L'arrivo in Italia di Heated Rivalry (2025), l'adattamento del popolare romanzo di Rachel Reid che racconta la storia d'amore proibita tra due giocatori di hockey rivali nella NHL, ha riacceso i riflettori su un fenomeno in costante crescita: le serie TV con protagonisti e storyline LGBTQIA+ non sono più una nicchia (ed era pure ora!), ma rappresentano una parte fondamentale del panorama dell'intrattenimento contemporaneo.
La serie TV conferma come le storie queer possano conquistare un pubblico trasversale, non solo per la qualità della narrazione ma anche per la capacità di affrontare tematiche universali come l'identità, l'accettazione e l'amore in contesti spesso ostili.
Heated Rivalry si inserisce in un filone narrativo che negli ultimi vent'anni ha saputo evolversi profondamente, dalle rappresentazioni pionieristiche e a volte crude degli anni 2000, siamo passati a narrazioni sempre più sfaccettate, che sanno bilanciare l'intrattenimento con la riflessione sociale. Oggi le serie LGBTQIA+ affrontano la complessità delle relazioni, dell'autodeterminazione e della lotta contro i pregiudizi senza rinunciare a essere coinvolgenti, romantiche, drammatiche o addirittura esilaranti.
Per chi ha amato la tensione emotiva e la chimica tra i protagonisti di Heated Rivalry, abbiamo selezionato dieci serie imperdibili che hanno segnato la storia della rappresentazione queer in televisione, ognuna con il proprio stile distintivo e il proprio messaggio potente.
Queer as Folk (2000–2005)
Quando si parla di serie televisive che hanno rivoluzionato la rappresentazione LGBTQIA+, Queer as Folk è un nome che non può mancare. Questa serie statunitense, remake dell'omonima produzione britannica, ha letteralmente fatto la storia della televisione queer, portando sugli schermi di Showtime una rappresentazione senza precedenti della vita gay maschile a Pittsburgh. Seguendo le vicende di un gruppo di amici – Brian, Michael, Justin, Emmett e Ted – la serie ha affrontato senza filtri temi come il coming out, l'HIV/AIDS, l'omofobia, la sessualità e la ricerca dell'amore autentico in una società ancora profondamente pregiudizievole. Ciò che ha reso Queer as Folk un manifesto generazionale è stata la sua volontà di non edulcorare la realtà: la serie mostrava scene di sesso esplicite, vita notturna, droga e relazioni complesse senza alcuna censura, rivendicando il diritto delle persone queer di essere rappresentate in tutta la loro umanità, con pregi e difetti.
Il rapporto tra il cinico e libertino Brian Kinney e il giovane Justin Taylor ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando una delle love story più iconiche della televisione queer. Queer as Folk non è stata solo intrattenimento: è stata una dichiarazione politica, un grido di libertà che ha ispirato un'intera generazione a vivere apertamente la propria identità e a lottare per i propri diritti.
Heartstopper (2022–in corso)
Se Queer as Folk ha rappresentato la rivoluzione queer degli anni 2000, Heartstopper incarna perfettamente l'evoluzione della narrazione LGBTQIA+ nel nuovo millennio. Basata sui graphic novel di Alice Oseman, questa serie Netflix ha conquistato il mondo con la sua rappresentazione dolce, sana e profondamente empatica dell'amore adolescenziale tra Charlie Spring, un ragazzo apertamente gay, e Nick Nelson, giocatore di rugby che scopre la propria bisessualità.
Ciò che rende Heartstopper così speciale è la sua capacità di affrontare tematiche complesse come il bullismo omofobico, i disturbi alimentari, l'ansia sociale e il coming out attraverso una lente ottimistica e positiva, senza mai sminuire la serietà di questi argomenti. La serie è diventata un fenomeno culturale proprio perché offre ai giovani spettatori qualcosa che per troppo tempo è mancato: una storia d'amore queer che non culmina necessariamente in tragedia o dolore, ma celebra la gioia, la tenerezza e la scoperta di sé.
Il modo in cui Heartstopper rappresenta il consenso, la comunicazione emotiva e il supporto reciproco all'interno di una relazione ha stabilito nuovi standard per le rom-com teen.
Pose (2018–2021)
Pose è senza dubbio una delle serie più importanti e rivoluzionarie degli ultimi anni, non solo per la comunità LGBTQIA+ ma per la televisione in generale. Creata da Ryan Murphy, Steven Canals e Brad Falchuk, la serie ambientata nella New York degli anni '80 e '90 porta sullo schermo il mondo delle ballroom culture, le competizioni drag che rappresentavano uno spazio sicuro e di affermazione per la comunità LGBTQIA+ afroamericana e latina.
Con il più grande cast di attori transgender mai riunito in una serie televisiva regolare, Pose racconta storie di sopravvivenza, famiglia scelta, resilienza e dignità in un'epoca segnata dall'epidemia di AIDS e dalla marginalizzazione sociale. I personaggi come Blanca Rodriguez, Elektra Abundance, Angel Evangelista e Pray Tell sono diventati icone, interpretati magistralmente da attori come Mj Rodriguez, Dominique Jackson, Indya Moore e Billy Porter (quest'ultimo vincitore di un Emmy per la sua performance).
La serie affronta con delicatezza e forza temi come la transizione di genere, il sex work, la discriminazione razziale e di classe, l'HIV/AIDS e la ricerca di accettazione familiare. Celebra la creatività, la voglia di vivere e l'amore incondizionato che caratterizzavano le "houses" delle ballroom, vere e proprie famiglie alternative per chi era stato rifiutato dalla società. La sua importanza storica e culturale è immensa: ha dato visibilità a storie troppo a lungo ignorate e ha dimostrato che le narrazioni trans possono e devono essere raccontate da persone trans.
Schitt's Creek (2015–2020)
Schitt's Creek potrebbe sembrare una scelta inaspettata in questa lista, ma questa sitcom canadese creata da Dan e Eugene Levy ha rappresentato una rivoluzione silenziosa ma potentissima nel modo di raccontare le relazioni queer in televisione. La serie segue la ricca famiglia Rose che, dopo aver perso tutto, è costretta a trasferirsi nella cittadina di Schitt's Creek, che avevano acquistato per scherzo anni prima. Il personaggio di David Rose, interpretato da Dan Levy (che è anche creatore e produttore esecutivo), è pansessuale e la sua relazione con Patrick Brewer è diventata una delle love story più amate della televisione recente.
Ciò che rende Schitt's Creek così importante è il modo in cui normalizza completamente la queerness: in questa cittadina non esiste omofobia, i personaggi LGBTQIA+ non devono affrontare discriminazioni legate al loro orientamento sessuale, e le loro relazioni sono trattate esattamente come quelle eterosessuali. Questa scelta narrativa, lungi dall'essere una fuga dalla realtà, rappresenta un atto politico potente: mostra un mondo possibile in cui l'amore queer è semplicemente amore, senza bisogno di giustificazioni o drammi legati all'identità sessuale.
Il matrimonio tra David e Patrick, culminato in un episodio che ha fatto piangere milioni di spettatori in tutto il mondo, è stato celebrato dalla critica come uno dei momenti più belli e autentici della televisione.
The L Word (2004–2009)
Prima che The L Word facesse il suo debutto su Showtime, la rappresentazione delle donne lesbiche e bisessuali in televisione era praticamente inesistente o relegata a stereotipi dannosi. Questa serie ha cambiato tutto, diventando la prima a centrare completamente la narrazione su un gruppo di donne queer a Los Angeles. Seguendo le vite intrecciate di Bette, Tina, Shane, Alice, Dana e le altre, The L Word ha esplorato le relazioni, le carriere, la maternità, la politica e la sessualità femminile con una franchezza mai vista prima. La serie è stata pionieristica nel mostrare diverse sfaccettature dell'identità lesbica e bisessuale, rompendo lo stereotipo della “lesbica monolitica” e presentando personaggi con background, personalità e desideri completamente diversi. Non è stata una serie senza controversie: alcune scelte narrative e la mancanza di diversità razziale e di classe sono state giustamente criticate, ma il suo impatto culturale è innegabile.
The L Word ha creato una comunità globale di fan, ha lanciato conversazioni importanti sulla rappresentazione e ha aperto la strada a produzioni successive. La sua eredità è stata riconosciuta con il sequel The L Word: Generation Q (2019–2023), che porta la narrazione nell'era contemporanea introducendo nuovi personaggi e affrontando tematiche come la non-binarietà, la diversità razziale e le questioni trans.
Per una generazione di donne queer, The L Word è stata molto più di una serie TV: è stata una finestra su un mondo in cui potevano vedersi riflesse e una conferma che le loro storie meritavano di essere raccontate.
It's a Sin (2021)
Russell T Davies, il creatore di Queer as Folk, è tornato a scrivere una storia profondamente personale e devastante con It's a Sin, miniserie britannica ambientata durante gli anni '80, nel pieno dell'epidemia di AIDS. La serie segue un gruppo di giovani amici gay – Ritchie, Roscoe e Colin – che si trasferiscono a Londra per vivere la propria vita lontano dai pregiudizi delle loro città natali, trovando amore, amicizia e libertà in un appartamento che chiamano affettuosamente “The Pink Palace”.
It's a Sin è un'opera potente e necessaria che racconta con onestà brutale l'impatto dell'AIDS sulla comunità gay britannica, la negligenza governativa, lo stigma sociale e il coraggio di chi ha combattuto per la dignità e i diritti delle persone sieropositive. Ogni episodio copre un anno diverso del decennio, mostrando come la malattia abbia progressivamente devastato la comunità, portando via vite giovani e piene di promesse. La performance di Olly Alexander nel ruolo di Ritchie è straziante e indimenticabile, così come quella di Lydia West nei panni di Jill, l'alleata eterosessuale che si batte instancabilmente per i suoi amici. La serie non è solo un memoriale per chi è stato perso, ma anche una celebrazione della vita, dell'amore e della resistenza queer. Inoltre ha avuto un impatto culturale enorme nel Regno Unito, portando a un aumento del 400% nei test HIV e riaccendendo conversazioni importanti sulla storia queer e sulla necessità di continuare a combattere lo stigma.
Looking (2014–2016)
Spesso sottovalutata al momento della sua uscita, Looking di HBO è una serie che merita di essere riscoperta e apprezzata per la sua ritratto intimo e realistico della vita gay contemporanea a San Francisco. Creata da Michael Lannan, la serie segue tre amici – Patrick, Agustín e Dom – mentre navigano relazioni, carriere e la ricerca di significato nelle loro vite. Ciò che distingue Looking è il suo tono contemplativo e la sua estetica quasi cinematografica: la serie rifiuta i drammi esagerati tipici di molte produzioni e sceglie invece di concentrarsi sui piccoli momenti di connessione, incertezza e crescita personale. La relazione tra Patrick e Kevin, così come quella con Richie, è rappresentata con una complessità emotiva rara, esplorando temi come la monogamia, la classe sociale, le aspettative romantiche e la comunicazione all'interno delle relazioni.
Looking è stata criticata da alcuni per essere “troppo lenta” o “privilegiata”, concentrandosi principalmente su uomini gay bianchi di classe media, ma la sua onestà emotiva e la qualità della scrittura l'hanno resa un cult per molti spettatori. La serie esplora anche la tensione tra la ricerca di stabilità e il desiderio di libertà, tra l'idealizzazione delle relazioni e la realtà delle persone imperfette. Dopo due stagioni, HBO ha concluso la serie con un film televisivo che ha dato una chiusura soddisfacente alle storyline. Looking rimane un ritratto prezioso della vita queer urbana contemporanea, un'opera che privilegia l'autenticità emotiva rispetto allo spettacolo.
Feel Good (2020–2021)
Feel Good è una gemma semi-autobiografica creata e interpretata dalla comica canadese Mae Martin, che porta sullo schermo Netflix una storia di amore, dipendenza e identità con un'onestà disarmante e un umorismo tagliente. La serie segue Mae, una stand-up comedian non binaria in recupero dalla dipendenza da droghe, che inizia una relazione con George, una donna che non aveva mai avuto esperienze con altre donne prima di incontrarla.
Ciò che rende Feel Good così speciale è la sua capacità di affrontare tematiche pesanti – la dipendenza, il trauma, l'ansia, la compulsione, la fluidità sessuale e di genere – con leggerezza e humor senza mai sminuirne la serietà. La relazione tra Mae e George (interpretata brillantemente da Charlotte Ritchie) è rappresentata con tutta la sua complessità: l'amore profondo, la gelosia, l'insicurezza, il bisogno di controllo e la paura dell'abbandono. Mae Martin porta nella serie elementi della propria vita reale, inclusa la relazione complicata con la madre e il percorso di scoperta della propria identità di genere non binaria. La seconda e ultima stagione approfondisce ulteriormente questi temi, esplorando come il passato influenzi il presente e come la guarigione sia un processo continuo e non lineare.
Feel Good è riuscita a creare un equilibrio perfetto tra commedia e dramma, tra momenti di pura gioia e attimi di profonda vulnerabilità. È una serie che parla a chiunque abbia mai lottato con l'accettazione di sé, con la dipendenza (in qualsiasi forma) o con la paura di non essere abbastanza per le persone che amiamo.
Orange Is the New Black (2013–2019)
Orange Is the New Black ha rivoluzionato Netflix e la televisione in generale quando è uscita nel 2013, diventando uno dei primi grandi successi della piattaforma di streaming. Creata da Jenji Kohan e basata sulle memorie di Piper Kerman, la serie ambientata in un penitenziario federale femminile ha portato sullo schermo una diversità di personaggi femminili – e femminili queer – mai vista prima in televisione. Sebbene la serie inizi seguendo Piper Chapman, una donna bianca di classe medio-alta incarcerata per un crimine legato a una relazione passata con una trafficante di droga, Orange Is the New Black ha rapidamente spostato l'attenzione sull'incredibile ensemble di personaggi che popolano Litchfield.
La serie ha dato voce e profondità a donne di tutte le razze, classi sociali, età e orientamenti sessuali, esplorando le loro storie prima e durante l'incarcerazione. La relazione tra Piper e Alex Vause ha catturato l'attenzione iniziale, ma sono stati personaggi come Sophia Burset (interpretata dalla straordinaria Laverne Cox, prima donna transgender nominata agli Emmy come attrice), Big Boo, Poussey Washington e Nicky Nichols a rendere la serie veramente rivoluzionaria.
Orange Is the New Black ha affrontato questioni sistemiche come il razzismo istituzionale, la privatizzazione delle prigioni, l'abuso di potere, la violenza di genere e i diritti dei detenuti, pur mantenendo momenti di umanità, umorismo e speranza. La rappresentazione di personaggi trans, lesbiche e bisessuali è stata significativa e ha contribuito a normalizzare la presenza LGBTQIA+ nel mainstream televisivo.
Sex Education (2019–2023)
Sex Education di Netflix è riuscita nell'impresa di creare una serie teen che parla apertamente di sesso, identità e relazioni con intelligenza, sensibilità e un humor britannico perfettamente calibrato. Ambientata in una fittizia scuola secondaria inglese, la serie segue Otis Milburn, figlio di una terapista sessuale, che insieme alla ribelle Maeve inizia a offrire consulenza sessuale ai compagni di scuola. Ma ciò che rende Sex Education essenziale in questa lista è la sua rappresentazione straordinariamente inclusiva e sfaccettata della sessualità e dell'identità queer. Il personaggio di Eric Effiong, miglior amico di Otis, è uno dei ritratti più belli e complessi di un giovane gay nero in televisione: la serie esplora il suo coming out, la sua relazione con la fede nigeriana della sua famiglia, le sue relazioni romantiche e la sua ricerca di accettazione con profondità e rispetto.
Dalla seconda stagione in poi, Sex Education ha introdotto personaggi pansessuali, asessuali, non binari e un intero spettro di identità LGBTQIA+, rendendoli parte integrante della narrazione senza mai ridurli a stereotipi o token character. La relazione tra Adam Groff, il bullo della scuola, e Eric è stata particolarmente toccante, mostrando la complessità del coming out per un adolescente che ha represso la propria sessualità dietro comportamenti aggressivi. La serie affronta anche temi come l'aborto, la violenza sessuale, la disfunzione erettile, la vaginismo e innumerevoli altre questioni legate alla sessualità e alla salute riproduttiva con una franchezza rara ma mai gratuita. Sex Education è divertente, commovente e incredibilmente educativa, riuscendo a parlare a spettatori di tutte le età sulla bellezza e la complessità della sessualità umana.