La mia esperienza con i Deodoranti Wild: Naturali, Personalizzabili ed Efficaci

Lo sapete, qui si parla anche di argomenti che possono essere meno glamour ma non per questo meno interessanti ed utili, come l'annosa questione dei deodoranti per ascelle. 

Ovviamente sono parte anche della mia routine, quindi ne parlo spesso e volentieri nelle mie recensioni, e la ricerca di prodotti efficaci non si ferma mai. Da mesi ormai sto testando i deodoranti di Wild, brand inglese che conoscevo da tempo che non avevo ancora avuto modo di provare. Adesso però che li ho testati in lungo e in largo posso raccontarvi tutto quello che ho imparato sul brand, i suoi pro, gli eventuali contro e la mia personale esperienza. 


La filosofia di Wild

Conoscevo Wild quando ancora si occupava solo di deodoranti in stick, ma l'azienda ha espanso molto il suo catalogo e adesso si trovano non solo prodotti per la cura e l'igiene del corpo, ma anche per il viso e la stessa gamma di deodoranti è stata espansa. Oltre agli stick, con almeno il 97%  di ingredienti di origine naturale, adesso troviamo anche i roll-on in due versioni, fra cui quella con antitraspiranti per chi ha necessità di una performance più intensa. 

Ma l'intento di Wild è soprattutto quello di rivoluzionare un prodotto di uso comune che può avere un grosso impatto ambientale specie nel generare plastica usa e getta. Tutti i prodotti proposti dall'azienda infatti sono ricaricabili, quindi si compra solo una volta il flacone riutilizzabile e poi via via i refill, senza però perdere il piacere di un prodotto gradevole e profumato. 

Ad esempio i case dei deodoranti stick sono in alluminio disponibili con ben 12 fantasie e colori, mentre i refill sono declinati in 19 diverse fragranze, perfette per accontentare tutte le preferenze. Le varie profumazioni sono anche disponibili in una versione per pelle sensibile senza bicarbonato. 
A queste ovviamente si aggiungono le collezioni speciali che vengono lanciate periodicamente. Le ricariche dei deodoranti stick sono poi contenute in confezioni di bambù, quindi compostabili ed ecologiche.



Gli ingredienti che funzionano

I deodoranti stick Wild come dicevo sono a base di ingredienti naturali e vegani, e nello specifico si tratta di formule anidre, che lavorano in sinergia e non bloccano la sudorazione ma la assorbono e rallentano la proliferazione batterica che causa poi il cattivo odore. Gli attivi scelti da Wild per la linea non rivolta a pelli sensibili, che poi è quella che ho provato io sono principalmente:

  • Bicarbonato di sodio, che neutralizza gli odori agendo sul pH e limitando la proliferazione dei batteri responsabili appunto del cattivo odore. 
  • Idrossido di magnesio, che supporta l'effetto del bicarbonato, contrasta i batteri che causano odori poco gradevoli senza alterare eccessivamente l'equilibrio cutaneo.
  • Zinco Ricinoleato, attivo funzionale che agisce quasi "intrappolando" le molecole odorose, impedendo che vengano percepite. È considerato efficace e ben tollerato.
  • Amido di tapioca, assorbe l'umidità in eccesso, contribuendo a mantenere una sensazione di asciutto e a riduce quindi l'ambiente favorevole ai batteri.

Oltre a questi attivi anti odore, i deodoranti Wild hanno anche sostanze idratanti e nutrienti come olio di cocco, burro di karitè e cacao, e cera e olio di semi di girasole. 
Come anticipavo la versione sensitive di alcune fragranze ha alcune accortezze formulative: non contiene ad esempio bicarbonato, che in effetti può risultare leggermente irritante su alcune cuti.


Come si usano i deodoranti Stick Wild


Come dicevo tutti i prodotti Wild sono refillabili, inclusi i deodoranti solidi in stick da inserire nei case di alluminio. Io ho la colorazione Acqua che ha scelto il brand per me, ma come dicevo ci sono più fantasia.

Ricaricare i contenitori stick Wild è semplicissimo e sul sito dell'azienda trovate un video molto chiaro ed esplicativo: basta ruotare la base fino alla fine e con un minimo di forza staccarla dalla parte centrale. Così si può inserire la ricarica senza troppa fatica (non è necessario rimuovere il supporto di carta se ve lo steste chiedendo) ed iniziare ad usare il deodorante, anzi volendo si possono anche alternare più fragranze perché è molto semplice sostituirle. Una volta terminato si procede allo stesso modo. 

I materiali mi sono sembrati compatti e solidi, quindi perfetti da portarsi dietro, in viaggio o in palestra. Considerate che il mio deodorante ha fatto un paio di cadute e non ha subito alcun danno, quindi anche se siete un po' maldestri come me non dovreste avere problemi. Ho temuto invece che il contenitore fosse ingombrante vedendo le immagini, ma in realtà non è molto dissimile dai packaging di altri deodoranti in stick o roll on che sono disponibili in commercio. 

Il case credo sia tranquillamente lavabile sotto l'acqua, anche perché è in alluminio, quindi basta farlo asciugare bene per poter continuare ad utilizzarlo.


La mia esperienza con Wild

Io ho avuto modo di provare tre deodoranti Wild grazie all'azienda, e li ho voluti testare per oltre tre mesi prima di parlarne. Due aspetti infatti volevo comprendere particolarmente: l'efficacia del prodotto e la sua delicatezza.


INFO BOX
🔎 wearewild.com
💸 €15.19 (case + ricarica)
🏋 40gr (ricarica singola)
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan


Io ho provato in particolar modo le fragranze Coconut & Vanilla, che subito diventata la mia preferita, e Strawberry & Creamy, più dolce e appunto ricorda un po' un Chupa Chups ma comunque non stucchevole. Credevo fossero entrambe adatte alla stagione più fredda e non mi sbagliavo, mentre ho tenuto da parte Fresh Cotton & Sea Salt per questa estate, e credo possa essere una profumazione che amerò molto in quel periodo. 
Tutte le profumazioni sono secondo me ben calibrate: permangono a lungo dando una sensazione di pulizia, ma non sono troppo invadenti da entrare in contrasto con altro profumi che utilizziamo.

Per quanto riguarda la performance generale dei deodoranti stick Wild per me va ben oltre la sufficienza. Cambiare deodorante può richiedere un momento di assestamento prima che questo inizi a funzionare come si deve, ma ci sono poi prodotti che su di noi non hanno alcun effetto. I Deodoranti Stick Wild invece su di me sono stati efficaci praticamente da subito, e soprattutto anche in situazioni più movimentate e stressanti, quelle che in genere mettono più a dura prova il controllo della sudorazione.

 

Mi danno infatti una buona sensazione di asciutto e pulizia per parecchie ore e mi sento a mio agio anche nel corso di una intera giornata. L'uso è molto semplice, lo stick si stende bene e scorre sulla pelle delicatamente pur essendo compatto. Wild suggerisce di stendere il prodotto con le mani per far assorbire meglio la pasta, ma io non ne ho mai avuto la necessità. Inoltre ci si può vestire subito dopo averli applicati.
Ho apprezzato il fatto che questi deodoranti non lascino particolari aloni anche sui capi scuri. Se restano delle tracce di deodorante, queste vanno via facilmente con un normale lavaggio senza alcun problema.

L'aspetto che poi mi ha sorpreso è la delicatezza sulla cute di questi deodoranti Wild: in passato ho provato prodotti a base di bicarbonato che mi causavano rossori e irritazioni, ma non è stato un problema con questi Wild. Li uso infatti tutti i giorni costantemente e non ho mai avuto alcun fastidio. 
L'azienda afferma che una singola ricarica duri dalle 4 alle 6 settimane e credo abbia ragione, anche se ad oggi non ho ancora terminato nessuno dei refill che ho utilizzato, quindi immagino si ammortizzi bene il costo nel tempo. 

Wild è stata una scoperta che non abbandonerò presto, anzi voglio provare tutte le fragranze e anche gli altri prodotti per il corpo.



Se volete più informazioni potete andare al sito Wild da questo link, e vi lascio il mio codice sconto PIER da inserire al check out, valido su tutto.



Nuove commedie romantiche in streaming: funzioneranno questa volta?

Quelle che seguono sono le elucubrazioni di una persona frustrata perché sì, vorrei sedermi sulla poltrona e godermi una commedia romantica, magari sdolcinata, magari inverosimile o banale, ma che almeno mi smuova qualcosa dentro, che mi faccia riflettere in qualche modo sulla complessità dell'animo umano. Ho visto da poco due nuovi film che purtroppo non mi sembra riescano in questo intento, ed un po' mi spiace. 


 This Time Next Year - Cosa fai a Capodanno? (2024)

Genere: commedia, romantico
Durata: 116 minuti
Regia: Nick Moore
Uscita in Italia: 14 Novembre 2024 (cinema)/ 7 Gennaio 2025 (NOW/Sky)
Paese di produzione: Regno Unito

Minnie (Sophie Cookson) è una sfigata cronica, anzi si può dire fin dalla nascita e sta vivendo un periodo difficile. Non solo rischia di perdere l'appartamento in cui vive, ma arranca nel portare avanti il suo lavoro, una pasticceria aperta con un paio di amiche. Anche sul fronte sentimentale non se la cava meglio: non riesce infatti a slegarsi dal suo fidanzato estremamente egoriferito. 

Sembra una vita totalmente opposta quella di Quinn (Lucien Laviscount, Emily in Paris) che viene da una buona famiglia, ha una professione solida e una fidanzata affascinante. Quando per sbaglio i due si incontreranno, saranno scintille: Minnie infatti doveva chiamarsi Quinn, un nome che sua madre riteneva fortunato, ma le è stato rubato proprio dalla madre del ragazzo con il quale condivideva la stanza di ospedale. Minnie e Quinn sembrano però essere legati da un insolito destino, anche se entrambi dovranno superare le proprie reticenze e alcune convinzioni difficili da sradicare.

Tratto dal romanzo di Sophie Cousens, che qui si è occupata anche dell'adattamento cinematografico, This Time Next Year non aveva per me le carte in regola per fare le corse al cinema, ma quando è arrivato su Now poteva essere già più interessante. Indubbiamente la presenza di Lucien Laviscount è stato un buon stimolo in più a vedere il film, ma non è bastata a salvarlo.

Pur non nascondendo il suo essere derivativo infatti, This Time Next Year non riesce ad uscire dalla struttura rodata delle rom-com offrendo qualcosa di nuovo, anzi forse facendo peggio di altri titoli. Minnie infatti veste i panni della sfigata un po' sciatta e a tratti nevrotica e che alla lunga allo spettatore risulta fastidiosa, specie se non offre altri lati del carattere o dimostra una evoluzione. Quinn invece resta stazionario nel ruolo del bello e vagamente dannato, anche se alla fine sappiamo poco del suo vissuto. Ci provano a dargli profondità parlandoci di sua madre Tara (interpretata dalla ottima Golda Rosheuvel di Bridgerton) e della sua profonda depressione, ma è tutto molto abbozzato e sbrigativo.

In realtà le piccole parentesi sui genitori di Quinn e Minnie sono forse le parti più interessanti, diverse ed originali di This Time Next Year ma appunto sono molto collaterali per l'economia della trama.

Il film poi cerca di sfruttare le tipiche situazioni surreali per creare una vena ironica ma mi è sembrato un tentativo davvero inefficace perché non si riesce nemmeno a sorridere.

Ad avermi lasciato però perplesso e deluso è stato proprio il rapporto fra Quinn e Minnie, ed ho dovuto rivedere alcune parti del film perché proprio non mi raccapezzavo. Come per qualunque rom-com che si rispetti, anche i due protagonisti devono mettere alla prova il loro sentimento e ovviamente finiranno in un momento di crisi. Il problema è che non si capisce bene cosa li tenga davvero separati: sembra semplicemente che stiano distanti perché così deve essere o la storia non funzionerebbe. Non c'è un reale scontro, o un momento di lite, ma dopo una circostanza un po' imbarazzante, si allontanano. 
Tocca ammettere che purtroppo fra Sophie Cookson e Lucien Laviscount non c'è una grande chimica, né sembra che fra di loro possa nascere questo grande amore, almeno sullo schermo.

Per quanto poi This Time Next Year abbia una confezione piacevole, una regia lineare e una colonna sonora orecchiabile, ha secondo me una durata eccessiva sia per la storia che racconta che per il genere.
Quindi un film evitabile e dimenticabile.



People We Meet on Vacation - Un amore in vacanza (2026)



Genere: commedia, romantico
Durata: 118 minuti
Regia: Brett Haley
Uscita in Italia: 9 Gennaio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

In diversi periodi della loro vita, scopriamo lentamente il rapporto fra Poppy (Emily Bader, My Lady Jane) e Alex (Tom Blyth) conosciutisi durante un car sharing, quando erano ancora dei ragazzi che avevano deciso di condividere il viaggio in auto dal Boston College per tornare alla loro cittadina natale, Linfield. I due sono particolarmente diversi: Poppy è spigliata, incasinata, prende la vita per come viene, mentre Alex è quadrato, preciso e ama essere organizzato. Eppure, sebbene non con le migliori premesse, i due si legheranno in una profonda amicizia, che li porterà spesso e volentieri in viaggio insieme. Ad un certo punto però Alex e Poppy si ritroveranno separati e sembra per colpa di un viaggio in Toscana, ma per celebrare il matrimonio di David (Miles Heizer, Boots), fratello di Alex, i due si ritroveranno e potranno finalmente chiarire cosa davvero è successo fra di loro.

People We Meet on Vacation sta cavalcando i primi posti della classifica dei film più visti su Netflix e anche io onestamente mi sono fatto incuriosire per il cast. E volevo proprio apprezzare il film, anche se presentarlo come l'ennesima ispirazione a Harry ti presento Sally non è che invogli molto.
Tuttavia c'è poco che funzioni davvero in questa nuova commedia, e anzi direi che c'è una prima parte che proprio non ho apprezzato e una seconda che va meglio, ma non salva tutto il film.

Appena conosciamo Poppy e Alex infatti ci rendiamo conto che, nella realtà, fra di loro non nascerebbe nulla, perché sono troppo diversi e credo che a nessuno dei due verrebbe la voglia di approfondire la conoscenza dell'altro, anche costretto. Questo tipico incontro "enemies to friends" ci viene raccontato secondo me in modo banale, con una ironia prevedibile, stereotipi e appunto scene poco credibili, occupando oltre un'ora di tutto il film.
Superato questo scoglio, la seconda parte di People we meet on vacation sembrava la più interessante, ma mancano tutti quegli approfondimenti che il rapporto fra i protagonisti meritava per risultare solido e convincente.

È come se il film, nonostante le due ore di durata, non ci desse il contesto per cui fra Alex e Poppy le cose non funzionano e quando si arriva al momento del confronto, sembra che abbiamo a che fare con due persone che semplicemente non hanno avuto occasione di parlarsi. I motivi fondanti mancano infatti del tutto. Si fa accenno a magari il bisogno di Poppy di stare lontana dalla sua città natale, così come si Alex afferma di aver perso la madre da giovane, ma sono approfondimenti che non avremo mai.

Peggio però mi sono sentito quando, una volta chiariti i reciproci sentimenti dei protagonisti, questi sembrano comunque non conciliarsi. È soprattutto Alex ad avermi convinto meno: sembra infatti che pretenda che Poppy cambi vita da un giorno all'altro e gli dichiari amore eterno, anche se in fondo non hanno ancora avuto modo di conoscersi da quel punto di vista.


È una cosa tutta americana quella di innamorarsi del proprio migliore amico e lo capisco poco umanamente, ma qui sembra che manchi quella naturale evoluzione del sentimento e si forzino le cose giusto per creare momenti di tensione. 
Sono conscio che sto forse esaminando troppo un film come People we Meet on vacation, che in fondo non vorrebbe una analisi del genere, ma mi è quasi dispiaciuto non potermi affezionare ai personaggi. Emily Bader e Tom Blyth sono carini sullo schermo, sembra ci sia davvero chimica fra i due, e si finisce in qualche modo per volergli bene, ma se avessero dosato meglio gli ingredienti del film secondo me molte cose avrebbero funzionato bene.



Maschere Viso Vegan Collagen Gel Mary&May, ecco cosa dovreste sapere! 🤔

Quando lo scorso anno ho visto che Mary & May aveva lanciato la sua versione delle maschere in hydrogel a base di collagene non potevo non provarle.


Il 2025 è stato infatti l'anno delle maschere viso di questa tipologia e con questo ingrediente, e Mary&May è uno dei brand coreani che più sto approfondendo negli ultimi mesi, quindi appena ho potuto ho voluto mettere alla prova la loro idea di questo tipo di trattamenti viso. L'azienda ad essere precisi non parla di maschere in hydrogel, ma le definisce generalmente "Collagen Gel Mask" ed in effetti ci sono diverse caratteristiche che le distinguono dalle altre aziende.

Queste di Mary & May ad esempio non hanno bisogno di una lunga posa, ma promettono di agire già dopo circa 20/30 minuti. Inoltre la consistenza di queste Collagen Gel Mask è leggermente diversa rispetto all'hydrogel, come se fosse più gommosa ed elastica, e si comporta diversamente sulla pelle. 
In realtà anche conservandola per qualche giorno dopo l'uso, la maschera Mary&May non cambia troppo consistenza, non diventa ad esempio trasparente e rigida.

Queste differenze comunque non inficiano nell'uso: tutte queste maschere aderiscono bene al viso e non cascano durante la posa anche se si sta in piedi o ci si muove. Inoltre le ho trovate molto comode, non necessitano in genere di grandi aggiustamenti.

Le Vegan Collagen Gel Mask Mary & May sono disponibili in tre diverse tipologie, e le ho messe alla prova più volte per raccontarvi la mia esperienza. Sono tutte arricchite con collagene vegano dal peso molecolare bassissimo per avere un assorbimento migliore, ed anche da Sodium DNA o PDRN di origine vegetale, e se non sapete di cosa si tratti, fate un salto qui.



Mary&May Vegan Collagen Red Ginseng Mask
Maschera viso antiossidante rivitalizzante


INFO BOX
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💸 €13 (kit) / 0.80 (in offerta)
🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan

Oltre ad idratare, la Red Ginseng Mask Mary & May promette di revitalizzare la pelle proprio grazie alle proprietà del ginseng, che ha proprietà antiossidanti. A questo si associano altri due estratti naturali ovvero il ginkgo biloba e il bamboo, entrambi rimineralizzanti e antiossidanti.
Insieme al collagene come idratanti troviamo diversi agenti umettanti come glicerina e saccarosio, mentre ci sono altre sostanze che leniscono la pelle, in particolare centella, allantoina e un derivato della liquirizia. Per un brand coreano che si rispetti come Mary&May non possono mancare adenosina, dall'effetto anti age e la niacinamide, l'attivo factodum.

Il profumo vagamente legnoso/speziato di questa Collagen Red Ginseng Mask mi sembra tipico per i prodotti asiatici che contengo ginseng, ma a me non disturba. Certamente se gli odori vi danno fastidio, potrebbe non fare al caso vostro.
Per quanto riguarda l'uso invece non ho comunque nulla da dichiarare: non è una maschera particolarmente fresca, al netto del fatto di avere una gelatina bagnaticcia sul viso, ed aderisce molto bene. Io infatti sono riuscito a tenerla in posa anche più di 60 minuti senza problemi.


Una volta rimossa, questa maschera viso Mary&May rende il mio viso più levigato delle aree con texture meno omogena, e noto un effetto tonificante molto carino. È un po' uno di quei trattamenti che migliorano l'aspetto della pelle in generale, dando anche una leggera luminosità. Il potere idratante è più che buono anche per una pelle che tende a disidratarsi facilmente. Inoltre non lascia patine appiccicose particolarmente presenti o che si sentono sul viso, e infatti ci si può applicare sopra qualunque prodotto si voglia, anche solo per sigillare l'idratazione che rilascia la maschera. 

Magari pelli particolarmente esigenti, o con problematiche particolari, potrebbero trovare questa Collagen Red Ginseng Mask Mary&May un po' troppo leggera, o comunque poco incisiva. Ma se inserita in una routine serale, fa secondo me un buon effetto. Per quanto invece riguarda il suo potere anti age, non aspettatevi miracoli: come dicevo tonifica e distende il viso, ma gli attivi hanno più che altro un effetto preventivo dato dagli antiossidanti.
Credo che pelli spente, miste o normali possano apprezzare molto un trattamento del genere.



Maschera viso lenitiva


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🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan

La Fresh Aloe Mask non può che essere un trattamento lenitivo, rinfrescante e antiinfiammatorio. Infatti nell'INCI, oltre ad appunto l'aloe, troviamo anche madecassoside, liquirizia, allantoina ed estratto di houttuynia come agenti calmanti. La base di umettanti è invece identica all'altra maschera Mary&May, mentre come estratti vegetali qui troviamo quello di foglie di pino, antiossidante, e quello di anice stellato, antibatterico, antiossidante, antinfiammatorio. Qui non c'è invece niacinamide se non sopportate questo ingrediente.

Il siero della Fresh Aloe Mask Mary&May è vagamente più bavoso e gelatinoso, ma contribuisce ad una adesione della maschera davvero perfetta. Mi è capitato una volta sola di dover aggiustare i tagli dove il naso e gli occhi, ma immagino sia normale.

Per quanto riguarda la profumazione direi che è prevedibilmente neutro/fresca, e la trovo tutto sommato molto piacevole da tenere sul viso perché, anche adesso che fa più freddo, offre una sensazione più decongestionante che rinfrescante. 

Anche con questa maschera Mary&May non ho notato cambiamenti del materiale durante la posa, quindi l'ho sempre lasciata agire ben più a lungo di quanto raccomandato dall'azienda e non ho avuto problemi.

Temevo invece che la consistenza del siero potesse lasciare un residuo colloso fastidioso sul viso, ma su di me questa Aloe Fresh Mask Mary&May si assorbe abbastanza bene, seppur lasci comunque una leggera sensazione di appiccicoso che solo applicando altri prodotti sopra si riesce a mitigare.

Nonostante questo, è un trattamento che promuovo: in effetti questa maschera lascia la pelle più fresca e davvero lenita, con un aspetto di conseguenza meno arrossato e più omogeneo. L'idratazione poi che rilascia è molto alta, direi adatta a pelli non solo appunto irritate e sensibili, ma anche secche e disidratate.
Anzi se vi va di provare questa maschera viso Mary & May il mio consiglio è di metterla alla prova proprio quando sentite la pelle più tirante, magari dopo una giornata al freddo e al vento.
Come dicevo si possono applicare sopra altri prodotti senza problemi, anzi io ve lo consiglio non solo per completare la skincare ma anche per eliminare quel leggero feeling appiccicoso. È sicuramente la mia preferita e credo quella più adatta a pelli normali e secche.



Mary&May Vegan Collagen Charcoal PDRN Mask
Maschera viso rassodante

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🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan


La Charcoal PDRN Mask era fra queste tre maschere quella che guardavo con più sospetto, anche perché credo poco a questi trattamenti che vogliono essere allo stesso tempo idratanti, tonificanti e purificanti ma che non contengono determinati ingredienti.
Questa maschera Mary &May infatti presenta da un lato attivi simili alle altre maschere viso come appunto il collagene, la niacinamide, il saccarosio, la glicerina, ed anche gli estratti vegetali come bambù, centella e ginkgo biloba. La Charlcoal PDRN Mask ha però una sfilza di forme di acido ialuronico per un effetto idratante stratificato e multi livello. Poi troviamo anche l'estratto di tartufo, molto "luxury" e generalmente ritenuto antiossidante, e più a fondo nell'INCI il carbone, per un effetto detox. 
Capite da voi che secondo me c'è un po' troppa roba per un trattamento che alla fine si aggiunge come extra alla skincare abituale.  

Per quanto riguarda l'uso, la mia esperienza con la Charcoal PDRN Mask non è stata poi troppo diversa dalle altre: non la trovo particolarmente fresca sul viso, non dà fastidio anche con temperature più basse. Inoltre aderisce bene ed ha una profumazione neutra che al mio naso è anche abbastanza evanescente, quindi non disturba durante la posa. 

I risultati che ho visto con questa maschera Mary&May non si discostano troppo dalle mie aspettative: il livello di idratazione che rilascia ad esempio può bastare per pelli normali o miste, ed è quella che lascia meno la sensazione di pelle appiccicosa. Per quanto riguarda invece l'azione purificante non ho notato un effetto particolare. Il viso appare un po' più liscio, specie le zone con pori dilatati, ma non le affibbierei una azione astringente particolarmente spiccata. Io dopo ci ho applicato tutti i miei prodotti abituali e non ho avuto problemi. 

In generale poi non ho trovato un effetto tonificante particolarmente spiccato, ma credo sia normale: su di me l'acido ialuronico non è mai particolarmente rassodante quindi qui non può fare la differenza. 
Se dovessi fare insomma una classifica di gradimento, direi che la Vegan Collagen Charcoal PDRN Mask Mary&May sta un gradino sotto le altre maschere viso, non perché sia sgradevole o dia problemi, ma perché non sono riuscito a trovarle quella peculiarità che riesca a distinguerla da magari una maschera in tessuto. 


Conoscevate già queste maschere di Mary&May? Vi piace questo brand?




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Gli altri ritorni seriali di Netflix, delusioni e poche novità

Gennaio ha suo malgrado il compito di chiudere le parentesi lasciate aperte a Dicembre, e quindi più e più volte mi sentirete parlare nel corso del mese di serie tv iniziate alla fine dello scorso anno ma che per una serie di motivi non ho potuto concludere e parlarne prima. Oltre a Stranger Things 5 ad esempio ho terminato altre serie tv Netflix che sono state disponibili dagli ultimi mesi del 2025.


Emily in Paris 
Quinta stagione

Dopo una quarta stagione che non mi aveva proprio entusiasmato (qui le mie lamentele), Emily in Paris è tornata con nuovi episodi proprio il 18 dicembre dello scorso anno. La stagione più italiana visto che continuano le avventure di Emily (Lily Collins) a Roma, sempre più impegnata con la famiglia e l'impresa dei Muratori, e soprattutto con Marcello (Eugenio Franceschini). Fra i due infatti le cose si fanno sempre più serie, tanto che il giovane imprenditore decide di presentare la nuova fidanzata alla famiglia. Sembra che così si apra una nuova fase lavorativa e privata per la nostra magnifica Emily, ma sappiamo che i disastri sono sempre dietro l'angolo in ogni campo. 
Anche gli amici più vicini infatti tirano un brutto colpo alla protagonista: Mindy (Ashley Park) si ritroverà suo malgrado sempre più vicina ad Alfie (Lucien Laviscount) ma coma può nascere qualcosa fra i due visti i trascorsi con Emily?

È ormai un appuntamento fisso che non possiamo perdere quello con Emily in Paris, e, visto il rinnovo per la sesta stagione e l'ottimo posizionamento nella classifica di Netflix, credo che ne sentiremo parlare ancora per molto. 
Credo che ormai un po' tutti conosciamo i pregi e i difetti della serie di Darren Star e pontificare su questo o quell'aspetto risulta ormai inutile ed artificioso. D'altronde Emily in Paris è una fiaba scacciapensieri che segui anche quando hai scollegato completamente le sinapsi e alla fine svolge completamente il suo ruolo.

Devo poi ammettere che questa quinta stagione mi è piaciuta anche più della quarta: la parentesi romana prima e veneziana dopo riesce a portare qualche novità, qualche nuovo personaggio che riesce ad oliare un ingranaggio ormai un po' datato nel mondo seriale.
Le avventure di Emily, fra lavorativo e privato, riescono a trovare un nuovo equilibrio che comunque, sempre nell'ottica di come ci ha abituati la serie, funziona, intrattiene e diverte.

Ho apprezzato poi che si siano resi conto che dividere in più parti una serie tv come Emily in Paris non aveva alcun senso né apportava qualche miglioramento alla narrazione.

Tocca ovviamente farsi andare bene parecchi cliché e questo continuo storpiare i nomi dei brand italiani, seppur non abbia più molto senso visti i grandi marchi come L'Oréal e Intimissimi che hanno chiaramente sponsorizzato Emily in Paris 5
L'aspetto che più mi è forse pesato in questa stagione è la mancanza di crescita di alcuni personaggi. A sorprendermi è stata Sylvie (Philippine Leroy-Beaulieu), che continua ad avere costanti evoluzioni, momenti di crescita e occasioni per mostrarsi in più vesti con gli altri personaggi. Ma tutti intorno a lei restano fossilizzati in ruoli che hanno consumato da tempo il loro range di azione. 

Mi ha lasciato perplesso invece Emily: l'aggancio con la vita di Marcello ha dato infatti l'occasione per scavare un po' di più sul suo passato, sulla sua famiglia, trovare una nuova dimensione della sua personalità. Invece la serie si lascia sfuggire l'opportunità, preferendo la deriva romantica. Anche su questo versante però Emily in Paris (o in Rome, o in Venice) non è sempre appagante, sciogliendo alcune dinamiche (che non vi dico se no faccio spoiler) nel giro di poco.
Spero, ma senza troppe aspettative, che questi approfondimenti possano arrivare con la sesta stagione, ma l'augurio più grande è che facciano tesoro di questa ritrovata linfa per non fare dei passi indietro.



A Man on The Inside 
Seconda stagione

Il 20 Novembre sempre su Netflix è arrivata la seconda stagione di A Man on The Inside, una dramedy con un po' di mistero sulle avventure di Charles Nieuwendyk interpretato da Ted Danson. Se nella prima stagione eravamo in una casa di riposo in cui si stavano compiendo misteriosi furti di gioielli, adesso Charles si ritrova in un ambiente a lui più affine: l'università. Il presidente del Wheeler College, Jack Berenger (Max Greenfield, Running Point) è infatti sotto il ricatto di una figura misteriosa. 
Tuttavia le indagini di Charles, sempre complesse, saranno ulteriormente "disturbate" da una nuova fiamma, ovvero Mona (Mary Steenburgen, moglie nella vita reale di Danson), professoressa di musica al college ma anche una donna piena di iniziative. Riuscirà anche questa volta Charles nella sua missione sotto copertura?


La prima stagione di A man on the inside per me era sfiziosa, divertente, leggera ma con un suo spessore. Forse un po' derivativa come serie tv, ma comunque in grado di intrattenere toccando più o meno velatamente tematiche interessanti e sensibili. Tutto scorreva bene, la cornice era divertente, mentre regia, interpreti, scenografie, funzionavano alla perfezione.

La seconda stagione per me invece ha dato un netto peggioramento alla serie tv. Aver creato una nuova storia, con una nuova ambientazione mi sembrava una scelta sicuramente coerente per continuare senza azzopparsi. L'abbiamo visto con Only Murders in the Building: stare chiusi in un'unica location finisce per rendere la storia inverosimile. Questa seconda stagione di A man on the inside però secondo me non ha saputo trovare una narrazione altrettanto forte, ma soprattutto non è stata gestita bene. Il giallo da risolvere viene messo spesso in secondo piano e non è così accattivante, e ci si concentra molto sulle dinamiche fra i protagonisti, sulle loro vicende personali anche passate, che però non ho trovato così interessanti.


Tutto sembra infatti abbozzato, complice anche la durata degli episodi, e le nuove aggiunte al cast non riescono ad essere incisive nonostante siano composte da attori di talento. Oltre a Mary Steenburgen ad esempio c'è anche Constance Marie, attrice indubbiamente d'esperienza ma che qui passa quasi inosservata.
La mancanza più grossa però di A man on the inside 2 è quella di una poetica, di un messaggio, di una tematica che rendesse la serie qualcosa di più che una comedy poco ispirata e poco divertente. Diciamo che è stato quasi noioso seguire questa stagione, sono mancati quei momenti teneri, profondi, visto che un personaggio maturo come Charles si presta anche a riflessioni più ampie. 
Ancora non c'è una conferma di una terza stagione di A Man on the inside ma ammetto che la voglia di proseguire dopo questi ultimi episodi è piuttosto latitante.



I primi promossi e bocciati del 2026!

Primo giro di ruota fra i miei prodotti promossi e bocciati raccolti nelle varie routine corpo, viso e capelli. Vediamo cosa passa il turno con una bella promozione e magari un possibile riacquisto e cosa invece si ferma qui.



Bottega Verde Incanto della Notte Bagnodoccia


INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €4
🏋 250 ml
🗺Italia
⏳  12 Mesi
🔬 //

Credo fosse una collezione natalizia lanciata un paio di anni fa, ma durante una vendita outlet di Bottega Verde di qualche settimana fa ho trovato questo Bagnodoccia Incanto della Notte e ammetto che mi sono fatto attirare sia dal packaging e dalla profumazione promessa.

In verità sono questi gli aspetti più interessanti di questo doccia gel Bottega Verde perché in termini di formulazione non c'è molto che vi possa raccontare: non ha attivi particolari ma è a base di una miscela di tensioattivi abbastanza standard seppur ben bilanciati. Glicerina e Betaine sono gli agenti idratanti che aiutano a limitare la secchezza, ma non ci sono oli o sostanze dermoattive. La particolarità di questo Bagnodoccia Incanto della Notte è sicuramente la presenza di questi glitter dorati che rendono il prodotto più bello da vedere e ideale se dovete fare un regalo ma non inficiano in alcun modo nell'uso.

Il docciaschiuma Incanto della Notte si comporta su di me abbastanza bene, ed è piacevole: si trasforma infatti in una schiuma soffice e che rende il momento della detersione rilassante. In generale trovo che la formula sia comunque abbastanza delicata e non crea irritazioni nell'uso costante, ma come dicevo si tratta di un prodotto su cui, dal punto di vista dell'INCI, Bottega Verde non si è sbilanciata molto. Infatti non lo consiglierei se avete una cute particolarmente secca, sensibile o atopica e in generale se avete esigenze specifiche. 

Ovviamente è la profumazione un altro aspetto che si fa notare in questo Bagnodoccia Incanto della Notte, che l'azienda definisce come "misteriosa". In realtà Bottega Verde specifica anche che ha note di gelsomino notturno e della glassa di zucchero, ed in effetti il mio naso percepisce un aroma floreale legato a note più dolci e vanigliate. Un bel mix, perché non risulta stucchevole o fastidioso e permane delicatamente sulla pelle. Quindi è un prodotto carino, da regalare o da regalarsi.


Balea Shampoo Secco in Schiuma 2 in 1 Freschezza e Styling


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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.29
🏋 150ml
🗺 Germania
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan

Qualche tempo fa sul sito DM avevo notato questo shampoo secco in Schiuma di Balea e aveva attirato subito la mia attenzione. Sono ormai un fan dello shampoo secco perché mi aiuta a ravvivare il ciuffo quando, dopo giorni di prodotti per lo styling e in generale toccando eventualmente con la fronte, può risultare più appesantito. In genere uso questa tipologia di prodotto giusto il giorno prima dello shampoo e se ho proprio necessità, altrimenti preferisco evitare. Comunque questo di Balea mi sembrava un prodotto rivoluzionario perché piuttosto che essere uno spray, è una vera mousse, come quelle per lo styling.
Promette infatti di avere questa doppia funzione di freschezza e appunto di aiutare con la piega, quindi perfetto per me. 

Al suo interno troviamo comunque sostanze che assorbono il sebo, come l'amido di mais, ma anche il pantenolo che lenisce il cuoio capelluto e condiziona. 
Lo Shampoo Secco in Schiuma ha anche una buona profumazione fresca e floreale, che giustamente si sposa con lo scopo del prodotto.
Ammetto che Balea dà delle indicazioni d'uso poco chiare perché dice applicare sul capello, e asciugare col phon, per poi lasciare agire, ed immagino intenda che non va risciacquato.

Io ho cercato di usare questo prodotto in modi diversi, sia facendo asciugare i capelli da soli che con appunto il phon, ed ho anche giocato un po' sulle quantità, ma non ho notato una performance così entusiasmante.
Parto anzi col dire che in effetti, all'atto pratico, andare a bagnare ulteriormente i capelli mi sembra uno spreco di tempo, cosa che lo shampoo secco tradizionale cerca di ridurre: d'altronde parliamo di un rimedio spesso usato all'ultimo minuto.

Ma non solo mi è sembrato di perdere più tempo a farlo funzionare, ma non mi ha dato i risultati sperati. Se con gli shampoo secco spray ottengo un effetto pulizia e volume abbastanza netto, pari praticamente alla detersione con acqua, con questo in mousse di Balea diciamo che i capelli sembrano giusto un po' più leggeri, ma non particolarmente più puliti. E se io lo devo usare su un'aria limitata della testa e non ho un cuoio capelluto grasso, immagino che chi ha ben altre necessità possa trovarlo ancora meno efficace. L'aspetto positivo di questo prodotto Balea è che non lascia residui come quell'antipatica polverina bianca che alcuni shampoo secco lasciano, quindi è adatto anche ad un capello molto scuro.
Forse sbaglio io ad usarlo o comunque non l'ho capito, ma non è stato quel prodotto innovativo che mi aspettavo né così performante da farmelo riacquistare.


Alverde Balsamo Labbra con Calendula bio


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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.49
🏋 4.8g
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue


Resto nel mondo di DM con un prodotto Alverde che mi è piaciuto ovvero questo balsamo labbra biologico con calendula. La formulazione è tipica di questa tipologia di prodotti: troviamo oli, burri e cere naturali ad effetto nutriente e protettivo, come ricino, jojoba, cocco, karité, accompagnati dall'estratto di fiori di calendula che ha una azione lenitiva e dal tocoferolo come antiossidante.

Il balsamo labbra Alverde ha per questo una consistenza che è appunto una via di mezzo fra il ceroso e l'oleoso, risulta abbastanza facile da stendere e confortevole sulle labbra, non troppo pesante o appiccicoso. Il finish è indubbiamente più lucido, visto che l'olio di ricino capeggia ai primi posti dell'INCI, ma è assolutamente portabile da tutti, non risulta troppo glossato.
La profumazione aggiunta è invece delicata, e mi ricorda in effetti la calendula.

Negli ultimi anni, credo anche a causa di una forma di allergia, le mie labbra sono diventate più delicate, e non amano più i balsami labbra tradizionali perché tendono più a seccare che ad idratare. Banalmente ottengo risultati migliori curando la zona con una crema viso o contorno occhi che con appunto questi burri. Con questo Alverde però non mi posso lamentare: è uno stick labbra che idrata, nutre, lascia la zona abbastanza elastica e morbida anche una volta che si è assorbito del tutto. Inoltre si sente l'effetto della calendula perché dà sollievo in caso di labbra più irritate o arrossate. 

È anche ideale come balsamo labbra protettivo perché crea una barriera efficace contro vento e freddo, e dura anche abbastanza a lungo sulla zona, seppur, come dicevo, non risultando troppo spesso sulle labbra. Inoltre ho usato questo lip balm Alverde anche sopra ad altre tinte labbra o comunque prodotti con pigmenti per dare idratazione, e un tocco di luminosità che non guasta. Quindi promosso. 


Miniso Maschere Viso in Compresse


INFO BOX
🔎 Negozi monomarca
💸  €2.50
🏋 250 ml
🗺 Cina
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //

Sono con me da diverso tempo, ma sono quasi certo che queste maschere viso compresse siano ancora disponibili da Miniso, la catena di oggettistica cinese che ha anche diversi prodotti di cosmesi e bellezza. È vero che queste maschere in compresse girano da parecchio tempo e le trovate anche di altri brand (qui su Amazon è pieno) ma magari non tutti ancora le conoscono. Si presentano come pastigliette, sembrano i farmaci effervescenti, e vanno "attivate" inumidendole con una essenza, un tonico o un siero, e queste si espandono, diventando come le tradizionali maschere viso in tessuto che conosciamo.

Queste maschere in compresse di Miniso mi sono piaciute perché hanno un tessuto sottile quasi alla pari delle maschere coreane, sono morbide, elastiche, e si adattano molto bene al viso, sia come forma generale che i tagli per naso, occhi e bocca. Come dicevo si possono arricchire come si vuole ed assorbono molto bene i prodotti con cui le inumidisco.


Personalmente amo le maschere in tessuto, ed in effetti le utilizzo ogni volta che voglio una idratazione intensa ma anche per apportare attivi che magari non sono parte della skincare che sto utilizzando.
Tuttavia, avendo spesso tanti prodotti da testare, queste maschere in compresse si sono rivelate utili per sfruttare tutti quei sieri viso, tonici, essence e in generale prodotti liquidi che magari ho aperto da molto tempo, che non mi hanno soddisfatto particolarmente, o che comunque voglio terminare più in fretta senza sprecarli. Generalmente prendo una ciotolina in cui verso un po' dei tonici più liquidi come base per "sciogliere" e miscelare qualche goccia di un prodotto dalla texture più consistente, e poi ci butto dentro la pastiglia che man mano si espande. 

La cosa positiva è che appunto possiamo personalizzarle come vogliamo, con un po' tutto quello che abbiamo in casa: banalmente anche un infuso di camomilla può essere valido per sfiammare il viso ed eventuali irritazioni, e possiamo aggiungere più o meno prodotto in base anche a quanto vogliamo tenerle in posa. Sicuramente le riacquisterò appena le avrò terminate perché sono utili da avere in casa a disposizione, anche per quando non ho maschere in tessuto già pronte disponibili. 




Due nuovi film imperfetti ma promossi

Fra la fine del 2025 e gli inizi di questo 2026 non ho visto moltissimi film, un po' per detossinarmi dopo la scorpacciata di commediole natalizie che ho fatto fra lo scorso novembre e dicembre. Ma anche la mancanza di nuovi film interessanti al mio palato ha contribuito. Due titoli però mi hanno fatto fermare, uno in streaming e uno al cinema, e sono entrambi film promossi, ma con alcuni limiti.


Goodbye June (2025)

Genere: drammatico
Durata: 114 minuti
Regia: Kate Winslet
Uscita in Italia: 24 Dicembre 2025 (Netflix)
Paese di produzione: Regno Unito, USA

Il cancro che affligge June Cheshire (Helen Mirren, MoblandIl Club dei Delitti del Giovedì) è purtroppo tornato in una forma così aggressiva che non le resta altro che affrontare un percorso di cure palliative nell'ultima fase della sua vita. Viste le sue condizioni, la sua famiglia le si stringerà intorno, ma questo momento delicato metterà in luce tutte le crepe dei loro rapporti. Infatti i suoi figli sono tutti separati, sia fisicamente che emotivamente: Connor (Johnny Flynn, Ripley, The Lovers) vive ancora a casa con i suoi e non ha un vero e proprio progetto di vita, Helen (Toni Collette, Giurato Numero 2) vive ormai lontano ed ha seguito un percorso spirituale alternativo, mentre Julia (Kate Winslet) e Molly (Andrea Riseborough, The Regime, Lee Miller) non si parlano da molti anni, creando tensioni in tutta la famiglia. Purtroppo anche il marito di June, Bernie (Timothy Spall), non riesce a tenere le redini della situazione, avendo ad esempio ignorato lo stato di salute della moglie.

A pochi giorni dal Natale, i Cheshire non possono far altro che accompagnare June al meglio che possono in questo passaggio.

Ha fatto le cose in casa Kate Winslet, che ha scelto di lanciarsi alla regia con un film scritto da suo figlio Joe Anders, che a sua volta si è ispirato ad una vicenda personale ovvero la morte della nonna materna.
Goodbye June ha dalla sua tanti aspetti interessanti e positivi: pur essendo arrivato in streaming su Netflix alla vigilia di Natale, non è il classico film a tema stucchevole e banale o inverosimile.
Ma pur essendo un film che parla di malattia, non è solo un film su un malato con tutto quello che ne consegue, né diventa mai piangino o sguazza nel dolore giusto per commuovere. Anzi Goodbye June ha i suoi momenti teneri, quelli più ironici come si confà ad un dramma familiare che vuol avere un respiro più ampio. Le dinamiche fra i Cheshire infatti sono quelle al centro, sia per come hanno vissuto fino a quel momento, sia per quella che è stata la reazione alla malattia e all'imminente scomparsa di June.

Ovviamente a far funzionare il film c'è un cast ottimo, non solo per la fama dei nomi scelti ma proprio per come questi siano calati perfettamente nelle parti.
E anche la regia di Kate Winslet, accompagnata da una bella fotografia, non mi è dispiaciuta, seppur non abbia guizzi particolari.

Guardando con un occhio un po' più cinico tocca forse ammettere che Goodbye June non lascerà un segno particolare nel mondo cinematografico perché non ha nulla di particolare. I temi dell'elaborazione del lutto, della famiglia divisa e poi ritrovata, e della malattia sono stati trattati in lungo e in largo da moltissimi altri film e qui non c'è un modo nuovo o diverso di parlarne. 

Infatti questo film Netflix non riesce ad avere l'approccio ad esempio più originale di His Three Daughters, che invece mi era sembrato molto più impattante ed emotivamente coinvolgente.
Tra l'altro la durata di quasi due ore di Goodbye June fa un doppio scacco al film stesso: da un lato azzoppa il ritmo inutilmente, dall'altro non trova il tempo di sviluppare al meglio i suoi personaggi. Chi più, chi meno, resta infatti in un ruolo limitato alla narrazione e poco sappiamo del loro vissuto in generale. Diciamo che se gli attori scelti fossero stati meno rodati, il film di Kate Winslet avrebbe perso ulteriormente terreno.
Preso come appunto un titolo abbastanza classico, semplice, Goodbye June rispetta le aspettative di un film in streaming su Netflix, se cercate altro potrebbe lasciarvi forse poco soddisfatti.



Primavera (2025)


Genere: drammatico, storico, musicale
Durata: 110 minuti
Regia: Damiano Michieletto
Uscita in Italia: 25 Dicembre 2025 (Cinema)
Paese di produzione: Italia, Francia

Adattamento del romanzo "Stabat Mater" di Tiziano Scarpa, Primavera ci porta nella Venezia del 1716, ed in particolare all'Ospedale della Pietà, a tutti gli effetti un orfanotrofio femminile dove le bambine abbandonate venivano formate come musiciste. Una di queste è Cecilia (Tecla Insolia, L'arte della Gioia, Familia), una giovane e talentuosa violinista che non ha mai conosciuto altro che le mura dell'istituto. Le ragazze che compongono l'orchestra infatti si esibiscono al pubblico nascoste da una grata o coperte da una maschera, ed in generale non vi è molta empatia nell'orfanotrofio: molte di queste orfane sono promesse in matrimonio a ricchi uomini che nemmeno conoscono ma che finanziano l'istituto.
Proprio la ricerca di fondi spingerà ad assumere Antonio Vivaldi (Michele Riondino, I leoni di Sicilia) come insegnante e direttore d'orchestra e il suo arrivo darà nuova linfa e speranza a Cecilia. Il talento da solo però non riuscirà a salvare la ragazza dal suo destino.

In un periodo in cui le sale cinematografiche sono saturate dal film di Checco Zalone, con una programmazione assurda, ho ripiegato su qualcosa più nelle mie corde e non me ne sono pentito.

Primavera è infatti un film ben fatto, diretto con eleganza e precisione da Damiano Michieletto, con una bella fotografia, bei costumi e ottime interpretazioni e ovviamente altrettanta bella musica classica. Io ormai apprezzo qualunque cosa faccia Tecla Insolia, anche se vorrei vederla più spesso in ruoli diversi, perché Cecilia e Modesta de L'arte della Gioia per certi versi si somigliano. 

Infatti anche in Primavera la protagonista è sempre alla ricerca di se stessa, della sua libertà e della sua strada, in questo caso però è spinta dal suo amore viscerale per la musica. Per questo trova in Vivaldi il mentore giusto che le farà sognare un destino diverso: un outsider che non vuole sostare alle regole delle istituzioni, ma segue solo la sua passione e appunto il suo talento per l'arte. Entrambi però sono obbligati da quello che la natura e il destino ha voluto per loro, essendo Cecilia una donna senza alcun potere in un mondo estremamente maschile, e Vivaldi un prete malato fin dall'infanzia.


Entrambe queste figure arrivano al pubblico come vive e vibranti, anche se il Vivaldi di Riondino ha meno spazio evolutivo e la sua interpretazione forse ha appunto incontrato questo limite. Primavera infatti non è un film biografico in senso stretto, ma potrebbe quasi considerarsi un coming of age non canonico al femminile, un viaggio di una eroina coraggiosa, sicuramente legata alla sua epoca storica, ma che prende coscienza di sé e del suo valore.

Dall'altra parte però Primavera è un film con i suoi limiti, che non spicca per originalità e che forse ha una durata eccessiva per la storia e soprattutto per come è stata pensata. Ha infatti i suoi momenti di tensione, ma manca secondo me una apertura, un momento di picco che possano davvero rendere il film d'impatto. Tutto si muove in modo piano quasi da inizio a fine e seppur non annoi, si avverte la sensazione di non necessità di questo minutaggio. 
L'approccio più riflessivo, più intimo, più personale, rende Primavera forse meno adatto ad un pubblico ampio, o a chi magari cerca più azione ed una risoluzione più positiva e consolatoria, ma resta un bel film da vedere con queste premesse. 


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