 (e dalla resistenza allo scorrimento della testa cilindrica 480 esercitata dalla guarnizione anulare 482 sulla parete interna della camera cilindrica 41), ovvero è dimensionata in modo tale da superare la forza di spinta esercitata dal corpo di spinta 47 sull’otturatore 46 (e la resistenza allo scorrimento della testa cilindrica 480 esercitata dalla guarnizione anulare 482 sulla parete interna della camera cilindrica 41).
In una seconda e vantaggiosa forma di realizzazione mostrata in figura 7, il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, è mobile dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata (per effetto di una forza di azionamento manuale di trazione) in contrasto alla forza di attuazione (di spinta) esercitata dall’organo di attuazione 485 sullo stesso, ovvero sulla testa cilindrica 480.
In dettaglio, nell’esempio illustrato, l’organo di attuazione 485 (ovvero la molla, di compressione nell’esempio) può essere interposta assialmente tra la parete della testa cilindrica 480 contrapposta alla testata 42 e la parete di fondo della camicia 484, ad esempio è calzata su una porzione assiale dello stelo di supporto 481 esterna alla camicia 484.
In pratica, la molla che definisce l’organo di attuazione 485 viene compressa ogni qualvolta lo stelo di supporto 481 viene tirato (dall’utilizzatore) per portare la testa cilindrica 480 nella sua posizione allontanata e, ogni volta che lo stelo di supporto 481 viene rilasciato la molla che definisce l’organo di attuazione 485 si estende elasticamente esercitando la suddetta forza di attuazione (elastica) sulla testa cilindrica 480 per riportarla nella sua posizione avvicinata (di equilibrio stabile). In questa soluzione, in pratica, l’organo di attuazione 485 è configurato per portare (spingere) il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, nella posizione avvicinata, ogni qualvolta il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480, venga azionato manualmente (tirato) nella sua posizione allontanato e poi rilasciato.
Inoltre, è possibile prevedere che l’impugnatura 25, ovvero la traversa 27 e/o uno dei montanti 26, (in corrispondenza della camera cilindrica 41) comprenda un elemento di ritegno 410 (vd. figure 5 e 7) configurato per definire un finecorsa meccanico anti-sfilamento per il pistone 48, che cioè impedisca lo sfilamento (completo) del pistone 48 dalla camera cilindrica 41.
Tale elemento di ritegno 410 potrebbe essere, ad esempio, definito da un dentello di aggancio a scatto (o altro organo di fissaggio risolvibile) o un collegamento di forma tra la camicia 484 e la camera cilindrica 41, ad esempio in corrispondenza della seconda estremità di quest’ultima.
In questo caso, la forza di attuazione esercitata dall’organo di attuazione 485 è indipendente dalla forza di spinta esercitata dal corpo di spinta 47 sull’otturatore 46.
Quando il pistone 48, ovvero la testa cilindrica 480 dello stesso, è mosso dalla posizione allontanata alla posizione avvicinata, il labbro della guarnizione anulare 482 si flette radialmente verso l’asse della camera cilindrica 41 (tende a stringersi radialmente) e, quindi, non esercita una perfetta tenuta sulla parete interna della camera cilindrica 41 e lascia passare l’aria presente nella camera di aspirazione, la quale trafila dalla testa cilindrica 480 ed esce dalla seconda estremità della camera cilindrica 41.
Quando, invece, il pistone 48, ovvero la testa cilindrica 480 dello stesso, è mosso (manualmente o per azione dell’organo di attuazione 485) dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata, il labbro della guarnizione anulare 482 tende ad allargarsi radialmente e, quindi, striscia (in modo forzato) sulla parete interna della camera cilindrica 41 esercitando una sostanziale tenuta e, quindi la corsa della testa cilindrica 480 dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata genera una depressione all’interno della camera di aspirazione (delimitata in senso circonferenziale dalla camera cilindrica 41 e delimitata assialmente dalla testata 42 e dalla testa cilindrica 480), in cui la suddetta depressione è tale da permettere l’aspirazione di aria dalla bocca di aspirazione 360 attraverso (il canale passante 46,) il condotto di aspirazione 43 (e la valvola di non ritorno 45).
In pratica, la depressione che si crea all’interno della camera di aspirazione, per effetto dello scorrimento della testa cilindrica 480 dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata, è tale da aprire la valvola di non ritorno 45, ovvero è tale da muovere l’otturatore 46, in contrasto al corpo di spinta 47, nella sua posizione di apertura permettendo all’aria di defluire lungo il condotto di aspirazione 43 dalla bocca di aspirazione 360 alla bocca di uscita 430 ed entrare nella camera di aspirazione stessa.
Quando il pistone 48, ovvero la sua testa cilindrica 480 si trova nella sua posizione allontanata (o è riportata nella sua posizione avvicinata, manualmente o per azione dell’organo di attuazione 485), la valvola di non ritorno 45 si chiude automaticamente, ovvero il corpo di spinta 47 è tale da riportare in modo automatico l’otturatore 46 nella sua posizione di chiusura lasciando il volume (chiuso e variabile) interposto tra la ventosa 30 (ovvero la sua prima faccia inferiore e il bordo periferico 32) e la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare sostanzialmente isolato dall’ambiente esterno.
In pratica, ad ogni corsa del pistone 48 dalla posizione avvicinata alla posizione allontanata viene aspirata aria dal volume (chiuso e variabile) interposto tra la ventosa 30 e la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare, e quindi, viene diminuita la pressione (fino al grado di depressione desiderato) all’interno di tale volume, permettendo all’oggetto di rimanere saldamente afferrato dalla ventosa 30 per il principio del vuoto.
Il dispositivo di presa 10 comprende, inoltre, una valvola di sfiato 50 ad azione manuale (volontaria), la quale è configurata per operare il rilascio (volontario) dell’oggetto afferrato dalla ventosa 30 da parte dell’utilizzatore.
La valvola di sfiato 50 è, ad esempio, supportata dalla e definita nella testata 42, ad esempio sostanzialmente a scomparsa in essa (e ben protetta), come meglio verrà descritta nel seguito.
La valvola di sfiato 50 comprende un condotto di sfiato 51, il quale ad esempio si dirama dal condotto di aspirazione 43 della testata 42, preferibilmente in una porzione dello stesso interposta tra la valvola di non ritorno 45 e la bocca di ingresso 431 (ovvero la bocca di aspirazione 360).
Nella forma di realizzazione illustrata, il condotto di sfiato 51 è previsto nel primo tratto del condotto di aspirazione 43, ad esempio sostanzialmente in squadro con esso (e rivolto verso l’esterno).
Il condotto di sfiato 51 comprende una bocca di accesso che sfocia all’interno del condotto di aspirazione 43 (nella porzione dello stesso interposta tra la valvola di non ritorno 45 e la bocca di ingresso 431) e una bocca di sfiato che sfocia all’esterno del condotto di aspirazione 43, ad esempio in comunicazione di fluido con l’’ambiente esterno.
La valvola di sfiato 50 comprende, poi, un pulsante di azionamento 52, il quale è configurato per selettivamente aprire e chiudere il condotto di sfiato 51, ovvero la bocca di sfiato dello stesso.
Il pulsante di azionamento 52 è ad esempio normalmente chiuso, ovvero è mantenuto spinto (premuto) contro le pareti perimetrali della bocca di sfiato (in posizione di chiusura del condotto di sfiato 51) da un organo spinta 53, il quale è configurato per esercitare una forza di spinta non nulla sul pulsante di azionamento 52 diretta verso la bocca di sfiato.
Ad esempio, il pulsante di azionamento 52 è connesso alla testata 42, ad esempio è ad esso incernierato con possibilità di oscillare attorno ad un asse di oscillazione (parallelo alla faccia inferiore della ventosa 30) tra una posizione di chiusura del condotto di sfiato 51 e una posizione di apertura del condotto di sfiato 51.
In pratica, il pulsante di azionamento 52 definisce una leva (del primo tipo), in cui una prima estremità del pulsante di azionamento 52 è allargata o sagomata per poter essere azionata comodamente manualmente (ad esempio da un dito dell’utilizzatore) e una contrapposta seconda estremità, disposta dalla parte opposta rispetto all’asse di oscillazione, conformata come uno spillo (eventualmente dotato di una guarnizione ad anello su di esso calzato) che è configurato per entrare almeno parzialmente nel condotto di sfiato 51 occludendo lo stesso (sostanzialmente ad incastro / a scatto).
Il pulsante di azionamento 52 è, in pratica, configurato per essere mosso (ovvero oscillato) alternativamente dalla posizione di chiusura del condotto di sfiato 51 e la posizione di apertura del condotto di sfiato 51 in contrasto alla forza di spinta esercitata dall’organo di spinta 53.
L’organo di spinta 53 è preferibilmente un elemento elastico il quale è vincolato alla testata 42.
Come illustrato nelle figure, questo elemento elastico comprende una molla preferibilmente elicoidale (di compressione), la quale è interposta tra una parete esterna della testata 42 (ad esempio parzialmente calzata su un apposito perno di supporto o parzialmente alloggiata all’interno di una apposita sede in essa ricavata e ivi fissata) e la prima estremità del pulsante di azionamento 52.
In pratica, la molla che definisce l’organo di spinta 53 viene compressa ogni qualvolta la prima estremità del pulsante di azionamento 52 viene premuta (dall’utilizzatore) in avvicinamento alla testata 42 (per portare la seconda estremità del pulsante di azionamento a disimpegnare il condotto di sfiato 51 e, quindi, il pulsante di azionamento 52 nella sua posizione di apertura) e, ogni volta che la prima estremità del pulsante di azionamento 5 viene rilasciata la molla che definisce l’organo di spinta 53 si estende elasticamente esercitando la suddetta forza di spinta (elastica) sul pulsante di azionamento 52 per riportarlo nella sua posizione di chiusura (di equilibrio stabile).
La testata 42 comprende due fiancate di protezione 420 entro cui è alloggiato, sostanzialmente a scomparsa, il pulsante di azionamento 52 (ad esempio almeno la prima estremità dello stesso).
Tali fiancate di protezione 420, che si estendono longitudinalmente parallelamente al primo tratto del condotto di aspirazione 43, presentano una sommità che è sostanzialmente complanare alla superficie del pulsante di azionamento 52 distale dalla testata 42 o, comunque tale superficie del pulsante di azionamento 52 non sporge oltre le fiancate di protezione 420 stesse.
Il dispositivo di presa 10, infine, comprende un vuotometro 60, il quale è configurato per misurare e indicare il valore della depressione (della pressione negativa) che si genera nel volume (chiuso e variabile) interposto tra la ventosa 30 (ovvero la sua prima faccia inferiore e il bordo periferico 32) e la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare.
Il vuotometro 60 comprende una scocca 61 o cassa dotata di un quadrante e un indicatore (a lancetta) e al cui interno è posto un trasduttore adatto a convertire una pressione in una forza di spostamento meccanico dell’indicatore, dalla quale si diparte un codolo di innesto 62 atto ad essere fissato al corpo di supporto 20, in particolare al piatto di supporto 21, e mettere in comunicazione di fluido il trasduttore con il volume (chiuso e variabile) interposto tra la ventosa 30, ovvero la sua prima faccia inferiore e il bordo periferico 32, e la superficie sostanzialmente liscia dell’oggetto da afferrare.
Il codolo di innesto 62 è ad esempio filettato e supporta, preferibilmente, una guarnizione ad anello, ad esempio del tipo di un o-ring.
Secondo un aspetto vantaggioso della presente soluzione, il vuotometro 60 è connesso al corpo di supporto 60 in modo risolvibile (ovvero in modo da poter essere rimosso senza dover perdere l’integrità strutturale dello stesso o del corpo di supporto 20 e senza dover rimuovere collanti o simili mezzi adesivi).
In dettaglio, il vuotometro 60 è connesso, mediante il suo codolo di innesto 62 al foro passante 23 realizzato nel piatto di supporto 21, ad esempio in corrispondenza della faccia superiore dello stesso e sporgente superiormente da essa. Tra il codolo di innesto 62 e il foro passante 23 è, preferibilmente, definito un collegamento filettato, realizzato dalla filettatura interna del foro passante 23 che si accoppia con la filettatura esterna del codolo di innesto 62.
Il codolo di innesto 62 è atto ad essere connesso a tenuta al foro passante 23 mediante interposizione di detta guarnizione ad anello che viene compressa tra i due quando viene serrato il collegamento filettato.
In alternativa, è possibile prevedere che la connessione a tenuta tra il vuotometro 60 e il piatto di supporto 21 possa essere differente da quella illustrata, ad esempio potrebbe essere previsto un collegamento ad incastro o un collegamento a baionetta o altro collegamento removibile (a tenuta).
In pratica, il vuotometro 60 è disposto a fianco della parete di protezione 24, la quale, quindi, almeno da un lato (rivolto radialmente verso l’esterno del dispositivo di presa 10, ovvero del piatto di supporto 21) fascia e/o affianca almeno parzialmente il vuotometro 60 (ovvero la scocca 61 dello stesso), di fatto proteggendolo da urti o sollecitazioni accidentali.
La parete di protezione 24, ovvero la sua sporgenza o vetta, presenta una altezza rispetto al piano definito dalla superficie superiore del piatto di supporto 21 sostanzialmente pari o paragonabile alla altezza del vuotometro 60 (rispetto allo stesso piano).
Alla luce di quanto sopra descritto, il funzionamento del dispositivo di presa 10 è il seguente.
Quando si desidera afferrare un oggetto, ad esempio una lastra ceramica, è sofficiente appoggiare la ventosa 30 del dispositivo di presa 10 sulla superficie liscia o quasi liscia dell’oggetto (ad esempio la superficie in vista, greificata, della lastra stessa).
La ventosa 30 appoggia sulla superficie dell’oggetto mediante il bordo periferico 32, il quale (nella sua interezza) è mantenuto in contatto forzato dal peso del dispositivo di presa 10 stesso o da un’azione di pressione ausiliaria esercitata dall’utilizzatore.
Mediante l’azionamento della pompa di aspirazione 40, ovvero azionando ripetutamente il pistone 48 alternativamente tra posizione avvicinata e la posizione allontanata (e viceversa), si crea, man mano, il vuoto nel volume racchiuso dal bordo periferico 32 e interposto tra la ventosa e la superficie dell’oggetto da afferrare.
Quando il vuoto ha raggiunto il valore desiderato (valore che può essere controllato attraverso l’indicazione data dal vuotometro 60), è possibile rilasciare il pistone 48 e impegnare l’impugnatura 25 per sollevare e trasportare / movimentare in sicurezza l’oggetto afferrato dalla ventosa 30 del dispositivo di presa 10.
Il corpo di spinta 47 della valvola di non ritorno 45 permette di mantenere chiuso il suddetto volume in cui è stato fatto il vuoto in qualsiasi posizione venga disposto l’oggetto e il dispositivo di presa 10.
Il rilascio dell’oggetto afferrato potrà avvenire, una volta posizionato l’oggetto nella posizione stabile desiderata, semplicemente azionando il pulsante di azionamento 52 in modo da aprire la valvola di sfiato 50.
In tal modo, nonostante la valvola di non ritorno 45 rimanga chiusa, il suddetto volume in cui era stato fatto il vuoto per la presa dell’oggetto viene aperto attraverso l’apertura del condotto di sfiato 51 e messo in comunicazione con l’ambiente esterno (a pressione atmosferica); pertanto la ventosa 30 è in grado di distaccarsi dalla superficie dell’oggetto.
L’invenzione così concepita è suscettibile di numerose modifiche e varianti tutte rientranti nell’ambito del concetto inventivo.
Inoltre tutti i dettagli sono sostituibili da altri elementi tecnicamente equivalenti. In pratica i materiali impiegati, nonché le forme e le dimensioni contingenti, potranno essere qualsiasi a seconda delle esigenze senza per questo uscire dall’ambito di protezione delle seguenti rivendicazioni.

Claims (21)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Un dispositivo di presa (10) per la movimentazione di oggetti che comprende: - un corpo di supporto (20) dotato di una impugnatura (25); - una ventosa (30) deformabile dotata di un bordo periferico (32) chiuso ad anello, in cui la ventosa (30) è connessa al corpo di supporto (20); - una pompa di aspirazione (40) dell’aria associata al corpo di supporto (20) e connessa ad una bocca di aspirazione (360) provvista in una zona interna al bordo periferico (32) della ventosa (30) mediante un condotto di aspirazione (43,36); e - una valvola di non ritorno (45) disposta nel condotto di aspirazione (43,36) e dotata di un otturatore (46) mobile tra una posizione di chiusura e una posizione di apertura, in cui l’otturatore (46) è operabile dalla pompa di aspirazione (40) dalla posizione di chiusura alla posizione di apertura in contrasto ad una forza di spinta esercitata da un corpo di spinta (47) sull’otturatore (46).
  2. 2. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, in cui il corpo di spinta comprende una molla.
  3. 3. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, in cui la pompa di aspirazione è integrata nella impugnatura.
  4. 4. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 3, in cui la pompa di aspirazione comprende: - una camera cilindrica realizzata nell’impugnatura, in cui una estremità della camera cilindrica è chiusa da una testata connessa alla valvola di non ritorno; e - un pistone mobile all’interno della camera cilindrica e delimitante, con la camera cilindrica e la testata, una camera di aspirazione a volume variabile.
  5. 5. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 4, in cui il pistone è mobile da una posizione avvicinata alla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume minimo, a una posizione allontanata dalla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume massimo, in contrasto ad una forza di attuazione esercitata da un organo di attuazione.
  6. 6. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 4, in cui il pistone è mobile da una posizione allontanata dalla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume massimo, a una posizione avvicinata alla testata, in cui la camera di aspirazione ha volume minimo, in contrasto ad una forza di attuazione esercitata da un organo di attuazione.
  7. 7. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 4, in cui l’impugnatura comprende un elemento di ritegno, atto a definire un finecorsa meccanico antisfilamento per il pistone dalla camera cilindrica.
  8. 8. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, che comprende una valvola di sfiato azionabile manualmente, in cui la valvola di sfiato è posta sul condotto di aspirazione interposta tra la valvola di non ritorno e la bocca di aspirazione.
  9. 9. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 4 e 8, in cui la valvola di sfiato comprende un pulsante di azionamento manuale normalmente chiuso, in cui il pulsante di azionamento è connesso alla testata.
  10. 10. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 9, in cui la testata comprende due fiancate di protezione entro cui è alloggiato, sostanzialmente a scomparsa, il pulsante di azionamento.
  11. 11. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, in cui la ventosa è associata in modo removibile al corpo di supporto.
  12. 12. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 11, in cui il corpo di supporto comprende un piatto di supporto rigido, la ventosa essendo calzata perimetralmente su detto piatto di supporto.
  13. 13. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 12, in cui la ventosa comprende un labbro perimetrale saliente dalla parte opposta rispetto al bordo periferico e configurato per abbracciare circonferenzialmente il piatto di supporto.
  14. 14. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, in cui la ventosa presenta una forma anulare.
  15. 15. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, che comprende un vuotometro connesso al corpo di supporto mediante organi di fissaggio risolvibili e a tenuta.
  16. 16. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 15, in cui il corpo di supporto comprende una parete di protezione affiancata al vuotometro.
  17. 17. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 1, in cui il corpo di supporto comprende una staffa di attacco ausiliaria distanziata dalla impugnatura atta a connettere, in modo removibile, il dispositivo di presa ad una barra di supporto.
  18. 18. Un dispositivo di presa per la movimentazione di oggetti che comprende: - un corpo di supporto dotato di una impugnatura; - una ventosa deformabile dotata di un bordo periferico chiuso ad anello, in cui la ventosa è connessa al corpo di supporto in modo removibile; e - una pompa di aspirazione dell’aria fissata al corpo di supporto e connessa ad una bocca di aspirazione provvista in una zona interna al bordo periferico della ventosa mediante un condotto di aspirazione.
  19. 19. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 18, in cui il corpo di supporto comprende un piatto di supporto rigido, la ventosa essendo calzata perimetralmente su detto piatto di supporto.
  20. 20. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 19, in cui la ventosa comprende un labbro perimetrale saliente dalla parte opposta rispetto al bordo perimetrale e configurato per abbracciare circonferenzialmente il piatto di supporto.
  21. 21. Il dispositivo di presa secondo la rivendicazione 18, in cui la ventosa presenta una forma anulare.
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