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martedì 20 gennaio 2026

Hyathlon VS Hyrox: sviluppi e possibili scenari

 

L'analisi previsionale per definizione corre il rischio di incappare in errori, ma tanto vale provarci per capire in quale direzioni andremo con questa nuova disciplina del triathlon.

Il format così apparentemente simile tra Hyathlon e Hyrox (brand attualmente fortissimo) porterà, credo, ad una importante disputa legale che si concluderà, nelle mie previsioni, a favore della WTE (World Triathlon) e WTC (World Triathlon Corporation) sostanzialmente per due motivi: controllo e sicurezza.

  • Controllo relativamente a protocolli disciplinari ben definiti dal Comitato Olimpico Internazionale, sotto il punto di vista legale (e quindi tutto ciò che ne deriva, copreso il doping)
  • Sicurezza per la necessità di una certificazione medica agonsitica validata da un ente federale

Una volta che questa disciplina ibrida sarà totalmente (o comunque in gran parte) inglobata dal triathlon, secondo me ci sarà un sensibile spostamento verso quel mondo, con molti vantaggi per tutti.

Per gli organizzatori innanzitutto, perchè potranno creare eventi in generale più comodi logisticamente (ristretti in aree molto limitate rispetto al triathlon) e più redditizi: sia i potenziali atleti (diciamoci la verità, il percorso di avvicinamente a queste gare è notevolmente più economico per una tleta rispetto al triathlon), sia per il potenziale pubblico (delimitando l'area di gara si può far pagare chi vuole assistere).

Chiaramente il tutto deve andare di pari passo con la qualità altrimenti si rischia di creare l'effetto opposto.

Ma non solo, i vantaggi saranno anche per i coach, che amplieranno in maniera esponenziale il bacino di clienti (sì, clienti, perchè va bene la passione, ma serve pure la pagnotta).

Il mio pensiero? Beh non è così negativo.

Se questa apertura vedrà un rilevante spostamente del baricentro  verso l'area delle discipline ibride, soprattutto dei cosiddetti "triatleti occasionali", di contro /ed è l'aspetto che mi convince di più) manterrà invece gli appassionati veri concentrati sulla triplice classica, che comunque continuerà a godere, grazie soprattutto al fascino attrattivo "IronMan", di quell'aura mistica che, ammettiamolo, ci piace tanto.

lunedì 19 gennaio 2026

Sì vabbè, ma che sarebbe questo Hyathlon? (Te lo spiega STEFANOLACARASTRONG)

 

E'la notizia del momento.

L'introduzione di questo famigerato Hyathlon nelle disscipline del triathlon, approvate anche nella recente assemblea straordinaria Fitri.

Come avevo annunciato qualche settimana parliamo di una disciplina ibrida che fa rima (o meglio allitterazione) con Hyrox.

In attesa di una definizione ufficiale che spieghi per bene di cosa si tratta, intanto vi disco le differenze sostanziali, per capire in quale direzione si sta andando.

Entrambe le discipline rientrano nel mondo delle gare “hybrid”, cioè competizioni che alternano corsa e prove di fitness funzionale, ma in realtà rappresentano due cose profondamente diverse. HYROX è uno sport–evento codificato e standardizzato a livello internazionale: nasce come format unico, identico in ogni Paese, con la stessa sequenza di chilometri di corsa e workout, le stesse categorie ufficiali, un regolamento centrale, classifiche globali e campionati mondiali.

Questo fa sì che le prestazioni siano comparabili ovunque e che HYROX sia riconoscibile come un prodotto sportivo preciso, stabile e replicabile. 

Hyathlon, invece, non è uno sport globale con uno standard universale, ma un termine descrittivo che indica un concetto di gara ispirato al biathlon (ATTENZIONE, NON LA DISCIPLINA OLIMPICA INVERNALE), ma inteso come alternanza tra una fase di endurance e una fase tecnica o funzionale: ogni evento che si definisce “hyathlon” può avere distanze, stazioni, pesi, numero di prove e persino ambientazione diversi, indoor o outdoor, senza un regolamento unico o una federazione di riferimento. 

In questo senso HYROX può essere considerato una forma specifica e altamente strutturata di gara ibrida, mentre hyathlon rimane una categoria concettuale più ampia e flessibile, spesso usata per descrivere competizioni locali o sperimentali che richiamano l’idea di atleta completo senza però aderire a uno schema fisso. 

In cosa consisterà nell specifico questa alternanza, staremo a vedere.

L'idea non è che mi faccia impazzie, ma come sempre do sempre una possibilità a tutti... vuoi che non la dia anche all'Hyathlon? 

venerdì 16 gennaio 2026

La battaglia dei coach contro l'Intelligenza Artificiale

 

Sì, parliamo ancora di AI, e mi sa che sarà l'argomento principale per questo 2026.

Questo perché sto notando che molti coach la gestiscono la realtà dell'intelligenza artificiale in due modi:

1)mettono la testa sotto la sabbia e fanno finta che non esista o che sia un fattore che non rientra nell'ambito del coach

2) la usano in maniera totalmente impropria con risultati grossolani, banali e, spesso, ridicoli (ve se riconosce a un terabyte di distanza)...

3)la fronteggiano e combattono come il nemico principale (perchè loro hanno studiato da anni)

"Sì ma io ho il fattore umano contro la macchina"

Ok, ma siete in grado di usare le parole che volorizzino questo decantato fattore umano meglio dell'AI?

"Sì ma io ho l'esperienza"

E sti cazzi, l'AI con 30 secondi di ragionamento ha acquisito la vostra esperienza trentennale.

"Eh ma l'AI mi dice sempre che va tutto bene mentre io ho bisogno anche di una valutazione critica!"

Fatto. I processi di autoapprendimento volano veloci e adesso a ogni interrogazione vi trovate anche una critica su come procedere meglio.

Il problema è che se si vuole fare una battaglia frontale contro 'sta cosa qui, si perde.

C'è poco da fare: qualsiasi cosa possa fare la fa meglio di noi.

E allora dove dobbiamo identificare il campo di battaglia?

In due modi:

1) Sun Tzu, strategia militare: sfrutta i punti forte del nemico e utilizzali a tuo favore

2) Nell'estro e nella fantasia: per quanto possa essere generativa, l'AI deve necessariamente avere come riferimento cose, pensieri, idee gia sviluppate e soprattutto canoniche, scientifiche.

Ma senza rischiare di essere negazionisti e scatenare un putiferio, diciamo che l'applicazione di evidenze scientifiche non avviene sempre e necessariamente nella via convenzionale, quella riconosciuta ed applicata dalla maggioranza.

Che poi è quella sempre suggerita dall'AI. 

Quindi, alla fine, dovete sforzarvi a trovare qualcosa di nuovo, e se non ne siete in grado, amici miei, è inutile anche andare in battaglia.

lunedì 12 gennaio 2026

La cosa che mi fa incazzare più come coach!

No, non è  una gara andata male, neanche con una interpretazione sbagliata della strategia.

Non si tratta neanche di allenamenti saltati, per qualsiasi motivo. 

Neanche di chi mi chiede come fare un allenamento, quando basta LEGGERLO.

Chi si lamenta sempre di qualche doloretto? No, neppure loro. 

Neanche quelli a cui dici di fare un test e ne fanno (volontariamente) un altro.

Pensate, neanche quando leggi un commento di un allenamento "easy" fatto a 170bpm. 

Figurarsi se è per chi mi manda vocali di 13 minuti! 

Quello che mi fa incazzare veramente è parlare e pianificare una gara per mesi, rimandare sempre l'iscrizione finchè non divent sold out.

Ecco, 'sta cosa mi fa proprio sbroccare. 

mercoledì 7 gennaio 2026

Coach reale VS AI coach: a che punto siamo nel 2026?

L’aria profuma  ancora panettone avanzato e  buoni propositi per la nuova stagione di sport.

Ma i buoni propositi, solitamente, passano per un buon programma di allenamenti, e ormai, quando si parla di training plan bisogna necessariamente chiedersi: ma serve un coach reale o posso usare l'Intelligenza Artificiale.

Piccola premessa, non starò qui a fare l'ennesima battaglia contro l'AI innanzitutto perchè non c'è bisogno, seconda cosa perchè un argomento stantio e palloso, terza cosa perchè ci pensa già chi la usa e dice di non usarla (vi ho tanato tutti, non preoccupatevi).

Quello che mi interessa è davvero valutare a che punto siamo sulla bilancia, perchè  la domanda è legittima.

Con la elevatssima mole di dati che abbiamo (orologio, app, sensori, grafici, curve, percentuali) e la direzione che stanno prendendo le aziende di Wellness in generale di creare piattoferme All in one, dove si può monitorare tutto con un solo dispositivo, il ruolo analitico dell'AI è chiaramente di alto livello "concorrenziale" per un coach, e  avoja a dire "eh ma il fattore umano..." perchè si richia di fare la fine del cane di Mustafà (non devo dirvi quale fine, vero?).

L’AI è sempre disponibile, non dorme mai, non ti giudica (come me) se mi scrivi alle 2:37 di notte “ho saltato la nuotata perché pioveva” (concetto interessante, tra l'altro).

Attualmente, l'AI nel coaching è una specie di oracolo onnisciente: "Fammi un piano per un Olimpico in 12 settimane", “Come gestisco il ritmo in corsa se in bici ho esagerato come un cojone?”, “Cosa mangio in gara senza trasformarmi in un autolavaggio?”, “Mi è esplosa la settimana per lavoro e famiglia: come la sistemo senza buttare tutto?”

Risposta immediata. Con una calma zen che un coach umano, dopo la terza domande del cazzo potrebbe anche perdere.

In più, l’AI è bravissima a:

  • darti strutture (giorni, sedute, progressioni)

  • spiegarti concetti (zone, intensità, recupero)

  • proporti alternative (se non puoi fare bici, fai rulli; se non puoi fare rulli, fai corsa; se non puoi fare corsa, fai palestra; se non puoi fare palestra… riposa e non rompere)

  • rispondere a domande specifiche senza farti sentire stupido (anche quando lo sei)

Ed è esattamente questi il punto.

L’AI è ottima a dirti cosa potresti fare.
Ma spesso il triathlon non è “cosa PUOI fare” (sì ok anche la vita, ma qui si parla di triathlon, quindi zitti e continuate a leggere).

Un coach bravo riesce ANCORA a vedere e sentire cose che l’AI non vede e non  sente: il percorso personale di un atleta, l'inflessione della voce, la percezione che ha quell'atleta della fatica, e mettere tutto insieme.

E soprattutto sa fare una cosa rarissima: contraddirti.

Urlarti "Stai pe' fa' 'na cazzata.”

E poi sì, alla fine, quello di cui parlavamo all'inizio, quello che ci piace tanto considerare come "ultimo baluardo", ma che di fatto lo è ancora, il Franz Beckenbauer di ogni coach: il fattore umano.

Il mondo dell'endurance è tanto affascinante quanto logorante, e non parlo solo della gara, ma dei mesi, delle stagioni, degli anni,  quando l'entusiasmo cala, la vita si mette in mezzo e iniziano le "scuse creative".

Il coach "umano" ti chiede, anche alle 2:37 di notte - sì, lui può -  “Che hai fatto? Perché? Come stai?”.

Il coach "umano" ti rende partecipe di un percorso condiviso. E' qualcuno che ci crede”.

All'AI, sostanzialmente, non gliene frega un cazzo.  Se salti tre settimane, lei è lì, sorridente, come un tostapane: “Va bene! Ripartiamo!”

Quindi, alla fine di tutte 'ste cazzate, vi può bastare l'AI?

La risposta è (rullo di tamburi...) SI', se potete fare a meno di questi aspetti, o anche se NON cercate un rapporto umano, perchè no, probabilmente è la scelta giusta, e lo dico senza alcun sarcasmo, ci sono atleti, anche forti, che cercano una guida distaccata, oggettiva e senza necessità di un legame. 

Perché il triathlon, alla fine, è una cosa seria… ma non troppo.
È soprattutto un percorso lungo dove l’unica magia è la continuità.

E per essere continui, spesso, serve una mano.
Che sia un essere umano competente, o uno schermo al quale fare domande alle 2:37, poco cambia, alla fine...

lunedì 5 gennaio 2026

La PandaMap per vivere al meglio il mondo del triathlon col il Team Panda per il 2026

Per chi si sta approcciando al mondo del triathlon attraverso i vari percorsi del Team Panda, riconosco che abbiamo così tante idee e attività che potrebbero risultare un po' disorientanti, almeno per qualcuno.

Un po' come chi si avvicina per le prime volte ai videogiochi openworld, dove c'è un sacco da fare senza un vero punto di partenza.

Ecco allora che ho pensato di fare una PandaMap per orientarvi con le attività del 2026.

Il mondo "PANDA" possiamo dividerlo in tre grandi partizioni:

1) l'ASD Team Panda, ovvero la squadra, l'associazione necessaria per partecipare alle gare, il vero fulcro attrattivo per chi vuole vivere il triathlon con il giusto agonismo con un gruppo di persone fantastiche. Attraverso i canali social Instagram e Facebook e la chat di gruppo su Whatsapp cerchiamo di coinvolgere tutti con la giusta motivazione.

2) il PandaLab Training è il gruppo di allenamento del Team Panda ma non solo. Si allenano con noi non solo atleti della squadra, ma anche altri atleti che pur mantenendo il tesseramento con la propria società, hanno scelto i coach del PandaLab per farsi allenare. Sostanzialmente la proposta di allenamenti è suddivisa in allenamenti 1:1 (a distanza o in presenza) e Training Plan già disponibili, tutto attraverso il portale gratuito Training Peaks. Anche per il PandaLab i canali social sono sempre molto attivi, arricchiti anche di un Podcast settimanale che trovate sia su Instagram che su Tik Tok.

3) infine c'è l'aspetto della divulgazione, formativa e comunicativa, al quale il Team Panda riserva moltissima attenzione e cura. Il punto di partenza è sicuramente il blog www.stefanolacara.com attraverso il quale si racconta il triathlon dal 2009 sotto ogni aspetto, passando per i già citati canali social fino ad arrivare alla newsletter, che sta diventando quasi un magazine, che vi aggiorna mensilmente sul mondo "PANDA". E perchè no, per gli amanti della lettura abbiamo anche due libri: "Triathlon e altre perdite di tempo" e "Come guadagnare due spicci facendo il coach" che vi terranno compagnia per un po' di tempo, tra un sorriso e qualcosa di utile da imparare.

Spero di avervi dato almeno qualche indicazione iniziale per orientarvi, ma se avete bisogno di qualche info aggiuntiva... insomma, mi pare di avervi dato parecchi posti dove trovarmi e contattarmi.

DAJE PANDA!

mercoledì 31 dicembre 2025

Che ci siamo persi nel mondo del triathlon nel 2025? (e che vale la pena di sapere)

 

Che poi alla fine so' cazzate eh, soprattutto per l'atleta amatore che pensa prevalentemente ad allenarsi per i suoi risultati, però un recap per avere una visione generale ed attuale del mondo della triplice non guasta mai, e allora ci pensa Strong a farvi questo recap.

Il più eclatante forse è stato  il caos  organizzativo al  T100 di Dubai, una gara dove i primi tre in bici hanno fatto un giro in più e gran parte del gruppo a piedi un giro in meno. Risultato: classifiche ricostruite a posteriori, gara decisa su un passaggio intermedio e scuse pubbliche della PTO, con la promessa che non sarebbe più successo. Un evento pensato per essere vetrina, diventato invece promemoria di quanto basta poco per trasformare una gara in una sagra di paese.

 Hayden Wilde, già dentro quel caos, ha avuto anche la grana delle scarpe: vittoria al T100 French Riviera con un modello non ancora autorizzato in quel momento. Ha parlato di errore in buona fede e responsabilità personale; la World Triathlon ha riconosciuto la violazione, ma ha spiegato di non poter aprire una procedura perché i tempi di protesta erano scaduti e le regole limitavano l’azione sul tema “equipaggiamento”. In pratica, conto fino a tre: uno, due, due e mezzo, due e tre quarti...

E siccome non ci facciamo mancare niente, ci sono state anche le controversie più “classiche”, quelle da fotofinish e cartellino. A Jönköping, Europeo 70.3, due tedesche arrivano appaiate: Meissner sembra passare prima, poi a seguito di protesta la vittoria viene ribaltata per un’involontaria interferenza, poi ancora appello e la federazione svedese reintegra Meissner campionessa. Tre verità nello spazio di poche ore, come se il traguardo fosse un’opinione. A Francoforte, Ditlev riceve una chiamata per littering in un aid station, rifiuta di fermarsi per la penalty, l’ufficiale tira fuori addirittura il rosso e lo squalifica lì, sul momento, e Ditlev reagisce come reagirebbe qualsiasi Age Group: sbrocca imprecando davanti a tutti con un vocabolario degno del peggior amatore di categoriaM2. Poi la squalifica viene annullata e lui tiene l’ottavo posto. Il punto comunque non è  l'eloquenza di Ditlev, ma che in uno sport dove la regola è tutto, applicarla male è peggio che non applicarla. 

Sul fronte age-group, IRONMAN ha cambiato in corsa il nuovo sistema di qualificazione per Kona: nato per premiare sia i vincitori di categoria sia i migliori “relativi” nel performance pool, è stato ritoccato perché, nella pratica, alle donne stavano arrivando meno slot e molte venivano rifiutate, riducendo ulteriormente la quota femminile. La correzione ha separato gli slot del performance pool per genere e ha persino introdotto assegnazioni retroattive. Una toppa necessaria, ma che ha ricordato quanto sia delicato modificare le regole mentre la gente ha già pianificato i proprio obiettivi. Da "anything is possible" a "something is possible".

E infine,  arrivano le regole tecniche, prima sul discorso "draft": il RaceRanger ha smesso di essere “un esperimento” ed è diventato, di fatto, parte dell’arbitraggio. Sensori e unità sulla bici trasformano la distanza tra atleti in un dato, non in una valutazione empirica rendendo più facile individuare chi sta troppo a lungo nella zona di scia e riduce le discussioni infinite. Poi su idratazione e storage: World Triathlon e IRONMAN aggiornano le norme su borracce e contenitori, poi arrivano interpretazioni, poi altre interpretazioni: scatole immaginarie 30x30 dietro, limiti davanti (due litri massimo, dimensioni, distanze, ecc.), eccezioni per i box integrati nel telaio, restrizioni ulteriori della federazione tedesca. 

Il tutto mentre il resto del mondo pensa che il triathlon sia “nuoto, bici, corsa” e basta. No, è anche “dove posso mettere la borraccia senza essere scomunicato”. 

Complicazioni su complicazioni, quando invece per attirare la gente, gli atleti, i "grandi numeri", bisognerebbe solamente semplificare.

martedì 30 dicembre 2025

Strong, quanti PASSI dovrei fare al giorno?

 

Perchè quando sei un allenatore di triathlon, naturalmente ti arrivano le domande su sport-salute-alimentazione-medicina-politica-famenelmondo e qualsiasi altro argomento perchè sei un coach, sei un mentere e allora un parere dal coach va sempre bene.

E quindi, come potete immaginare, la fatidica domanda sui PASSI, segnati dall'orologio che vi hanno regalato, è d'obbligo, sia da parte di sedentari cronici che da atleti esperti. 

Però capisco perfettamente il vizio. Perché i passi sono comodi: sono un numero. E noi amiamo i numeri. Ci danno l’illusione di controllare il caos.E allora cerchiamo di dare una risposta.

Prima cosa: le linee guida dell’attività fisica, di solito parlano in minuti, non in passi, perchè il passo è un fattore troppo variabile: falcata, velocità, salite, discese, se cammini da solo o se sei in gruppo e fai il classico “passo da chiacchiera” (che è più un trascinamento spirituale che una locomozione).

In generale, un’idea pratica ce l’abbiamo: una camminata “svelta” è spesso attorno a 100 passi al minuto. Tradotto: 20 minuti possono essere circa 2.000 passi.
E già qui si apre un mondo, perché 20 minuti fatti bene valgono più di 3.000 passi fatti male mentre giri per casa cercando il caricabatterie.

Tuttavia, se stai sotto i 4.000 passi al giorno, sei in zona “letargo”. E non è una medaglia.
Se vuoi stare meglio in generale, un target approssimativo sensato per molti è un range tra 7.500 – 10.000 passi.

Ma la parte più interessante è quella di non stare fermi per ore:  spesso non serve fare l’eroe una volta al giorno, anche perchè se vi allenate regolarmente, tra allenamenti e vita quotidiana, spesso quei famosi 10.000 li superate senza neanche accorgertene. 

Ok, adesso preparatevi alla banlatià del secolo: ogni 30–60 minuti che state seduti, alzatevi pere 5 minuti di camminata.

Grazie al cazzo direte, voi! Non mi serve un coach di triathlon per dirmi una cosa che dicono pure a Domenica In tra un ospite e l'altro.

Però è vero, vale più questo che il conteggio dei passi, e vi assicuro, è una cosa che trascura anche il 90% degli atleti che alleno, anche quelli forti.

Sì, anche io. 

venerdì 19 dicembre 2025

Gli allenamenti durante le vacanze di Natale

No, non sarà l'ennesimo post su che allenamenti fare o non fare durante le vacanze di Natale, anche perché ne ho già parlato da anni svariate volte su questo blog e, per ultimo, anche nel Podcast di questa settimana.

Quello di cui vorrei parlare è il TIMORE che le vacanze natalizie genere in ALCUNI atleti.

Mentre per qualcuno l'arrivo delle festività è vissuto come tempo da dedicare agli affetti e a concedersi quei momenti anche di rilassatezza che non riusciamo a ritagliarci durante il resto dell'anno, per ALTRI è un periodo visto come minaccia all'attività fisica.

Quando proprio nella presentazione del Podcast ho anticipato che si sarebbe parlato di questo argomento, ho incominciato a ricevere su Whatsapp messaggi inquietanti del tipo:

"Coach non te inventà niente perchè io a Natale VOGLIO allenarmi eh"

"Aspetto tutto l'anno questo momento per avere più tempo per gli allenamenti, quindi carica di più!"

"Strong sfruttiamo queste vacanze per fare doppi allenamenti!"

Ecco, per un coach, l'arrivo delle vacanze rappresenta questo: confrontarsi con le più ataviche paure degli inconsolabili triatleti.

giovedì 18 dicembre 2025

The Rain King (sfida sui 1600mt di corsa)

"Dado" e Marco hanno fatto una cosa tremenda: hanno saltato l’allenamento di corsa “perché pioveva”.
Sì, avete capito bene, per due gocce. 

E allora coach STRONG si inventa la sfida ufficiale: 

📅 Tra il 22 e il 23 dicembre si sfideranno in una gara secca sui 1600 metri di corsa.

DADO vs MARCO
Niente scuse,  solo un cronometro e l'umiliazione sportiva.

E attenzione, perchè c'è la postilla finale, quella che fa davvero paura: chi perde sarà costretto ad ascoltare un messaggio vocale di 13 minuti di Stefano Consalvi.
Tutto. Di fila. Senza saltare.

E vediamo se risaltate un altro allenamento!

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