A SCUOLA DI SONETTO
31 gennaio 2008
Non me la sono mai sentita di definire “poesie” quell’insieme di parole che qualche volta mi capita di scrivere.
Non mi sono mai ritenuto, né mi ritengo un “poeta”. Ci vuole ben altro spessore per fregiarsi di un tale titolo.
Le mie sono sensazioni, emozioni, pensieri annotati sulla carta. A me piace definirle, con la giusta ironia, “poveresie”.
Quando la vena ha fatto capolino, le ho sempre buttate giù di getto senza troppo badare alla forma, alla costruzione e raramente ho fatto uso della rima. Poi di recente c’è stato un incontro, avvenuto sul web così per caso, che mi ha stimolato per intraprendere una nuova esperienza.
Mi riferisco ai contatti che ho avuto con Elena Zucchini, Coordinatrice della Sezione Ligure dell’Accademia Vittorio Alfieri, che mi ha portato per mano alla scoperta dell’Associazione, dei suoi Poeti e del Laboratorio di Poesia.
L’impatto con la metrica, la rima, il sonetto non è stata cosa da poco per chi, come me, non era abituato a certe logiche, ma le sonorità che venivano dai versi sono state uno sprone ad affrontarne lo studio ed ad impegnarmi in un percorso, che è appena agli inizi, sicuramente non facile e che prevedo di lunga durata.
Il sonetto che trovate in questa pagina è il primo lavoro portato a termine grazie ai consigli ed ai suggerimenti tecnici di Elena che, in un improvvisato laboratorio di versificazione virtuale, ha pazientemente impegnato le sue indubbie capacità e la sua esperienza di “lima”. A Lei va il mio pubblico ringraziamento.
A quanti fossero interessati alle iniziative dell’Associazione e/o alla lettura delle poesie dei Soci segnalo i seguenti indirizzi:
Il Canyon
Il cieco fiume della nebbia scorre
ancora stretto nella valle fonda
poi i profili delle rocce percorre
quando il sole dilaga e la circonda.
Infine l’alba le guglie sorprende
tra le concavità forgiate all’aria
e sulle snelle figure riaccende
i millenari strati d’arenaria.
L’impavido scoiattolo, che solo
cercando cibo audace s’avvicina,
guardingo s’alza sulle zampe ritto.
L’aquila maestosa plana in volo
per poi tuffarsi ardita nella china
e la vita riprende il suo conflitto.
Nell’immenso sto zitto
e guardo con un senso di paura
quale sublime artista è la Natura!
Gen 31, 2008 @ 09:32:18
…ti piace proprio l\’endecasillabo!! Lo uso spesso anch\’io nelle mie \’\’nugae\’\’.
Ma qui non è solo tecnica: tra quartine e terzine c\’è della forza evocatrice, c\’è l\’immagine e il sentimento…
E allora perchè non chiamarti \’\’poeta\’\’? A chi dunque riservare tale titolo?
Grazie per i preziosi indirizzi in merito.
Buona giornata
M\’Eyes
Gen 31, 2008 @ 10:12:40
Caro poeta, hai così tanto messo in luce il mio operato che sono confusa….voglio solo ricordarti Socrate e la sua maieutica….non ho fatto scaturire nulla che già non fosse presente in te. Bel sonetto, bella comunione di forma e contenuto! Ti abbraccio
Elena
Gen 31, 2008 @ 15:19:52
La curiosità è sintomo di intelligenza e di apertura mentale alle opportunità che il confronto offre a coloro che lo cercano.
"Nugae" è un termine latino che ricorre nel poeta Catullo, il quale lo usa per fare riferimento alla propria produzione poetica, e letteralmente significa "inezie"; nell\’appropriarmi di tale espressione, non intendo certo accostare le mie inezie (che sono davvero tali) alla limata espressione poetica catulliana (che ha ispirato poeti come il grande, grandissimo Foscolo). Sul mio blog ci sono quelle che definisco "web-inezie", coniando un neologismo che ben si adatta al contesto, ma le produzioni a cui facevo riferimento nel mio precedente intervento sono affidate alle tradizionali "carta e penna"…si tratta di poesia moderna introspettiva e di sonetti descrittivi, simili a quello che ho appena letto.
Spero di non averti annoiato e rinnovo ancora la mia ammirazione nei confronti di chi non è mai pago dei traguardi raggiunti.
A presto
M\’Eyes
Feb 01, 2008 @ 17:21:50
Vorrei che tutti recepissero appieno la bellezza di questa forma: il sonetto caudato e come si snodi in consonanza con il contenuto, passando dal mondo inanimato a quello animale per arrivare al "pensiero" dell\’uomo. Non c\’è una parola superflua e l\’armonia della natura e lo smarrimento umano di fronte alla grandiosa perfezione corrispondono all\’andamento dell\’endecasillabo che prima è solo musica e nel momento della riflessione diventa sincopato con quel settenario che fa da trait-d\’union e per un attimo fa sballare il ritmo. Hai fatto un ottimo lavoro e il risultato è così fluido che non si vede. Ciao